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Archivio mensile:settembre 2019

Omelia di Don Giorgio- XXVI Domenica anno C

“Il Signore guarda il cuore” (1Sam 16,7)

Quando in paesi africani hanno costruito nuovi centri di case alberghi, attività varie,quei paesi che vivevano nella povertà, sono precipitati nella miseria.Il divario tra i ricchi e i poveri è diventato enorme. Un nuovo grande lusso con grandi possibilità di denaro, di contro a una popolazione stremata.

Molti poveri, sono andati a frugare nelle discariche, anche da noi, ci sono poveri, che vanno a rovistare nei cassonetti sperando di trovare, cibo e oggetti utili, preziosi.

 

pedro discarica

Padre Pedro discarica Antananarivo (Madagascar)

 

Penso alla città di Nairobi. Il povero canta, il misero geme. Il povero ha una sua dignità, il misero, è lo scarto della società.

La ricchezza, anche a livello mondiale, è in mano a pochi che sfruttano in modo non curante e sprezzante terre e persone. Il ricco, vuol sempre, sfruttare il povero. Molti ricchi sottopagano i poveri. Non danno loro neppure quello che è giusto. Esercitano umiliazione e disprezzo.

Ci sono persone, e poteri, organismi mondiali, che fanno convegni, incontri sulla fame del mondo, ma loro hanno tavole con ogni ben di Dio, in uno sfarzo esagerato. È proprio uno schiaffo umiliante.

Il ricco possidente, non vuol pagare il povero. Sei disposto a pagare cifre elevate al dentista ma al povero, che viene a potarti gli olivi, gli dai una miseria. Il ricco finisce per pensare che tutto gli è dovuto.

La cosa micidiale. è il dover constatare che nella storia dei popoli, è sempre stato così.C’è. chi mangia molto e c’è. chi non ha nulla da mangiare. C’è chi gozzoviglia,C’è chi non neppure l’essenziale per vivere.

Noi facciamo tanti pasti durante il giorno. Mentre i miseri, se trovano un pugno di riso è già molto.

Il ricco non ha tempo da perdere per soffermarsi davanti al povero. Passa oltre, lo ignora.

Non vuole farsi raggiungere dal povero, farsi commuoversi.

Anche in ambito ecclesiale si determina spesso, la stessa situazione. Ricordo un religioso francescano che indossava un abito di lusso molto costoso dicendo ad alcuni giovani, tu non te lo puoi permettere.

Cristo prospetta un finale che rovesci la situazione. Non è una vendetta, ma un atto di giustizia, che ripaghi in qualche modo il povero.

Noi oggi non sentiamo più molto questo discorso sul domani e sul rovesciamento della situazione.

Un giudizio in qualche modo ci dovrà essere.

Comunque a Cristo preme altro; parla in tal modo per spingere il ricco a porre attenzione al povero.

Che almeno gli dia il necessario per vivere, se non altro per evitare il peggio per sé.

Fare questa scelta lo può chi sa che ci sarà una nuova condizione, anzi che c’è, già ora

Un esempio di questa certezza è la figura del martire. Questi va al martirio contemplando già i cieli aperti, come viene narrato per santo Stefano il primo martire cristiano.

Il martire, come il Cristo, sa del domani, lo avverte, già presente; sa che morire per la verità, è già entrare nel mondo di Dio.

Per cui perdi la vita terrena per raggiungere in modo definitivo. la vita eterna,

la vita immortale, che non finisce più.

Questa consapevolezza porta, a diverse conseguenze.

Da una parte percepisci l’essenziale, non facendosi abbagliare dalla scena storica attuale. Questa scena è destinata a sparire e vuoi costruire la casa sulla roccia, sulla vita eterna,che è fatta di giustizia di fede carità pazienza mitezza.

Queste realtà dovrebbero caratterizzare la vita dei cristiani. Dovunque tu vivi fai quello che puoi, pulisci almeno la tua casa, il tuo spazio davanti e attorno alla casa.

Tutto questo diventa esperienza di Cristo

Ti metti sulle sue orme. Lui ha dato testimonianza alla verità, questo è chiesto a noi.

Dio abita in una luce inaccessibile, ma Cristo ci ha dato un presentimento di quella luce sul Tabor, sul monte della trasfigurazione e poi apparendo dopo essere risorto dai morti.

L’alba rimanda al meriggio, al massimo della luce. L’alba dice già il sole.

Vivere nel mondo, nella società vivendo con uno stile di vita diverso nell’uso del tempo e dei beni

Vivendo così non si evita una forma di persecuzione anche da parte dei più vicini.

Papa Francesco lo sa. Lui ha detto di sentirsi assediato anche dai suoi. Chi cerca di seguire Cristo, non evita contrasti opposizioni rifiuto. Per questo il papa chiede di pregare per lui perché la preghiera del popolo salva, come è accaduto per Pietro che è potuto uscire dal carcere. Non si tratta di mostrare  i muscoli ma di stare uniti a Cristo che ci custodisce. Ci si mette nelle sue mani nel suo cuore

Fare questo richiede uno stato di preghiera, quel tenere occhi e cuore diretti a Cristo.

Come gli occhi della serva sono rivolti alle mani della padrona, così i miei occhi sono rivolti a te o Dio, dice un salmo.

La figura del Cristo come in dissolvenza, scorre sulle situazioni della nostra vita.

Questo guardare Cristo richiede anche una forma di carità effettiva. Sapendo che il primo passo della carità è operare la giustizia, il dare a tutti almeno il dovuto.

Poi la giustizia diventa carità gratuita, non chiedi ma doni; avverti in tutti anche nei poveri la presenza del Cristo che ami.

È sempre stato così nella storia del cristianesimo: le persone più contemplative sono anche le più impegnate in ambito sociale, nella carità fattiva. Possiamo ricordare santa Caterina da Siena, santa Caterina di Genova san Vincenzo de’ Paoli; più vicino a noi, madre Teresa di Calcutta. Queste figure hanno unito contemplazione e azione caritativa verso i poveri, verso gli scarti della società.

Chi prega scorge il Cristo anche negli ultimi; allora si mette a loro servizio. I lebbrosi, gli appestati, le prostitute, i poveri che non hanno da mangiare.

A noi è chiesto di fare altrettanto: unire insieme preghiera e azione caritativa.

San Tommaso Moro, quando è caduto in disgrazia divenendo povero, ha scritto alla moglie: prima sistema la servitù poi penseremo a noi di casa.

La vita cristiana è questa: è una battaglia per conservare la fede e l’amore vero, coniugando contemplazione e azione.

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Pubblicato da su 30 settembre 2019 in Omelie

 
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Pubblicato da su 28 settembre 2019 in Poesie

 

Omelia di don Giorgio – XXV domenica, anno C

Quentin Matsys, The Moneylender and his Wife (1514), Louvre (Parigi)

“Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand’essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.” Lc 16, 9

La religione è stata detta l’oppio dei popoli, qualcosa che addormenta e favorisce la strumentalizzazione delle persone, delle coscienze.

È stato anche detto che la vita religiosa è avulsa dalla vita è una regione, una dimensione estranea dal vissuto reale.

È stato anche detto o, meglio, è stato imposto che la religione restringa il suo spazio alla vita intimistica interiore, lasciando ad altri la conduzione della politica, dell’economia.
La religione è intimismo. La religione stia nel suo spazio, senza invadere altri campi.

Come se la religione fosse un arto artificiale una protesi, o una stampella provvisoria.

In altri tempi e contesti si accusata la religione di immettersi, di immischiarsi in giochi politici, di volerli condizionare, di volere assumere e gestire il potere. Il cesaropapismo, lo stato del vaticano con il suo esercito, con l’attuale resto delle guardie svizzere. Si pensi agli Stati uniti, si pensi alle svariate forme di convivenza tra potere religioso e politico dei paesi arabi

Ritorna il vecchio problema: è il potere religioso, che consacra il potere politico e che quindi deve stare sottomesso al papa. o è il potere imperiale statale che legittima il potere religioso; le famose lotte per le investiture, fino ai nostri stati moderni, laici.
In Italia vige il concordato tra stato e vaticano.
La problematica è sterminata.

1.
Intanto va detto che all’interno della religione ebraica sono sorti profeti, persone che parlano in nome di Dio, che si ribellano contro l’ingiustizia del potere, politico economico o religioso,
che sfrutta i poveri, che maltratta gli indigenti, che pensa solo ad arraffare prendere, accumulare.
Che pensa solo all’affare, a come sia meglio guadagnare.
Calpestando il povero, che non ha voce.
Il re prende le donne che vuole, sottraendole anche ai loro mariti. Si pensi al re Davide che si prende Betsabea facendo uccidere Uria il marito. Il re erode, Carlo ottavo che sottraggono la moglie al fratello.

Il profeta sa che la relazione con Dio non permette né approva nessun sfruttamento di persone, nessun ratto. La fede implica la giustizia.
Chi la calpesta altre persone è fuori del mondo di Dio.

Questo vale in ogni ambito di vita.

Anche oggi molte persone pensano solo a prendere, sul posto di lavoro, ma anche in ambiti familiari e religiosi. Quanti giri di denaro, quanti giri e raggiri per prendersi le donne, per esperienze sessuali.

Prendere i soldi, prendere il potere, catturare l’affetto delle persone, anche quello dei figli per metterli contro la loro madre o il loro padre. una vendetta sadica, cattiva.

Il profeta sarà sempre una persona che disturba, perché dirà sempre: non ti è lecito.
Anche una ragazza come Greta è a suo modo una figura profetica che dice alle potenze mondiali: non vi è lecito, non vi è lecito sfruttare, dominare
a scapito della vita delle persone, della natura, degli animali.
Quanti incendi dolosi, per impossessarsi degli spazi.

2.

Allora cosa è chiesto a un credente?

Intanto sorprende che Cristo qualifichi la ricchezza come disonesta. Perché?

Una idea, presente nei padri della Chiesa, e in autori del nostro tempo come Romano Guardini, è questa: all’inizio della creazione, la ricchezza era di tutti, per tutti. Il peccato primo, è stato, quello di chi ha detto: mio! di chi si è impossessato di proprietà non proprie. Cosa che si ripete ancora oggi in rapporto al suolo pubblico, occupato, comprato.

Quindi una ricchezza è segnata comunque da una sottrazione a scapito di altri, da un furto.

Un autore cristiano, dell’inizio del secondo secolo, lo scritto A Diogneto, diceva: il ricco deve essere e farsi provvidenza per gli altri. Se hai ricchezze distribuiscile agli altri, a chi non ha.

San Basilio diceva che le casse forti dei ricchi erano le bocche dei poveri.

Quindi Gesù dice: impara a usare bene la disonesta ricchezza, vieni in aiuto a chi non ha. Così almeno ti fai degli amici.

Nello stesso tempo san Paolo dice che il credente deve pregare per chi detiene il potere.

Quale è il compito del potere? Procurare la pace per tutti, assicurare una vita, calma e tranquilla,
dignitosa e dedicata a Dio, che vuole la salvezza la salute per tutti.

Ogni uomo deve essere salvo, essere se stesso, e arrivare a conoscere la verità che conta più della ricchezza.

Oggi possiamo dire: ogni uomo ha valore, la dignità appartiene ad ogni essere umano.

Possiamo dire: va riconosciuta la libertà religiosa. Il potere statale la deve riconoscere,
evitando le guerre di religione, che non possono essere fomentate, né da poteri civili, tanto meno da poteri religiosi.
Il fine dell’uomo non è la ricchezza, ma la sua piena realizzazione.

Ora le guerre, ogni guerra è da condannare. Ci si chiede: è rispetto delle persone, spesso di quelle più deboli, e indifese, il bombardare le città, uccidere le persone? ha davvero senso, questa distruzione su vasta scala?
L’occidente ha imparato a esportare le guerre fuori casa, guerre a macchie.

L’occidente, non è quello che ha rubato ad altri paesi le loro ricchezze, materiali e culturali? Che senso aveva, che diritto avevano le nazioni europee occidentali, di spartirsi i territori africani, indiani?

Molti popoli poveri, sono quelli che sono stati sfruttati, e lo sono ancora dalle potenze mondiali, dalle multinazionali; sfruttati prima dall’occidente, poi dopo dai capi locali, che hanno imparato bene, dall’occidente la dittatura, l’arricchirsi senza freno, pesando sulle spalle di masse di poveri.

Che fare?
Davvero pregare, in maniera insistente. Accorata.
Ma farlo con mani pure. Non puoi fare della pace un pretesto per difendere la tua proprietà sottratta ad altri.
Cosa questa che vuol dire: sii onesto intanto nel tuo piccolo, sii vero. Ricerca sempre la verità, in te, con te, con gli altri. Non mentire.
La verità non è una cosa insignificante. È la verità che fa libere le persone e i loro rapporti,

Vivi bene del poco, nel poco del tuo spazio delle tue possibilità.

Perché è il tuo gesto vero che salva. il paese il mondo. Che dà sapore alla vita.
Dividi, condividi con chi non ha. Ricorda la famosa contadina russa, Matriona la quale procurava il latte, a chi non l’aveva e faceva il bucato a chi ne aveva bisogno; è lei che ha salvato il paese, anche se ignorata dalla gente del paese.

Trova la gioia nel dare.
Porta pace dovunque ti trovi, sta in pace, se possibile, con chiunque.

In tal modo, anche senza fare clamore, si fa del bene alla società.
Lo stesso autore del testo, A Diogneto, scriveva: i cristiani all’esterno, non si distinguono in nulla dagli altri, ma sono l’anima del mondo. L’anima fa vivere il corpo; i cristiani, quelli che non parlano grandemente, ma che vivono grandemente, fanno vivere il mondo, lo salvano.
Questo ci è affidato, questo ci è richiesto.
Starai bene qui, e poi per sempre nel regno di Dio, che è già presente anche oggi,
Così non sei vissuto invano.

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Pubblicato da su 22 settembre 2019 in Omelie

 

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In estrema dolcezza l’alba

albaIn estrema dolcezza l’alba

si posa sui vasti campi
appena ridesti; la luna
manda i suoi estremi
saluti dall’esile cenno di luce
il nascente sole
imporpora di sé
l’intervallo tra la notte
e il diurno tempo poi resta solo
la camaleontica luce
bianca su ogni dove
su cui si posa;
medesima la luce
ravviva angoli e presenze
di colori; infine la chiarità
esplode e fa vivida
la rosa e il cipresso,
le ali delle rondini
che captano insetti
al volo, le millenarie
pietre ferme nell’antico
splendore, oscillano
le ginestre al confine
tra prato e campo.

 
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Pubblicato da su 21 settembre 2019 in Poesie

 

Respirare ancora il mio sole

torre Giogoli.PNG

Respirare ancora il mio sole

che sbuca fuori dall’alba

appoggiandosi sul tetto

di casa, respirare ancora

i suoi raggi diretti insieme

alla fresca aria che entra

dentro la stanza a fare beato

il giorno e il cuore, risentire

inattesi oggi le civette

richiamarsi sul filo del sogno

in mezzo al cinguettio

di uccelli non visti

– le rondini se ne sono

andate  -non senza prima

aver salutato più volte –

a svernare trasmigrando

altrove sorvolando estese

di terre e mari lasciando

nel chiostro i deserti nidi

a richiamo per la prossima

stagione – pare di rinascere

nel tempo altro ancora

concesso per amare e godere

la fantasia dell’universo.

(don Giorgio)
 
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Pubblicato da su 19 settembre 2019 in Poesie

 

Omelia di don Giorgio – XXIII domenica, anno C

“Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.”

Lc 14, 33

1
Quali sono le notizie che ci vengono fornite ogni giorno?
Che tipo di selezione viene fatta tra le straripanti vicende umane?

A parte le notizie sportive senza sosta con la dominante del calcio
impigliato, in trattative folli di mercato,
ci viene detto in più modi chi è che ha il potere
che poi è legato al possesso della ricchezza.
Cosa che si ripete sempre.
È morto, a 95 anni, l’ex presidente dello Zimbabwe, il dittatore Robert Mugabe.
Si è servito per molti anni, del potere anche per arricchirsi sfruttando le terra e le persone.

Un tale potere non può non creare forme di schiavitù diverse.
Quindi prevale sulla scena l’accumulo di potere e ricchezza

Poi ogni giorno ogni ora vien data la notizia immancabile sull’andamento dei mercati.

Nello stesso tempo ci vien detto chi occupa la scena.
Chi è il migliore del cinema (registi, attori, musica, scenografia, carriera…), nel campo dell’arte, dello spettacolo; si vales, chi primeggia…
Finito da poco il festival del cinema a Venezia, con le varie sfilate, i vari riconoscimenti e premi.

Nello stesso tempo ci vien narrato il progresso della conoscenza e della scienza,
spesso avanzata nell’ottica di dire chi è l’emergente di turno,noi
che potrebbe dare un supporto forte anche al potere,
per dominare per scatenare e vincere battaglie e guerre,
indifferente davanti alla morti che esso ha provocato.
La vita dell’uomo che qui non vale nulla.

È difficile avvicinare la scienza per la scienza, in modo disinteressato,
anche solo per il gusto di venire a sapere. Nessuno fa niente per niente.

Le grandi industrie sovvenzionano diverse ricerche non di certo in modo disinteressato.
Le ditte farmaceutiche ne sanno qualcosa.

Anche questo sistema del nostro mondo ‘tecnico’ crea schiavi.
Al di là dei grandi fuochi sparati, c’è anche un mondo squallido di concorrenza e rivalità.

Quando si vanno a leggere le notizie sui premi Nobel, si viene a scoprire un paesaggio
molto triste, anche squallido. Le rivalità odiose tra i vari protagonisti.
Molti manifestano delusione e rabbia per non avere avuto il riconoscimento sperato,
con il relativo finanziamento.

Questo è lo sfondo della nostra contemporaneità.

Se poi denunci tale situazione, presente in molti ambiti, vieni minacciato, aggredito, ucciso anche per mettere a tacere chi ostruisce l’avanzata trionfale.
La scrittrice sarda, la Murgia è stata aggredita più volte in questi mesi estivi, per avere criticato apertamente un potere odioso che genera odio, che avvalla e giustifica l’odio tra le persone.

 

2.

Ascoltare ora, dal di dentro di questo scenario, le parole bibliche, le parole del Cristo fa un effetto straniante.
Se diamo credito e peso a tali parole ci vien detto, ma dove vivi?
Non sei all’altezza dei tempi.
Quale altezza?

Ora la parola biblica ci dice sempre una cosa: la scena del mondo passa, siamo sempre
onde passeggere, foglie che si staccano dall’albero, e che il vento disperde.

Ci dice ancora: non è possibile conoscere tutto, abbracciare tutto lo scibile.
Ogni conoscenza, per quanto approfondita, è sempre limitata
È vana una conoscenza affrontata solo per aumentare il proprio potere.
L’uomo è comunque limitato.

Ma dentro la storia è accaduto che il mistero che si cerca, è venuto incontro all’uomo,
gli si è manifestato. Ha aperto uno squarcio sull’infinito sull’immenso.

Questo sta a dire che la scienza va collegata con la sapienza.
La sapienza è quella che ha e dà sapore a tutto.
L’incontro con Dio, con l’infinito, non schiaccia l’uomo, non blocca la sua ricerca.

Quando hai trovato l’uomo, la donna della tua vita non per questo smetti la ricerca.
Anzi adesso, da questo punto fermo ti si apre un orizzonte ampio, grande.
Dal punto dell’incontro procedi nella conoscenza.
E questo non toglie affatto il senso della novità.

Con Dio accade la stessa cosa: sapere di lui, è immettersi in una ricerca senza fine,
spalancata a tutto e a tutti, non per possedere, ma per ammirare.

Una novella racconta che un monaco aveva visto un uccellino meraviglioso,
da quel momento l’ha sempre seguito. e inseguito nei suoi spostamenti e momenti.
Dopo molto tempo ritorna in convento, per rientrare nella sua cella. Ma il suo nome sulla porta
non c’era più; anche i nomi dei vicini erano a lui ignoti.
Che era successo? Ha seguito l’uccellino per un tempo sconfinato, senza accorgersi dello scorrere del tempo.

Se è così per un piccolo animale, cosa non è mettersi sui passi di Dio.
Incontrato Dio, si apre una strada infinita, un paesaggio immenso che si perde a perdita d’occhio.

Come è possibile? Come ci si può avventurare in questa esperienza?
È richiesta una condizione preliminare; se ti preme questo incontro, questa ricerca,
non considerare niente e nessuno come assoluto.
Se Dio è Dio, ha la preminenza su tutto.

Staccarsi dalle cose e dalle persone amate, sembra una perdita.
Ma se si fa il passo, si diventa liberi, e poi, le cose lasciate, ci vengono restituite e in abbondanza.

Non si può vivere in funzione del denaro, del potere, ma neppure della persona amata;
si vive dediti alla persona che ami, ma non assolutizzi né te stesso né la persona. che ami.

Se Dio è Dio è la pienezza di tutto il bello e di tutto il bene esistente.
Ci si chiede: puoi amare una persona senza desiderare per lei la cosa più alta,più sconfinata, più carica di gioia? Se ami, allora per la persona amata apri l’infinito. Per amare la persona amata occorre amare Dio.
Lui che è radice e cuore di tale amore. Dio deve avere la preminenza su tutto.
Perché di fatto è così, Dio è il più elevato.

Dio merita un amore più grande, di quello che si può avere verso le persone che ci sono care.
Qui sta la ragione della stacco dai legami familiari.
Stare con Dio, seguire Cristo, comporta questa decisione netta, totale.

Si tratta di scelte non così semplici, perché son scelte che implicano il distacco totale da sé, dalle proprie dipendenze, e dai propri legami.

Data la gravità di questa decisione, qui Cristo suggerisce di prendersi del tempo per pensarci su.

Se in altri casi, Cristo chiede di seguirlo immediatamente, qui chiede un tempo di riflessione.
In modo che la scelta sia pensata. e totale.

Colpisce sempre che chi fa il salto in alto, o in lungo si ferma a contare i passi
in modo da arrivare a spiccare il salto col piede giusto, per darsi la spinta. Se sbagli il piede di appoggio, fallisci comunque.

Trovare tempo per soppesare e contare, è cosa giusta, necessaria.
Per non sfigurare davanti agli altri,
ma anche davanti a sé stessi e davanti a Dio,

La vita è data per edificare, è data per lottare contro tutto ciò che impedisce questa scelta.
Prima prendere coscienza, poi fare il passo decisivo.

Ciò cambia i rapporti sociali. Non interessa più possedere cose o persone.
Quello che la società considera come schiavo, in Cristo emerge come persona da amare
Ogni persona, malata o in carcere è preziosa perché è preziosa per Dio.
Cristo è morto per tutti. Allora ogni persona vale la morte del Cristo.

È quello che papa Francesco sta ripetendo in questo suo viaggio in Africa: Mozambico, Madagascar, le Mauritius.

Allora ci viene suggerito: trova del tempo per acquisire sapienza, guarda tutto e tutti alla luce di Dio,
contempla, ammira, gioisci, avvicina cose e persone non per catturarle, ma amarle, fattivamente.

Impegnarsi a fare saltare ogni forma di schiavitù, di sfruttamento nell’ambito del lavoro e della sfera degli affetti, della sessualità, nell’ambito famigliare.

A noi cristiani è chiesto un tipo di vita che faccia trasparire il fatto che seguiamo il Cristo sul serio.
Che Cristo ci dà comunque gioia, gioia del cuore.

E nei rapporti trovare quel tipo di festa,
nella vita nella danza, e nella liturgia che gli africani mostrano di averla, anche in questi pochi giorni trascorsi con papa Francesco.

 

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Pubblicato da su 9 settembre 2019 in Omelie

 

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Cristo resta ancora un vero riferimento di vita.

Cristo resta ancora un vero riferimento di vita.
Ha amato la terra e i suoi fiori e le sue stagioni.
Ha amato le persone alcune le ha guarite                                  20190824_114140
per tutti ha lasciato un messaggio.
Dio è padre di tutti,
la vita è un cammino una strada da scegliere;
quella giusta è stretta ma alla fine ripaga la fatica
perché porta alla pienezza della vita e della gioia.
Con cristo i comandamenti si riassumono in uno solo, amare
tutto e tutti.

È entrato del male nella creazione buona,
è opera del diavolo di colui che divide per dominare;
ma cristo ha vinto il male,
ha vinto anche la morte.
Essa è un passaggio cruciale, nel senso che è  anche un passo doloroso.
Ma il morire non termina nel vuoto porta in un’altra dimensione.
Ci vuole fede molta e semplice.
Alcuni santi han vissuto bene la morte.
San Francesco ha chiamato sorella la morte e ha voluto sentire cantare
il Cantico delle creature.
San Giovanni della croce si è fatto leggere il Cantico dei cantici.
Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore.
Sarebbe devastante aver passato la vita e non avere mai amato.

Il cuore di Dio è l’amore, perché Dio non è un solitario;
è unico, perche insuperabile realtà e vicenda di amore.
Lui è uno, unito e unico.
Padre Figlio e Spirito Santo.
E vuole che la sua circolazione di amore
circoli anche tra noi e nei nostri cuori.
Dio non è contro l’uomo,
desidera solo che l’uomo rimanga aperto a Cristo
perche con lui ci viene donato tutto,
anche cieli e terra nuovi.

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Pubblicato da su 4 settembre 2019 in Poesie

 

Adorazione eucaristica mercoledì 4/9

Mercoledì 4 settembre 2019

dopo la S. Messa delle 21,15
(indicativamente alle 21,45) ci sarà

    l’ Adorazione Eucaristica  

in chiesa a Giogoli

Come testo-guida della meditazione sarà usato lo stesso testo dello scorso 3 luglio.
Per questa ragione coloro che posseggono già il fascicolo distribuito in quella occasione, sono pregati di portarlo con sè.
Grazie 

 

 
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Pubblicato da su 3 settembre 2019 in Celebrazioni

 

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Omelia di don Giorgio – XXII domenica, anno C

“Al contrario, quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti
Lc 14, 13-14

L’epoca moderna, la nostra, ha eliminato almeno ufficialmente il sistema delle caste.
Le caste segnano confini invalicabili tra le persone. Non ci si può mischiare tra caste diverse.

Papa Francesco a pranzo alla “cittadella del povero”

È proibito ogni transito.
Ancora oggi si fa resistenza verso le persone di colore. Il razzismo è una casta a largo raggio.
Ancora oggi in India e in Birmania (Myanmar), la scena sociale è dominata dalle caste. L’induismo ha mantenuto forme di casta.
Non puoi innalzarti alla casta superiore. Anche i cimiteri sono divisi a caste. Il dalit deve restare al gradino inferiore. Il dalit non può avanzare nella carriera civile politica

Questa divisione in caste resiste anche in ambito cristiano.
Chi sta all’ultimo gradino sociale non può accedere all’università negli studi di teologia né può diventare vescovo. Anche tra i cristiani i cimiteri sono separati per caste. Si registra qualche timida apertura.

La sensazione che abbiamo nella nostra società è che le caste siano sparite. Perché si sarebbe creato uno stato universale omogeneo, transnazionale, organizzato in una società senza classi, come prevedeva Alexandre Kojève già negli anni 1933-1939; come si sperava dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989.
Ci si chiede è davvero così?

Di fatto la nostra cultura con la democratizzazione della società ha aperto a tutti infinite possibilità di salire di grado, di emergere.
Anzi nella società attuale se non emergi, se non sei visibile non esisti.
Questo determina un clima di concorrenza continua.

Certo l’emergere sulla scena pubblica ha una sua durata.
Tuttavia non dura molto tale esposizione, perché altri rampanti salgono sulla cresta dell’onda per emergere.
È questione di una stagione della durata di un’onda.
Emergi per del tempo poi ti sfibri a riva, sperdendoti nelle onde successive. Il vento e l’onda livellano ogni cosa. Si richiami la livella di Totò.

C’è un momento in cui si è tutti allo stesso livello. La morte livella ogni cosa. Il povero e il ricco son sepolti l’uno accanto all’altro.

Eppure anche la nostra società ha le sue caste. Le ha create e mantenute.
Ci sono diversi livelli, diversi gradini. In certi ambienti non entri se non sei dei loro.
Ci sono diverse caste sociali.

Il discorso del Cristo e la sua azione sono all’opposto di tutto questo

Già nell’Antico testamento la Parola di Dio suggeriva la mitezza, l’umiltà.
L’umiltà è una virtù che il mondo greco non recepisce.
Ma anche le nostre varie società non la recepiscono.
L’umiltà è percepita come una rinuncia, un fallimento; l’umiltà è una sconfitta.

Ma per l’uomo di fede è richiesta umiltà. Perché?

Perché il credente sa che la vera storia è fuori del clamore pubblico.
La facciata non è la verità della vita. La facciata può nascondere un vuoto.
La cosa essenziale è partecipare alla vita di Dio, non essere lontani da lui,
perché solo Dio rimane in eterno. I giorni si consumano come un vestito. Dio permane,

Il versante storico nostro, per quanto roboante, per quanto crei scenari impressionanti
per fare colpo per attrarre a sé, di fatto è scena che passa.

Si pensi alle varie mostre, ai vari palchi, alle varie premiazioni. Alle varie clientele di ogni tipo.
Onde successive che divorano le precedenti.
Il mare inghiotte ogni cosa.
Senza contare le varie denunce verso ‘protagonisti’ che dominano la scena per farli scendere, e anche eliminarli,

Cristo si è presentato mite e umile di cuore.
E prospetta agli uomini un tipo di vita che rovescia i parametri sociali.
Non cercare in modo ossessivo i primi posti.

Quello che la lettera agli Ebrei presenta è un altro orizzonte:
siamo tutti di passaggio. Non si deve dimenticare questo dato.
Muoversi sulla terra sapendo questo:
le radici e il destino ultimo sono oltre la scena storica ufficiale.

Certo, si può stare al governo si può occupare posti di prestigio,
ma chi ha fede non si monta la testa, vive proteso all’oltre il tempo
e vive il potere come servizio.

Pensiamo a san Tommaso Moro.
Il posto eminente da lui occupato non gli ha montato la testa;
anzi, lui ha finito la sua esistenza storica ponendo la testa sotto la ghigliottina.
Sorridendo e ringraziando, sperando che chi l’uccide si trovi con lui in paradiso.

Si può ricordare più vicino a noi Dag Hammarskjöld.
Nato in Svezia il 29 luglio 1905, il 7 aprile 1953 venne nominato Segretario generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Morì in un incidente aereo a causa forse di un attentato contro di lui il 18 settembre 1961. Il diario che ha lasciato rivela la sua profondità religiosa, la sua fede, e il suo intento di vivere il posto di potere che occupava come servizio. Come dedizione.

Cristo invita a occupare l’ultimo posto, e di farlo in modo sincero non calcolatore.

C’è chi si mette strategicamente all’ultimo posto, sapendo e sperando che poi venga fatto salire ai primi posti.

Nell’orizzonte della fede, il più grande si metta a servizio.

Da questa prospettiva e da questo atteggiamento deriva l’altra proposta del Cristo. Uscire dalle caste dai giochi di potere, presenti in tutti gli ambiti.
Chi è arrivato alla fede autentica non fa più distinzione delle persone.

Pertanto quando fai una festa invita a pranzo chi non ha nulla per contraccambiare.
Invita storpi, ciechi gli ultimi, gli umiliàti e offesi della terra;
non per liberalità, come potrebbe fare un mecenate.
Inviti gli esclusi per gesto di affetto sincero.

Ma questo è molto lontano anche da noi che ci diciamo cristiani.
Si sta spesso chiusi in se stessi.
Non per nulla papa Francesco spinte la chiesa ad essere chiesa in uscita.

A Roma, in una cena di festa per un cardinale, hanno messo un separé nascosto da varie piante verdi
tra la zona dei notabili e tutti gli altri invitati che non erano all’altezza!!! separati in casa.
Ad un certo punto il Cardinale deve aver percepito l’imbarazzo di questa separazione. È uscito di lì e si è portato in mezzo a tutti gli altri.

Ormai è diventato normale anche tra noi cristiani che inviti al pranzo di nozze
solo chi ha fatto il regalo agli sposi. E che quindi, il pranzo lo ha già pagato in anticipo.
Chi non fa il regalo rimane fuori, escluso.

Questo sarebbe il giusto atteggiamento del cristiano: invitare alla festa alla gioia
tutti quelli che stanno male, che istintivamente eviteresti.

San Francesco di Assisi ha avuto la conversione definitiva
andando incontro al lebbroso abbracciandolo.

Noi cristiani siamo diventati borghesi, e ci siamo divisi in gradini speciali diversi.
E ci sembra giusto, normale che sia così.
Nonostante tutto abbiamo conservato una gerarchia sociale molto ferrea.

Allora, per prima cosa, non dobbiamo avere un orgoglioso concetto di sé.
Sapere che tutto quello che sei e che hai ti è stato donato.
Se occorre vantarsi ci si vanta davanti a Dio.

“Il Signore ha guardato alla pochezza della sua serva” canta Maria.

A partire di qui riconosci il Cristo in ogni persona, anche in quella che istintivamente scarteresti.

Si può evocare un episodio.
La consorella dai modi disgustosi e respingenti era convinta di essere la preferita di santa Teresa del Bambino Gesù perché Teresa faceva di tutto per superare l’avversione che provava e per mostrarsi gentile verso di lei.

Questo lo possiamo vivere in famiglia prima di tutto,
e negli ambienti dove ci si trova a vivere.

In pranzi di nozze, nella Comunità papa Giovanni XXIII, sono invitati tutti gli esclusi, gli emarginati. E c’è sempre un clima di festa e di servizio.

Ognuno di noi può fare qualcosa del genere.
Si comincia dal bicchiere d’acqua offerto, si comincia da una piccola cosa, per cambiare il cuore e la relazione con gli altri.

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Pubblicato da su 2 settembre 2019 in Omelie

 

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