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Trinità – Omelia di don Giorgio

17 Giu

Festa della santa Triade, della Trinità, della Tres/Unitas.

Andrej Rublev – La Santissima Trinità (detta dell’Antico Testamento) –     1430 ca – Mosca, Galleria Tretjakov

Forse ancora oggi la ‘Trinità’ cristiana appare come un rebus, un rompi capo,
pura fantascienza. Comunque una faccenda irrilevante. Fuori del reale.
La tecnica, l’economia, la scienza scientifica: possono fare a meno…
E forse certe forme di pensiero e vita cristiani. Molta preghiera ‘cristiana’
di fatto rischia di ignorala.

Eppure accade un fatto: la compresenza di diverse religioni e credenze
rende di nuovo presente l’esigenza di capire e di capirsi.

È divenuto abituale, uso corrente, parlare dei tre grandi ‘monoteismi’
in riferimento all’Ebraismo, al Cristianesimo e al Musulmanesimo.

In realtà le cose non sono così semplici, come può sembrare a un primo
colpo d’occhio.

Se non altro, ebraismo e musulmanesimo hanno da ridire sul concetto cristiano del Dio Trino.
E il Dio Uno e Trino, sta stretto dentro il puro, il rigido mono/teismo.

Eppure può anche essere che la santa Triade sia più ‘semplice’ di quanto non sembri.
Semplice non vuol dire superficiale.
La pozzanghera non è l’oceano. L’oceano è un’altra cosa.
E fare il bagno in una pozza o nell’acqua dell’oceano-mare è molto diverso.

Teniamo ferme alcune idee.

I.

A.

Diciamo che Dio è Amore.
Ora se uno è solo (mono) e da solo, non ama.
Minimo bisogna essere in due per amare.
Ma anche tra due, può accadere che ci si chiuda in se stessi,
finendo poi per usarsi, per strumentalizzarsi.

Allora i due si aprono a una terza presenza: frutto e segno del loro amore.
I due si ‘dimenticano’ per donarsi alla terza persona.
Questa è anche la verifica che i due amano,
che sono felici di chiamare, al proprio interno, quella terza presenza.

Così l’amore circola, prende forma e ritmo. Danza.

B.

Si può davvero ‘coniugare’…
Io, dice: Tu.
Io e Tu dicono; Lui, egli.

Ognuno di queste tre persone dicono e si dicono a vicenda:
Io, Tu, Lui.

Poi si guardano e dicono: Noi.

E ogni persona può dire alle altre due: voi.

Poi, da questa apertura di amore interno,
si aprono fuori del loro ambito, del loro ambiente.

E dicono: loro.
In questo loro, ci sono le altre persone….
Ci sono tutte le cose create…
Noi li chiamiamo: ‘i dati’.
Appunto: è vero, sono dati, donati.
Donati da chi ama e per chi è amato.
Tutto è dato. Tutto è donato.

II.

In questa vicenda di amore prende volto Dio,
ma anche l’Umanità; ma anche tutto l’universo.

Il Dio biblico ha creato l’Umanità uguale a sé.

a.

L’uomo può mettere nome.
È un gesto simile all’atto del creare.
È bello creare. Il poeta. L’artigiano. Il compositore. Il pittore.

b.

L’Umanità è pensata da Dio come maschio e come femmina;
come uomo e donna.
Persone distinte, ma protese l’una verso l’altra.
Si è se stessi, nel dono.
Il dono conferma la persona. Tu sei. Ti amo.
Nell’amarti, mi accorgo di me, nei tuoi occhi,
nella tua presenza.
Ci avvertiamo distinti, ma anche destinati l’uno all’altra.
Ci diciamo: noi. Siamo protesi verso essere noi una realtà unita.

Mentre ci guardiamo, ci diciamo:
perché tenere per noi tutto questo?
Chiamiamo una terza persona a partire da noi.
Chiamiamo un figlio: che venga dalla nostra carne.
Ma che l’Amore grande, doni anche a lui un soffio
della sua vita divina.
Noi creati, diventiamo pro-creatori; procreiamo.
La creazione diviene in noi e con noi procreazione.

Siamo famiglia. Siamo casa.
Mettiamo finestre e porte.
Ma non spranghiamo finestre e porte.
Dopo un po’ manca l’aria. Si muore di asfissia.
Occorre aprire. Aprirsi.
Teniamo la porta socchiusa.

Ci spalanchiamo su un mondo di cose e di persone.
Ci avventuriamo fuori di noi, portando fuori l’amore che
viviamo e che ci abita.
Siamo casa, perché abitati dall’Amore.

III.

Questi piccoli rilievi ci aiutano a capire
Chi è Dio
E come vuole che viviamo.

La vita di amore della santa Triade,
ci dà il diapason per eseguire noi la nostra musica, il nostro canto.
Si tratta di ac/cordare per essere concordi.
Se la voce o lo strumento sono scordati, non funziona.
Occorre ogni volta accordare.
Anche i passi della danza devono essere concordi nel loro movimento.
Allora nascono la musica, la danza, la festa, la gioia.

Tutto questo, vissuto in pienezza e eseguito alla perfezione, è Dio.

Noi tentiamo di avvicinarsi a questo Dio.

Per quanto poveri, siamo chiamati a questo mistero.
Che è poi il mistero della nostra vita.

La Santa Triade ci ha detto di sé.
Ma nel dire di sé, ha detto di noi e ha detto per noi.

Siamo chiamati a essere persone trinitarie.
Capaci di amare e fare passare il nostro amore.

Se ci teniamo ‘collegati’ a Dio,
allora anche il nostro amore vive,
il nostro cuore danza, il nostro corpo è in festa.

Occorre avere presente questa specie di regola.
Prende forma e resta per sempre quello che si riceve in dono
e lo si dona a nostra volta.

Chi si impossessa del dono lo raggela,
il cuore diventa freddo, tutti i rapporti si fanno freddi.
Poi conflittuali: guerre e uccisioni.

Lo Spirito Santo è fuoco e vento, acqua e danza:
spira dal Padre verso il Figlio.
Spira su di noi.
Se ci lasciamo condurre, si arriva in alto,
a quelle altezze che qualche volta abbiamo avvertito.

Siamo un po’ tutti come imbarcazioni a vela:
se prendiamo vento, il Vento dello Spirito,
allora si procede,
e si sperimenta che il Signore Gesù
ci vuole comunicare l’amore del Padre
e la gioia dello Spirito.
Perché la nostra gioia sia piena.

Quando sei triste, significa che non ami.
Se sei gioioso, il tuo cuore ha fatto posto all’Amore.
All’amore vero; quello delle Tre divine Persone
che si amano all’infinito e in pienezza.
Questo è Dio.
Ma Dio è per noi.
E noi siamo per lui, per accoglierlo in noi e tra noi.

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Pubblicato da su 17 giugno 2019 in Omelie

 

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