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Omelia di don Giorgio – XX domenica, anno C

25 Ago

 

“Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14,27)

 

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San Massimiliano Kolbe

La nostra cultura occidentale ma ormai anche grandi strati della popolazione orientale cercano il successo come segno,, di una vita vissuta bene.

Ha sempre sorpreso gli osservatori esterni un fatto tipico, del mondo americano: chiunque può divenire presidente dell’America.Anche la persona di non alto rango.

Questo dato è la spia della nostra cultura: chiunque può emergere.

Decisivo è il sondaggio in tutti i settori Quante,, visualizzazioni di siti di films; quante copie di libri vendute di dischi venduti; quante preferenze a livello politico

Tutta la pletora di primi premi negli ambiti più diversi

Per cui si cerca.. di trovare il modo di raggiungere il successo Fare esercizi di sopravivenza. Arrischiarsi a esperienze estreme.

 

 

Davanti a questa ostentazione di potenzala figura del Cristo quasi sbiadisce stona. Pare fuori luogo.Cristo non ha voluto essere il Messia terreno il re di questo mondo. Ha fuggito questa eventualitàAnzi. Da un certo momento in poi, Cristo ha chiara coscienza della prossima fine violenta della sua vita.

Potrebbe forzare per una conclusione gloriosa.

Potrebbe cercare qualcosa di molto simile al suo ingresso trionfale a Gerusalemme

Ma non si fa abbagliare. E questo fin dall’inizio della sua missione  confrontata con le suggestioni demoniache, Gloria potere adorazione; aver tutto e tutti ai propri piedi.

Resiste a Simon Pietro che gli prospetta una via trionfale regale.

Si lascia catturare nell’orto degli olivi non si oppone quando potrebbe disporre di schiere di angeli.

Si lascia condannare a morte da Pilato e dai sommi sacerdoti lui il giudice decisivo

Poteva decidersi per la gloria

si è deciso per l’umiliazione.

Ha abbracciato e stretta a sé la croce.

Ha un battesimo da ricevere. Fare una immersione sprofondare.

Il battesimo al fiume Giordano è stato un pallido accenno della vicenda reale storica che avrebbe dovuto vivere.

Vuole e deve scendere nell’abisso oscuro nella morte nella solitudine estrema.

Non vi scende da turista. Vi scende in pieno dramma.

Si trova nella posizione di Geremia,affondare nel fango di un pozzo

Accetta di essere eliminato dal potere statale e dal potere religioso.

Accetta di essere escluso dalla convivenza umana.

Deve come andare alla radice stessa del male.

Deve vivere l’esperienza dell’abbandono dei suoi amici e seguaci

ma anche dal Padre,: Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato

Deve assaporare ingoiare la morte. Entrare là dove Dio è stato escluso

Là dove qualcuno infatuato di sé ha gridato a Dio. non ti servirò.

Qualcuno che si è messo di traverso al progetto di Dio.

Potere che si è espresso nella sua condanna a morte.

Sparisci dalla presenza nostra.

Potere mosso da una potenza tenebrosa diabolica.

 

È la prova suprema.

Lui è un essere divino, è Dio con Dio.

Quindi può stare al sicuro.

Ma Dio  in questa fase estrema della sua vita si assenta, si mette in silenzio

Anche per Cristo giunge il momento della prova.

Prova di fede: è chiamato a confidare totalmente nel Padre,

anche se tutto porta a pensare all’opposto.

Cristo è il nuovo Isacco che porta sulle spalle il legno della croce che accetta di essere ucciso sacrificato dal Padre

Padre che non fa nulla per risparmiargli questa situazione terrificante,

Cristo non muore neppure come profeta ma come un reietto.

Nonostante tutto Cristo si fida.

Così facendo apre per primo la via radicale della fede.

Lui è l’apripista del vero, autentico e pieno atto di fede.

Fede che è una consegna totale di sé.

Stretto nelle mani di chi lo elimina, in realtà si lascia andare nelle mani del Padre.

Dio Padre ha un suo disegno. Cristo si fida. Entra nell’angoscia confidando.

Non è una scelta stoica, una scelta autolesionista.

Cristo è il seme che deve marcire per divenire grano.

Cristo deve trasformare le doglie della morte in parto di vita.

Così poi accadrà. Nella resurrezione dai morti. Non morirà più.

Ma intanto vive questo e chiede ai suoi discepoli di vivere la stessa esperienza.

 

Dove vuole giungere e condurre il Cristo?….

A rendere testimonianza alla Verità

La verità viene spesso oscurata per fini di dominio.

Viene soffocata da chi vuole dominare.

Viene messa sotto i piedi. Non interessa.

Anche oggi si dice che non si dà nessuna verità ultima.

Per cui accade che chi sta nella verità, diventa una presenza scomoda che divide.

La sola presenza dell’uomo veritiero è imbarazzante. Infastidisce.

Meglio metterlo a tacere, meglio eliminarlo.

È una luce che elimina sotterfugi, nascondigli.

Ho fatto in tempo a vivere senza la luce elettrica. Si usavano le candele, le lampade a olio, poi col petrolio, poi con il gas, infine la luce elettrica. Si era sempre mangiato e bevuto con bicchieri e piatti con i residui delle mosche. Ma man mano che aumentava la luce si vedeva sempre più che i bicchieri e i piatti erano sporchi. La luce ha obbligato a pulire.

Così accade davanti alla luce della verità.

Quando un bambino si intromette nelle discussioni degli adulti e dice qualcosa di vero, l’adulto gli dice, tu stai zitto. E può anche dargli un ceffone.

Chi si sente colpito e affondato reagisce con violenza.

A questa luce si capiscono le frasi sorprendenti del Cristo sulla guerra, sulla divisione.

Inevitabilmente la verità divide, con il solo mostrarsi perché obbliga a una scelta,

perché porta allo scoperto come realmente stanno le cose.

Ma si tratta di una divisione che avviene nella persona che si sente giudicata. Già divisa in sé., reagisce. anche con violenza a negare a sopprimere.

Chi viene attaccato per questo suo aderire alla verità è chiamato a stare quieto,

a non prestare il fianco assumendo atteggiamenti sbagliati.

Questo richiede umiltà e forza.

 

Mi hanno sempre colpito gli ultimi momenti di vita di san Massimiliano Kolbe.

Nel bunker della morte quando il soldato viene per fargli l’iniezione letale,

Massimiliano lo guarda, e lui non regge quello sguardo e gli dice non guardami con quegli occhi

Lo sguardo dolce rappacificato di chi vive e muore per amore sgomenta.

C’è un episodio nella vita di san Charbel Makhluf.

Quando raccolgono l’erba per portarla al coperto, alcuni confratelli caricano sopra di lui il proprio carico di erba per deriderlo. Ma lui sta in silenzio totale e continua il proprio compito.

Fino a quando si deve resistere ci si chiede. La lettera agli Ebrei dice fino al sangue: non avete ancora resistito fino al sangue.

A volte noi, anche per cose banali, facciamo dei processi a non finire finendo in discussioni interminabili. Da cui occorre uscire. Come?

Il fuoco che Cristo vuol portare sulla terra è quello dello Spirito che è spirito di amore e gioia.

Cristo vuole che questo fuoco avvampi la vita di ogni uomo, e del mondo intero.

C’è chi uccide,, per rabbia.

C’è chi dona la vita per amore.

Questo si decide e si verifica anche nel nostro feriale, fuori da situazioni estreme.

Ogni volta possiamo deciderci per una soluzione violenta o aprirsi a un amore ancora più grande.

Vincere il male amando, continuare ad amare. Ogni potere è illusorio. La morte mette fine a questo sogno folle.

Chi ama… alla fin fine vince.

Questo mostrano i tanti santi, i tanti uomini che hanno dato la vita per Dio e per gli uomini.

San Massimiliano muore nello stesso momento per gli uomini e per Cristo.

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Pubblicato da su 25 agosto 2019 in Omelie

 

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