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Omelia di don Giorgio – FESTA DI MARIA IMMACOLATA

11 Dic

Omelia di don Giorgio – Festa di Maria Immacolata
Nata luminosa e libera. Si è fidata completamente di Dio, si è affidata a Lui.

Antonello da Messina – Annunciata (1475) – Palermo, Galleria Regionale della Sicilia

 

In un tempo di femminismo e di rivolgimento delle figure maschili e femminili,
la festa di oggi sembra anacronistica e anche assurda, fuori da ogni senso di realismo effettivo.
Maria oscilla tra una figura barocca e una figura evanescente, ingigantita o sbiadita.
Sembra non avere neppure ‘la pesantezza della carne’.
Già il Cristo ci appare più uomo. Si può dire di Maria che ci appare più donna?

La sua figura, la sua esistenza storica si riduce a ben poco. I testi canonici non dicono granché di lei. Alcuni sono totalmente silenziosi, altri sfuggenti.

Eppure la Chiesa ha emesso dogmi riguardanti Maria, dogmi che sembrano fondati su nulla o su argomentazioni fasulle, forzate o che comunque non hanno una vera cogenza, come dimostra la separazione tra chiesa cattolica e chiesa ortodossa proprio in rapporto alle verità di Maria e agli onori che le si rendono, per non parlare delle ‘riserve’ da parte della chiesa protestante.

Eppure ci si dovrebbe chiedere: perché Maria ha occupato [imperversato, direbbe qualcuno] tanto spazio nell’immaginario delle persone di tutti i secoli e di tutti i continenti, fino al presente.
Ci sarà pure un motivo? Han perso tutti la testa?
Meglio perderla per Maria che per altri personaggi abbastanza truci e violenti…

Proviamo ad andare al di là del questionare, per capire di cosa si tratta.

 

Maria rappresenta il sogno di Dio.
Dio aveva pensato all’Umanità tutta con tutto quanto si è verificato in Maria.

Dio, l’ad/solutus, il totalmente libero, ha voluto rapportarsi a una creatura umana che Lui stesso mette in vita. La creatura umana, che è a una distanza abissale da Lui, Dio l’ha voluta distinta da sé ma vicino a sé.

Per fare questo, si è proposto alla persona umana, come ha fatto con Maria.
Non forza, non violenta come tante altre divinità.
Si pensi anche solo al ratto di Europa. E alla violenza di Giove.

Dio ha avvicinato Maria facendole la promessa di renderla partecipe della propria vita,
alla condizione che si fosse fidata totalmente di Lui. In piena libertà.
Ora, chi può fare un atto di fiducia se non chi ama, e che ama senza condizioni e restrizioni, che si apra totalmente all’Amante, che faccia dono della propria intimità, senza una falsa ritrosia:
senza timore di perdere la propria intimità. Se la si offre in dono all’Amore, è grande cosa, perché solo donata diventa vera intimità.

Tale fede-fiducia implica un consegnarsi totale a Dio. Lasci a lui la guida della tua vita.
Deciderà lui, l’illimitato come portarsi e porsi nel limite della creatura umana.
Non è l’uomo che decide, ma Dio. All’uomo è chiesto solo di fare spazio, di non porre limiti, né condizioni. Non è cosa facile, come si può pensare.
Fidarsi di Dio, è sempre un triplice salto mortale. Non è cosa da poco.
Ci vuole coraggio e spregiudicatezza. Forza e follia.

D’altra parte un amore o è totale o non esiste.
Chi ama non può che fare dono di sé.
Donarsi a intermittenza, donare parti di sé, o cose anche fatte da sé, non è ancora amore.

Sono due i verbi che Dio usa avvicinando la persona umana: Ascolta, e vieni.
Fai silenzio, fai tacere ogni rumore del tuo ego smoderato, Ascolta.
Il tuo ‘io’ esiste solo perché Lui ti ha detto per primo: tu!
Dicendoti tu, ti dà esistenza e consistenza. Non esisti prima. Accedi all’esistenza nel momento medesimo che ti dice: tu! Vivi!
È nell’ascolto di Lui che trovi la tua con/sistenza. Stai, se stai con Lui.

Per questo ti dice: ex-isti, esci. Ti chiede: vieni.

Esci da te. Volgi il tuo sguardo a me. Non voltarmi solo la schiena.
Mostrami il tuo volto, e guardami.

Voltati Sulamita, ché vogliamo vederti.

Vòltati, vòltati, Sulammìta, vòltati, vòltati: vogliamo vederti! Che cosa volete vedere nella Sulammìta durante una danza a duplice coro?  2 Come sono belli i tuoi piedi nei sandali, o figlia di nobile!
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili, lavoro di mani d’artista
. (Cantico dei c. 7,1-2)

Lascia ogni cosa e casa.
Il tuo io, il tuo parentado, la tua dimora, i tuoi progetti, il tuo sogno.

Io ti amo infinitamente di più, di quanto tu ami te stesso. Ci credi?
Puoi fidarti. Vieni e consegnati a me, che mi sono consegnato a te.

Non vedi questa luce che fa luce su tutto, che fa vivere ogni cosa, col suo calore e la sua luminosità.
È la mia luce; sono io la Luce. Non sono gelosa di me; mi effondo fuori di me,
perché io che sono Il Tutto, voglio un tutto davanti a me, ti voglio tutto per me.

Se la creatura umana si apre a me, tutto diventa suo.
Me stesso e le creature che io ho posto in vita.
Tu appartieni a me, ma adesso anche io appartengo a te.
Mi sottometto a te, che ti sottometti a me.
Una creatura che vive questo, diviene luminosa, splendente.
Splendente dell’amore che io le ho dato. Della luce che io sono.

Mosè era ripieno della mia luce; non potevano fissarlo in faccia.

A chi amo e mi ama, io comunico il mio stesso Spirito, fuoco di amore e di allegrezza.
C’è qualcosa di femminile nello Spirito.
Esultò di Spirito santo.

Anche Maria può dire: il mio spirito esulta.

 47 e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore
48 perché ha considerato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49 Perché grandi cose m’ha fatto il Potente, Santo è il suo nome,
(Lc 1,47-49)

Dio seguita a dire.
Lo Spirito è spazio, ambiente, grembo. Grembo che accoglie e feconda.
Che è felice, esulta. Passeggia e danza con me e mentre creo le cose.
Lui le raggiunge e le tocca col suo soffio, e tutto si mette a danzare.
I cieli dei cieli, le acque dei fiumi e dei mari, i fiori e le piante.
Quando il vento passa sui campi, è il suo Soffio che tutto attraversa e muove.
Tra lo Spirito e Maria c’è una complice intesa. Si capiscono tra loro.

o vergine d’Israele, di nuovo ti abbellirai… e uscirai fra la danza dei festanti (Ger 31,4)
Allora si rallegrerà la vergine nella danza (Ger 31,13)

Quando Maria va da Elisabetta, ci va con un passo di danza e con il cuore pieno di esultanza.
Neanche il deserto impedisce questo passo.

Non per nulla l’icona che rappresenta l’incontro di Maria e Elisabetta
mostra le due donne in passo di danza, i loro grembi danzano, roteano,
i loro due figli sussultano in grembo, gioiscono come gioiscono le due donne.

Elisabetta ha colto la ragione profonda di questa gioia intima che esplode.
Maria ha creduto all’adempimento della Parola di Dio.
La sua adesione non è adesione vaga né è un’ adesione di testa, di intelligenza;
non è convinzione raziocinante;
è adesione di Sposa a Sposo; è atto di abbandono della creatura al Creatore;
è la fiducia totale: quello che Dio promette si compirà comunque,
qualunque sia la modalità che Dio sceglie per portarlo a tal fine,
perché Maria non ha posto nessuna resistenza.

Ecco l’ancella del Signore; mio volere è il tuo disegno su di me;
voglio quello che tu vuoi per me e attraverso di me.

Non mi preoccupano più le difficoltà, ma neppure la mia misura limitata, perché tu sei Dio,
un Dio inimmaginabile, nuovo, sempre nuovo.
Come il suo Spirito, che viene da ogni dove e soffia per ogni dove e in ogni tempo che gli aggrada.

Per questo non resta che la consegna. La consegna di sé.
Con la spregiudicatezza di una donna; di una giovane donna;
di una donna con la totale propria integrità.

Dio stesso resta sorpreso, emozionato e compiaciuto
Di questa ragazza di paese, che in segreto e in disparte si è totalmente fidata di Lui.
Allora Dio, che sa e vede – e Lui ha la vista lunga – la vuole bella, totalmente bella fin dal suo sorgere, dal suo nascere. Le dà in anticipo quello che le avrebbe dato al termine della vita,
e che lei stessa, amando, avrebbe conseguito.

È un privilegio. Ma non stizzoso né ingiusto.
Quello che Dio fa in Maria, è quello che ha previsto per ogni persona umana.

Paolo o chi per lui, ha ben compreso.

Dio ci ha amati fin dalla creazione del mondo,
perché fossimo immacolati nell’amore.

Perché Cristo, il Verbo fatto carne, voleva per sé una Donna bella,
senza macchia, senza ruga o di alcunché di simile.
La voleva splendida di gloria, di quella Gloria che lui ha da sempre presso il Padre e con il Padre.

Solo l’amore è la Bellezza, solo l’amore trasfigura.
L’amore chiama a uscire dal buio, dalla notte.

La notte è del tradimento, del principe di questo mondo.
La notte è quella che abita il cuore di Giuda che lo accoglie.
La notte è tenebra, appartiene al principe delle tenebre.
È tenebra di morte.

Per questo, quando Cristo muore, si fece buio su tutta la terra.
Ma non durò molto. Perché il Principe di questo mondo non può nulla contro il Cristo.

Il buio oscurò per del tempo l’anima trafitta di Maria.
Ma lei sperò contro ogni speranza.
Non smise di confidare in lui. Lui avrebbe trovato una via di uscita.

Questo suo permanere nella fede, la fa ancora più bella e luminosa.

Per questo al momento della sua morte, poteva conseguire solo il suo ingresso nella gloria, nella Luce. Maria adesso è nella luce.

È un primo passo dell’Umanità verso Dio e in Dio.
Lei, una volta entrata, tiene la porta aperta per ogni uomo.

Diventa madre e punto di riferimento. Stella e luce che feconda.
Si interpone sempre tra il giudizio di Dio e la creatura umana.

Disposta a coprire sempre col suo manto ogni uomo.
È questo che la pietà popolare ha compreso.

Maria non fa ‘la bella statuina’, non fa la modella che ostenta se stessa.
Approfitta della posizione in cui è stata posta, per mettersi a disposizione degli uomini.
Per farsi madre e richiamo continuo all’alto, a Dio, alla bellezza vera.

Sapendo che questo piace al Cristo, perché è morto perché ogni uomo sia salvo, e salga là dove Maria è entrata.

A noi non resta che guardare Maria, imparando da lei l’atteggiamento giusto;
vivendo una lenta ma decisa trasformazione di noi stessi.
Passando dalla tenebra alla luce, divenendo persone luminose perché amano dimentiche di sé.
Non ripiegate su di sé, ma col volto rivolto a Dio e ponendo attenzione a chi ci sta accanto ed ha bisogno di essere aiutato, ma soprattutto amato.

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Pubblicato da su 11 dicembre 2019 in Omelie

 

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