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Pregare insieme i vespri

Per chi è interessato tutti i giorni alle ore 18,30 un  gruppo di Giogoli prega insieme i Vespri.
Collegarsi con https://us04web.zoom.us/j/657521125
Se avete difficoltà per il collegamento potete contattare Raffaella https://www.facebook.com/raffaella.bianconiLiturgia-Horarum

 

 
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Pubblicato da su 5 aprile 2020 in Celebrazioni

 

Benedizione degli ulivi da Giogoli

Immagine della benedizione degli ulivi in diretta facebook da Giogoli:

 

Le rondini festeggiano  l’alba

Le rondini festeggiano l’alba
pulita che si appoggia sui rami
dei peri e dei ciliegi fioriti,
sfoggio di bianco aureola
di gloria, arde il nitore

commosse le ultime foglie
degli olivi emozionate
accolgono e trattengono
la prima luce – tripudio
casto di eros, delicatezza
suprema, carezza e parole
sussurrate, solo gli amanti
e gli oranti percepiscono

immobili i cipressi tengono
eretti i loro candelieri
per la liturgia del giorno,
silente si improcessiona
tra gli olivi, orazione
protratta e arresto,
raccolta e spremitura
olio per pane e per ferite
olio dell’amore e della gloria
sulle cicatrici, sui volti e sui corpi

si procede silenti penitenti,
troppo sbandati i passi
troppo il divario tra l’osanna
del tripudio e il calvario
della croce
alba trafitta della storia
ferita e squarcio del cuore;

le rondini, loro, che questa
mattina celebrano le lodi
del giorno avanzante,
loro avvertono il dramma
umano?!,,, ricordano l’eden
tengono viva la speranza…
la lunga migrazione
-non obliato il tragitto
la fatica dell’attraversamento,
non impedisce la gioia,,,
ultimi colpi di ali
il chiostro ritrovato
l’antico nido.. si qui
si può riprendere l’involo
in aperto cielo, in aperto tempo.
Ondeggiano olivi e giorni.

don Giorgio

 

 
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Pubblicato da su 5 aprile 2020 in Celebrazioni, Poesie

 

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Domenica delle Palme da Giogoli

Questo video introduce le celebrazioni della Settimana Santa

Domattina alle 11, se i mezzi tecnici lo consentono, ci sarà la benedizione delle palme in diretta facebook da Giogoli

 
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Pubblicato da su 4 aprile 2020 in Celebrazioni

 

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è arrivato il tempo

 

È arrivato il tempo
tutto così confuso
             chi è nel campo
             non torni a casa
tanto lasciato indietro.
Incompiuta fosse solo
la nona…
             ogni angolo
ha il suo incompiuto,
abbozzi abbozzati
avvii ricaduti su se stessi
altri smarriti in vecchi
cassetti
             a inseguire le albe
dei misteri, a fissare
il fraseggio dei tramonti
sui canti d’amore
e le lacrime del cuore
             strizzati i panni
             sventolano lasciando
             gocce al vento

vano il messo da parte
leggibile solo da occhi
amanti, paccottiglia
per gli altri, materiale
da scarto il prezioso
dono scambiato
             il legno sulla mensola
             il disegno a matita
             la foto sulla collina
             il manico dell’ombrello

non tornare indietro,
se semi fioriranno
se concime andranno
al loro destino
             dalla raggiunta
collina di fronte
un paesaggio altro
abita lo spazio lasciato
chi si volta indietro…
lascia ad ogni spazio
il suo tempo, e a questo
il suo perimetro

                tutto trasmuta
– apprendilo dal fiume
La saggezza antica mai i piedi
si bagnano alla stessa acqua.

Don Giorgio

Scarica il testo in formato pdf (500 KB)

 
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Pubblicato da su 4 aprile 2020 in Poesie

 

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Omelia di don Giorgio – V domenica di Quaresima – anno A

La resurrezione di Lazzaro

Caravaggio – Particolare della Resurrezione di Lazzaro – 1609 – Messina, Museo Regionale

Lazzaro vieni fuori

Le sorelle di Lazzaro, l’amico morto di Cristo, gli dicono appena incontrato:
se tu fossi stato qui, nostro fratello non sarebbe morto.
Gesù, vedendo piangere anche Maria, crolla anche lui. Scoppia in pianto.
La vista della tomba, l’avvertimento che la salma ormai, passati tre giorni, manda cattivo odore, generano in Cristo un forte turbamento.
Non finge, non si atteggia.
È un uomo distrutto.
Come Dio?
È un Dio distrutto.
Così vana l’amicizia? Così impotente anche l’amore?

Non sapeva, Lui, la morte con tutto quello che essa scatena?
La morte, non è stata la prima minaccia al peccato?

Forse no. La morte ci sarebbe stata comunque. Un passaggio. Un transito,
di qui al mondo di DIO. Rapimento estatico, Bacio. Bacio di Dio all’uomo.
così sarebbe accaduto a Mosè. Elia rapito e trasportato da un carro di fuoco.

Dio aveva minacciato: morirete di morte. Se tu uomo ti rinserri in te,
non fai che richiudere l’essere dentro la morte.
Non farlo. Acquisti scienza; questa non finisce mai; ma perdi la vita.
Non recidere la radice che ti lega a me. Se la recidi ti perdi. Ti frantumi.
In una specie di contro-natura, dove ci si sbrana. Famelici e impotenti.
Come animali della foresta. O dei ghiacciai.

È questa morte qui, che neppure Dio immaginava…
E che Lui voleva evitare….
Mistero oscuro senza fondo… decomporsi nel fetore. Irrisione ultima.

L’intuizione di sant’Ireneo ritorna con forza:
la morte attuale è uno sbarramento che Dio ha messo,
per evitare la disfatta.
La morte come cessazione dell’andare alla deriva.
Come porre una fine, per avviare una realtà nuova. Per permettere di ricominciare da capo…
La morte come misericordia.

Dio stesso costretto a lasciare libero l’uomo di scegliere il male e male, anche con le conseguenze negative che ne sarebbero derivate… come se all’uomo non fosse sufficiente l’avvertimento.
Come un bambino scontroso; come un giovane ribelle: dammi il mio, quello che mi spetta.
E finisce in una landa di solitudine. Finisce aggredito, rapinato, lasciato ferito per strada.

Guarda che ti fai male. Sta fermo. Posa. Smetti.
Caduta mortale. Croce rossa, pronto soccorso, intervento. Il primo.
di una serie, per rimetterti nella condizione precedente.
Obbligando genitori e vicini a soccorrere …giorno e notte.
Quando poteva essere evitato l’incidente…

II.

Qualcuno in silenzio, altri urlando di disperazione, battendo le mani ai vetri della stanza,
alle tempie, dice anche oggi a Cristo: se tu fossi stato qui…
Vieni, vedi la processione di bare…
Le persone che muoiono come mosche…

Sì, e le altre che muoiono sbranate… sangue, sangue, e polvere.
Le altre uccise da mani fratricide. Le nostre mani… pulite oggi tentano
di impedire la morte ai nostri vicini…

Cristo piange sconvolto. Vive l’attimo drammatico in se stesso.
Nella sua presenzialità assoluta.
Un turbamento tenace scuote tutto il suo essere. Lo turba molto.

Neppure lui regge. I suoi singhiozzi arrivano sulle nostre spiagge di dolore.
Sui nostri ospedali, sulle nostre bare, sui nostri cimiteri.

III.

Durante la sua esistenza Cristo compie solo tre resurrezioni. Riporta in vita una
bambina di dodici anni (talità kum), un giovane e un adulto, Lazzaro appunto.

Tanti altri saranno morti accanto e vicino a Cristo. Come gli uomini schiacciati
dalla torre di Siloe caduta (Lc 13,4). Non poteva intervenire a salvarli o risuscitarli?

+ Da una parte Dio deve lasciare libero corso alle scelte dell’uomo.
Fino alla distruzione. La libertà concessa o è reale o non esiste. Una volta data,
occorre contemplare tutte le possibili conseguenze, anche negative.

++ Dall’altra Cristo può intervenire, ma richiede l’apporto dell’uomo, la sua fiducia.
Il suo ravvedersi, il suo mettersi a seguire i passi di Dio.

Adesso, nel momento storico che vive in Palestina, può dare degli assaggi.
Far risorgere qualcuno, farlo ritornare in vita; ma non è ancora la soluzione della morte.

La soluzione radicale sta in un atto di fede e di amore mescolati insieme.
Chi crede è già passato dalla morte alla vita.
Chi ama è già passato dalla morte alla vita.

Chi crede, chi ama, si è già posto al di là della corruzione.

Miracolo reale l’atto di fede.
Miracolo reale l’amore autentico.

A qualche santo è stato dato di percepirlo e viverlo.
San Francesco canta la morte come sorella. Muore cantando.

Che dire?
Mistero fondo.

Resta che l’uomo, lasciato a se stesso, non evita la morte: né il darla ad altri né il viverla.
La morte come segno del limite; della chiusura dell’uomo in se stesso. Per quanto ti stringi,
stringe un andare alla deriva. Chi viene travolto dalle acque di un fiume
non si salva stringendosi le spalle.
Ma aggrappandosi a chi porta fuori dell’acqua.

Resta che all’uomo è chiesto come al Cristo di morire per amore;
lui morto per amore dell’amore nostro. Noi morire per amore dell’amor suo.

Ma questo lo può solo chi vive per l’amore. Vive dell’amore. Vive l’amore.

Abbiamo chiuso i confini, siamo stati confinati perfino dentro casa.
Abbiamo eretto barriere, e bare senza numero portano via persone divenute sconosciute.
Abbiamo favorito ostracismi e atteggiamenti di esclusione, adesso neppure un saluto,
neppure un fiore accompagna chi parte per sempre.
E pensare che si mandando al macero quantità industriali di fiori recisi.

 

Se il Signore fosse stato qui, non saremmo arrivati a questo livello di morte… Sussurra una voce sconfortata… Un’altra irritata e risentita.
La corsa a intervenire, così inattesa e solidale, non può nascondere
la grettezza usuale dei rapporti e degli egoismi umani.

Che solo una tragedia obblighi a condividere la dice lunga sul degrado di una civiltà
che si ritiene emancipata, postmoderna, post post… post umana.
Che il terremoto faccia riscoprire le relazioni umane… è deprimente…
A parte che, dopo anni, in diverse zone ci siano ancora le prime case
fatiscenti ormai con pezzi che cadono…
Non è impressionante che il medicinale, anche solo il disinfettante divenuto indispensabile
per la lotta contro il corona virus all’improvviso aumenti di prezzo in modo esponenziale …
l’emergere ogni volta di forme di sciacallaggio mette allo scoperto le zone marce
della convivenza sociale, accanto a luminosi esempi di pura gratuità, di donazione di sé.


Il dispiegamento dell’apparato tecnico e dell’avanzamento delle ricerche più sofisticate
non deve fare dimenticare gli egoismi di popoli, l’assenza del buon senso e delle regole
più elementari di convivenza sociale.

Non stia presso di te neppure una notte quello che spetta
all’operaio, al povero, all’indigente.

C’è sempre un Lazzaro fuori delle tavole imbandite e delle case riscaldate.
Il povero di strada, una categoria di persone, un popolo…
ai piedi dei ‘grandi’ che banchettano.


Quello che pure è incredibile
è che Dio annuncia la salvezza dentro la disperazione
Annuncia la vita dentro la morte.
Annuncia la signoria dell’amore dentro il regno di morte.

Per Dio non conta la morte,
ma il disastro che il timore della morte può suscitare nel cuore dell’uomo
spingendolo a compiere gesti insani, stolti e gretti.

La spinta a vivere, alla sopravvivenza usata come spinta alla sopraffazione;
all’accaparrare per me a discapito di te; a mettere da parte per me, ignorando l’altro.

la sconfitta per morte si chiama aridità, grettezza del cuore dell’uomo

mentre la morte potrebbe relativizzare ogni cosa e portare alla liberalità,
di fatto porta a chiusure di una grettezza esorbitante, che si vanta, che si fa sprezzante
e arrogante. Io intanto mangio e vivo; gli altri, le future generazioni… si arrangeranno,
come ho dovuto arrangiarmi io. se la vedranno loro.

il pronto intervento di soccorso, generato dall’urgenza del momento,
dovrebbe indicare lo stile di vita… difficile da assumere in proprio.

Gli aguzzini si divertivano a gettare un tozzo di pane nei vagoni e nei campi di morte
per vedere gli umani azzuffarsi come cani. Il figlio arriva a mordere anche il padre
pur di arraffare quel morso di vita restata.

Vieni fuori.
Esci dalla tomba del mondo vano e perituro.
Esci da ogni chiusura.
Ribalta la pietra. A che ti serve fare la guardia a realtà destinate a perire.
Non salverai neppure te stesso. Vana ogni barriera.
Esci dalla grettezza. Dal passare il giorno a tramare…assalti e impossessamenti.
Anche in tempi di tragedia non mancano sciacalli.

È possibile? Complicato, molto.
Lotta tremenda tra morte e vita, sempre.

Ma lo Spirito interviene.
Il Signore si fa presente.

Cristo vede una folla di persone con una donna
che accompagna il giovane figlio moro alla tomba.
Si commuove. Consegna il giovane alla madre.

Cristo continua a camminare sulle strade dei mondi-tempi
Vede folle di donne e fila di madri che camminano dietro bare sigillate,
silenzio, gemiti e pianti…
una rassegnazione disperata…
spersa in bare disperse anonime
senza lacrime sul legno e sui corpi,
negata ogni pietà…

Cristo ferma la storia, questa processione infinita di morti
Guarda la distesa delle valli di morte

Invoca lo Spirito
Che venga come all’inizio della creazione
Che tutte le ceneri diventino corpi viventi
Corpi risorti.

Questa la speranza ultima.

Signore donaci la forza di credere.
Il coraggio di sperare contro ogni speranza.

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Pubblicato da su 3 aprile 2020 in Omelie

 

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E lei radice improvvisa

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Pubblicato da su 2 aprile 2020 in Poesie

 

Poesia ritrovata

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Non fu mio che nettare
un po’ davanti a casa
soglia e strada
da intemperie e polvere
non furono mie
che le parole del giorno
tra cucina e orto
e quelle della notte
Confidenza e pena
non fu mio che
l’orizzonte di colline
sui campi e le stagioni
dei fiori e delle nuvole
le rade case tra alberi
non furono mie che
le mani delle faccende
e delle carezze essenziali
gli occhi dell’affetto
e dell’attenzione
il rapimento del giorno
l’estasi della notte
quando mani e occhi
si fanno un’unica preghiera
esultanza e supplica
un unico gesto
di grata accoglienza.
(poesia ritrovata)

 
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Pubblicato da su 1 aprile 2020 in Poesie