RSS

Omelia di don Giorgio – XXIX domenica, anno C

22 Ott

“Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me.” Gv 12, 32[1]

Beato Angelico – Crocifissione con santi 1441-42 – Convento di San Marco, Firenze

 

1.

Il mondo è un interminato teatro di guerra,

a iniziare dal primo violento spargimento di sangue,

da parte di Caino che massacra il fratello Abele e macchia la terra di sangue. La infanga di morte.

Da quel momento la violenza si annida nei solchi della terra, abita il cuore dell’uomo e occupa la scena dell’umanità.

Il secolo ventesimo ha conosciuto la prima e la seconda guerra mondiale. Trincee di sangue e cadaveri. Città bombardate e vite spezzate. I pochi scampati, o pochi ritornati lo sanno, che lo raccontino o no.

Il ventunesimo nostro secolo conosce la guerra mondiale a macchie, come l’ha definita papa Francesco. Più terre e nazioni nella stretta di bombardamenti e assedi. E morti.

L’Europa conosce un lungo tempo di pace, anche se ha causato e lasciato in altre terre conflitti continui che giungono a guerre e a stragi di ogni tipo.

Con la variante che in queste guerre non muoiono i soldati ma per lo più solo i civili.

Abbiamo accusato papa Pio XII di essere stato in silenzio davanti allo sterminio degli ebrei; abbiamo alzato toni e accuse.

Ma oggi, che è tutto sotto gli occhi di tutti, che guerre e stermini di innocenti ci sono noti anche attraverso immagini crude si mantiene un roboante silenzio, un prudente distanziamento, un vigliacco disinteresse, un colpevole mutismo. Si rimane indifferenti fino a quando spruzzi di sangue vivo non arrivano a macchiare da vicino le nostre terre e i nostri vestiti.

Nei nostri paesi così detti di pace, ci sono violenze infinite, omicidi e femminicidi e infanticidi pressoché continui, che fanno vittime come una sottile guerra continua, accompagnata da attentati.

Se ne può uscire?

2.

Anche il popolo di Israele ha sperimentato minacce e guerre.

Al tempo di Mosè si trovò a combattere contro il principe Abimelek.

L’esercito israeliano non era così sicuro né al sicuro.

Allora Mosè sale sul colle, si pone con le mani alzate per una preghiera incessante. Albero e croce.

Sopraggiunge la stanchezza, allora Aronne e Cur mettono una pietra perché Mosè si appoggi, mentre loro due, una alla destra e alla sinistra, gli sorreggono le mani, fino al tramonto del sole,

momento in cui cessa la battaglia con la sconfitta di Abimelek, il nemico per eccellenza di Israele.

Emerge comunque un dato, senza l’intervento di Dio, la pace non la si raggiunge.

Questo episodio nasconde una profezia, che il vangelo di Giovanni ha colto. Egli infatti vede in Mosè Aronne e Cur la silhouette della crocifissione del Cristo. Triplice sagoma e triplice crocifissione.

L’evangelista Giovanni non nomina i due ladroni. E non per nulla. Gli interessa altro.

Si limita a dire che Cristo è crocifisso tra due, uno alla destra e uno alla sinistra. Usandola medesima espressione dell’Esodo.

Cristo sta sul colle esattamente come Mosè, con le mani allargate in preghiera in mezzo a due.

Figura di croce – Mosè; realtà di crocifisso – il Cristo.

Allora la crocifissione di Cristo è vista una battaglia. Preghiera e guerra.

Contro chi?

Contro il principe di questo mondo. Il satana antico, menzognero e falso fin dall’inizio. Contro il principe dell’aria. Contro potenze invisibili.

Esiste una negatività totale e micidiale, che ottenebra cuore e mente, cielo e terra. Questa va sradicata.

Si fece buio su tutta la terra. Per tutto il tempo in cui Cristo resta innalzato sulla croce.

Ma in questo momento a Giovanni è dato uno sguardo più profondo:

vede oltre l’apparenza immediata.

Essere innalzati, essere posti in alto, è termine tecnico per dire la crocifissione.

Innalzamento è devastazione, strazio, sbrano. Sofferenza indicibile. Esperienza di asfissia. Esaurisci la resistenza, il fiato, il soffio. Senza più energia per spingere il corpo a prendere aria. Il peso del tronco è spossante. Muori sfinito, esangue, esausto. Disidratato.

Ma l’apostolo vede oltre. Scorge la scritta della condanna: Gesù Nazzareno, re dei Giudei.

Sì, innalzamento è anche il termine tecnico per indicare il momento in cui una persona viene fatta re; viene innalzato al trono. È salito al trono.

Tornano le parole del Cristo.

Quando sarò innalzato sulla croce, come un malfattore, allora vedrete….. cosa?

Si verificano due eventi.

Il principe di questo mondo, verrà gettato fuori, anzi verrà gettato in basso, verrà fatto sprofondare nello stagno di morte.

Evento e logica di innalzamento e abbassamento. Chi si esalta viene abbassato, chi si umilia viene esaltato. Come sa il canto del Magnificat di Maria.

Proprio mentre il principe viene eliminato,

Cristo viene fatto re.

La sua coronazione di spine, diviene la sua incoronazione regale.

E proprio mentre muore solo, come un cane reietto, scacciato fuori della Città santa,
attira tutto e tutti a sé.

Sì, certo, Gesù parlava di sé.

Il chicco di grano, caduto in terra, se muore, se si spappola, non rimane solo, diventa spiga, diventa moltitudine di chicchi di grano.

Cristo, il reietto, diventa re di tutti.

Si comprende: la motivazione della condanna diventa una dichiarazione di vera regalità.

Quello che lì, e così, muore

è davvero il re dell’universo e di tutte le genti, di tutti i popoli.

3.

Cristo, al di là delle apparenze, è un realista.

Sa che un nemico ha seminato zizzania, ho rovinato il buon campo, il buon mondo creato da Dio.

Ha rovinato anche il cuore dell’uomo: voi che siete cattivi.

Questa è l’ora delle tenebre. Non un attimo, ma una estensione. Un clima. Un’aria ammorbata.

La storia umana è guerra, uccisione.

Anche i mandati da Dio, gli inviati da Cristo vengono perseguitati, trucidati.

L’han fatto col Figlio, quanto più contro gli altri suoi servitori.

Che fare allora?

Trasformare la vita in preghiera.

Fare della vita una battaglia per la preghiera.

Ora et labora. Prendi la preghiera come un lavoro, come una battaglia.

Non è a caso che accadono certi fenomeni.

Ti assale la voglia di non pregare. Basta. Non smetti ancora, diminuisci il tempo della preghiera.

Ma più accorci il tempo dell’orazione, più hai meno voglia di pregare.

Si rimanda sempre il tempo della preghiera.

Si trova tempo per tutto, ma non per la preghiera adducendo giustificazioni e motivazioni. Valide!!

Ci si stanca, anche molto presto.

La mente divaga per ogni dove, a briglie sciolte.

Certe preghiere diventano meccaniche.

Le parole escono, ma il cuore è tutto da un’altra parte.

Pregate per non entrare in tentazione.

Lo spirito è forte, la carne è debole.

Il regno di Dio lo rapiscono i violenti.

C’è un momento in cui devi fare violenza a te stesso.

Non hai altro scampo.

Quanta fatica fa un tossicodipendente per risalire la china.

Quanta chi si perde perdendo cifre di denaro nelle scommesse, nelle corse dei cavalli, nelle macchinette…. ‘perché bevi? Bevo per dimenticare’.

Una battaglia spaventosa; ma se molli sei perso, sei finito.

Ma se stai raccolto, se ti consegni, se resisti alla prima smania, alla frenesia che ti prende,
allora inizi e prosegui un cammino di vita vera. Libera.

Se ti metti nell’occhio del ciclone…

Serve agli altri pregare? Non è una fuga dalla vita reale? Non è un fatto di élite?

Ma se preghi, divieni come uno che annaffia il seminato. Versare l’acqua sembra un gesto insignificante, inconcludente. Ma senza acqua non cresce niente.

La preghiera vera scende alle radici dei cuori,
a dissetarli dal fondo, a rimettere in circolo altri pensieri, altri atteggiamenti.

Quando si fa l’impianto della luce, occorre fare mettere il filo della presa a terra, perché i fulmini si scarichino sotto terra e non distruggano vite e abitazioni.

La preghiera è la presa a terra del piano di Dio.

I musulmani sono chiamati a pregare cinque volte al giorno. Interrompere il lavoro, volgersi verso la Mecca e pregare. Per loro vita sociale e preghiera sono un tutt’uno, o lo dovrebbe essere.

A noi Cristo non ci lascia regole, non ci indica tempi.

Sì, poi i cristiani, sul modello degli ebrei, hanno stabilito delle ore di preghiera. Riscontrandole a loro modo nell’esistenza del Cristo. Ora terza. Era l’ora nona.

Ma a noi Cristo chiede di pregare senza cessare. Ininterrottamente.

Fare coincidere vita e preghiera. Respiro e preghiera, come l’invocazione del nome di Gesù, come ci narra il famoso Pellegrino russo.

Di san Francesco si è detto: non tanto pregava, era diventato preghiera.

Per questo diviene uomo di pace, fratello universale.

Ma a questo si arriva attraverso momenti di preghiera. Che non vanno scartati.

Senza esercizi preatletici non c’è gara. Non c’è partita. Non c’è corsa.

Senza esercizi alla sbarra, per quanto monotoni siano e ripetitivi, non c’è danza.

Si ammira e si applaude una performance di minuti. Ma dietro ci sono ore di esercizi.

Dopo tempi di pena e fatica sorge l’estasi e le segreta gioiosa

percezione della presenza di Dio. la preghiera ti conduce in alto e nell’intimo.

E all’improvviso sgorga un grido.

Padre! Mio Dio. Mio dolce Gesù. Tu Spirito, soffio di vita.

Quando preghi, entra nella stanza del cuore e della casa.

Lì sarai con Dio, e Lui con te.

Aperta la stanza del cuore, accolto il Signore col Padre e lo Spirito,

ti fai cuore del mondo. Pulsi da dentro la vita buona, vera.

 

***

 

Siamo oranti, viandanti oranti. La preghiera è come la vita. È un viaggio.

Preghiera e viaggio ‘faticosi’ procedono insieme, di pari passo.

La vita è un viaggio duro e rischioso, un soffrire, un peregrinare, un errare, un cercare la propria dimora nascosta; storia carica di discontinuità nella coscienza della luce (Ernst Bloch).

____________________________

[1] Ho sostituito Luca 18,1-8 con il vangelo di Giovanni 12,27-34 e 19,17-22 perché più in consonanza col testo di Esodo 17,8-13

 

 

Scarica il testo in formato pdf (299 KB)

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 22 ottobre 2019 in Omelie

 

Tag: , , , , ,

I commenti sono chiusi.

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: