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Pentecoste – Omelia di don Giorgio

12 Giu

Pentecoste di luce di Verità e di fuoco di Amore

Festa di Pentecoste, festa dello Spirito Santo.
Lo Spirito santo è lo Spirito del Cristo.
Lo Spirito ha introdotto il Verbo Figlio di Dio nel grembo
di Maria per prendere la carne e farsi uomo.

È anche nello Spirito che Gesù cresceva.
Custodendo in sé lo Spirito medesimo.
Per questo si è presentato come sorgente di acqua viva, zampillante
di vita eterna, alla donna di Samaria.
Il pozzo è il suo stesso essere, è la sua stessa profondità.
Di qui viene il suo dono.

Per questo, mettendosi vicino a una fontana nella piazza centrale
Cristo ha gridato: Chi ha sete venga a me, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal petto,
il suo e poi da quello di ogni credente.
Sgorgheranno Acqua e Spirito, a dissetare cuori aridi.

Trafitto sulla croce, il Cristo fa uscire dal suo costato sangue e acqua,
segno questa dello Spirito.

Ma prima, sulla croce, quando sta per morire, ‘spira’ lo Spirito.
Lo fa uscire dal suo andare alla morte. Se lui va, viene lo Spirito.
Meglio così.
Lo Spirito, come soffio, sorvola il caos storico che sta avvenendo in quelle ore.
Come a fecondare di vita la morte del Cristo.
Che così può uscire dalla vana insensatezza della stoltezza umana,
che può solo la morte, se staccata dalla sorgente della vita.

Una volta Risorto Cristo entra nel cenacolo a porte chiuse e alita lo Spirito,
per il perdono dei peccati. A chi li rimetterete resteranno rimessi.
L’uomo può ergersi di nuovo nella statura della sua dignità umana.
Dà avvio a una possibile nuova umanità. ‘Io faccio nuove tutte le cose’.

Alla Pentecoste ‘ufficiale’, quella legata alla ‘pentecoste’ ebraica,
lo Spirito scende sugli apostoli come un fuoco che si divide
in tante fiammelle e si posa sulla testa degli apostoli.

Nel Cenacolo, appena qualche giorno prima, Cristo aveva spezzato e offerto il pane,
il suo corpo; aveva offerto nel vino il suo sangue, carico anche di ebbrezza.

Ma lui stesso aveva detto: la carne non giova a nulla.
I padri della Chiesa non hanno esitato a dire che
anche la ‘carne eucaristica’ senza lo Spirito non giova a nulla.
È una eucaristia arida senza lo Spirito.
Senza la Memoria che invoca e fa presente lo Spirito,
l’Eucaristia è lettera morta, che può dare la morte.
È una liturgia squallida, trasandata, segno ‘sociale’ non di fede viva; frequenza ma non
Partecipazione; si assiste senza lasciarsi coinvolgere fino alla radice
Del proprio essere e del proprio convivere. Gli altri sono ‘altri’: restino altri.

Anche per questo Cristo ha affidato se stesso alla memoria dei suoi.
Ma più in profondità si è consegnato alla Memoria dello Spirito Santo.
Lo Spirito è Memoria, Memoria della Vita divina ma anche dell’esistenza del Cristo.

Per questo il Cristo adesso, in qualche modo, divide il fuoco, il suo Spirito.
Ha diviso il suo corpo per donarlo a ognuno dei commensali.
Adesso divide l’unico fuoco in molteplici fiammelle di fuoco,
una per ogni singola persona presente nel cenacolo.

La persona umana è corpo, anima/psiche e spirito.
La persona che non ascende alla cima di sé
e non scende nella profondità di sé,
non è più ‘persona’; si riduce a una vita psichica-animale.
Ma così il suo cuore è inquieto e i rapporti con gli altri
sono conflittuali, tesi e anche odiosi.

Se non si rinasce dall’alto, se non si fa sì che il Fuoco dello Spirito elimini
le scorie che ostruiscono la libera vita umana,
si resta sepolti nel proprio io egoico. Si può conquistare
il mondo, raggiungere un alto livello di tecnologia,
ma la parte più vera di noi resta soffocata. A volte geme.

È la sua fortuna: può aprirsi, evadere da sé, può provare
l’ebbrezza dello spirito, la voglia di danzare
e il desiderio d’amare e essere amati.

Adesso tutti quelli che hanno ricevuto il fuoco/Spirito, fuori dal chiuso cenacolo,
ripieni di spirito, adesso possono essere capiti da tutti quelli
che parlano le varie lingue: tra gli uomini adesso ci si può capire.
Il fuoco dello Spirito sostiene e alimenta l’amore vicendevole.
L’amore vero è la nuova lingua universale.

In tutto questo lo Spirito si mostra essere è l’esatto opposto di tutte le negatività.
Dalla Tenebra alla luce; dalla malattia alla guarigione; dal freddo al calore,
dalla Stoltezza alla sapienza; dall’Odio all’amore,
dall’Invidia alla condivisione benevola.

Lo Spirito ci dona e ci chiede di essere i doni di cui ci fa dono.
Ci chiede di essere come lui: luce, fonte di gioia, di amore, di servizio,
di condivisione, di consolazione.

Lo Spirito fa nuova ogni cosa: i nostri cuori, i nostri rapporti, la nostra vita.
Così si può non essere più moribondi e falliti, ma amati e custoditi dal suo amore.

Occorre vivere in questa luce e in questa prospettiva.
Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore.

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Pubblicato da su 12 giugno 2019 in Omelie

 

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