RSS

Archivio mensile:febbraio 2019

Omelia di don Giorgio sul Vangelo di Luca 6,27-38

Crocifisso_GiogoliIn quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: A voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Dà a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo.

Davanti alle parole di Cristo, così nette e chiare, la prima reazione è quella della ribellione, del rifiuto.

Non è giusto. Perché dovrei sopportare una ingiustizia così evidente. Posso arrivare a non fare del male al mio nemico. Ma cedere; anzi amarlo è proprio assurdo. Di questo passo dove si va a finire?! In questo modo autorizzo l’altro A seguitare nella sua prepotenza, nella sua violenza. È troppo radicale quanto Cristo propone. È fuori di ogni buon senso, è fuori di ogni sano criterio di convivenza. Sarebbe già molto vivere in uno stato di non belligeranza.

Ma cosa sta dietro e dentro la richiesta del Cristo? Anche perché, quando a lui è capitata l’occasione di vivere quanto ha richiesto, lui non l’ha fatto. Quando il servo del sommo sacerdote lo ha colpito in viso, Cristo non ha mostrato l’altra guancia. Anzi; ha reagito dicendo le sue ragioni: Se ho parlato male, dimostramelo, altrimenti perché mi colpisci? I primi pagani hanno avuto buon gioco a evidenziare questo aspetto contraddittorio. Il filosofo Celso ha accusato Cristo di incoerenza. Un vero maestro deve vivere per primo, quanto insegna. Quindi non può essere accettato come Maestro: non fa quello che chiede agli altri.

A cosa vuole condurre Cristo? Cosa vuol mettere in evidenza? Cosa porta allo scoperto? Evidente che Cristo non vuole la pura passività. Davanti al gesto violento e ingiusto, Cristo vuol portare allo scoperto la verità dell’atteggiamento dell’uomo. Lui potrebbe chiedere l’intervento di legioni di angeli; ma non lo fa… Sa che deve e vuole vivere una obbedienza al Padre, fino in fondo. Accetta la passione; accetta di incamminarsi verso la sua morte… Poi dall’alto della Croce, dice apertamente al Padre: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno. Lui sa che dietro gli uomini, c’è una potenza oscura, ostile, che agisce. Sa che dietro loro c’è il Diavolo che è menzognero e omicida fin dall’inizio. Sa che per vincere il Male, deve andare fino in fondo dentro la morte. Perché solo così può portare allo scoperto il male; ma anche può mostrare il proprio amore, la propria obbedienza: accettando di morire, di lasciarsi afferrare, ghermire dal male. Per mostrare che lui può andare dentro e oltre la morte.

Perché ama.

Accettando la morte, è già oltre la morte. Non teme di perdersi. Si consegna al Padre. Nelle tue mani, Padre, consegno il mio spirito; nelle tue mani affido la mia vita, affido il mio destino. Il mio esito, il mio futuro. Quando Cristo chiede di amare il nemico, di fare il bene a chi ti fa il male, vuol che venga allo scoperto la mia verità ultima: vuol vedere se io sono morto a me stesso, al mio ego orgoglioso. Solo chi perde la propria vita, la ritrova. Se sono già andato oltre e dopo la morte, il nemico non può raggiungermi; radicalmente: non può farmi del male. Son chiamato e vincere il male, facendo del bene. Se amo in questo modo, mostro di non considerare nulla il mio io, la reputazione, il successo. Non mi interessa più niente di me…In certo senso non avanzo più neppure i miei diritti. Entro in un’altra dimensione; in un’altra logica. È la dimensione del Risorto.

Sono libero da me stesso.

Anzi: prego che anche quelli che mi uccidono, vengano anch’essi in paradiso. Così ha pregato santo Stefano, il primo martire, e dopo di lui, tanti altri martiri. Il martirio è il vero luogo mistico: il martire è ormai in Dio. E posso perdonare; non perché mi sento bravo, superiore; ma perché mi sento amato, custodito da Dio stesso. Per cui il perdono offerto è anche una nuova creazione. Il ‘per-dono’. È un dono moltiplicato. Faccio nuovo il cuore dell’altro. Di qui si capiscono tante cose. Papa Giovanni XXIII scrive nel suo testamento: non ho da perdonare nessuno, perché non mi sono sentito offeso da nessuno. Lui è andato al di là.

È come l’insistenza sull’umiltà da parte dei santi. Possiamo richiamare san Benedetto.  Possiamo richiamare san Filippo Neri: spernere se sperni, disprezza di essere disprezzato. Fregatene se gli altri se ne fregano di te. Sei libero da te stesso; e dalle tue cose. Mostri di non essere attaccato né a te né ai tuoi beni.

Ti interessa il Bene; il Sommo bene; e sai che Dio Padre ti vuol bene. Ti tiene nelle sue mani. È quanto dice san Francesco di Assisi sulla perfetta beatitudine. Ivi è perfetta letizia, frate Leone.

Quindi sei diventato una creatura nuova. Hai abbandonato il vecchio Adamo. Fai spazio all’uomo nuovo; a quell’uomo abitato e guidato dallo Spirito santo, che è più forte di ogni spirito maligno e malevolo. Se Dio è con me, chi mi può fare del male? Dio è il mio custode e il mio protettore. Lui mi custodisce. Ho messo e rimesso tutto di me nelle sue mani. Lui sa e vede. Lui mi tiene con sé. Si può arrivare a sovrabbondare di gioia In tutto ciò che patisco per Cristo Gesù, perché sono già in Cristo Gesù. Che mi fa dono del suo Spirito.

E con lo Spirito giunge anche la gioia. Perché la gioia è uno dei doni più grandi che ci fa lo Spirito Santo.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 24 febbraio 2019 in Omelie

 

Tag: , ,

Adorazione eucaristica

Mercoledì 6 febbraio 2019

dopo la Messa delle 21,15 (indicativamente alle 21,45)

ci sarà l’Adorazione Eucaristica

in chiesa a Giogoli.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 5 febbraio 2019 in Celebrazioni, Generico