RSS

Omelia di don Giorgio – Avvento III domenica A

15 Dic

Omelia di don Giorgio III domenica di Avvento – anno A

«E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. Egli è colui, del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te.» Mt 11, 9-10

I.
Siamo dentro la storia, dentro il fiume del tempo che scorre, che ci trasporta.
Ma è anche lo spazio dove noi procediamo per maturare le nostre persone,
far crescere le nostre potenzialità, dare realizzazione ai nostri desideri.
Mentre camminiamo, siamo chiamati a incidere e decidere anche il percorso della storia umana.
In certo senso siamo chiamati a lasciare un segno dentro questo fluire, a dargli un orientamento.
Per se stessi, per i vicini e per quelli che verranno dopo di noi.

Questa è la parte entusiasmante dell’esistenza umana ma è anche la sua parte drammatica.

Si pensi alla vicenda della scoperta della fusione dell’atomo, della energia atomica.
Ci sono date precise e ci sono uomini con nome e cognome (da Fermi e compagni, il fior fiore delle intelligenze di quel tempo, Einstein compreso, il fisico J. Robert Oppenheimer che fu il direttore del Laboratorio di Los Alamos, durante lo sviluppo e la progettazione della bomba atomica), che hanno legato il loro nome a questa scoperta. Scoperta che perdura.

Da una parte c’è la scoperta di una enorme energia, che potrebbe essere utilizzata al meglio.
Ma c’è anche chi, avendo intuito il potenziale, la sfrutta per la distruzione, per imporre il proprio potere. Potere e potenza distruttrice insieme.

In fondo oggi viviamo con la presenza di questa energia scoperta dall’uomo.
Aiuto e minaccia. Si pensi alle scelte della Corea del Nord.

Così è per ogni realtà storica umana.

Allora ci si chiede: che tipo di persona lascia un segno nella storia, e che tipo di segno?

Deesis – Mosaico bizantino nella chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli (Istambul) – 1261 circa.
Particolare raffigurante Giovanni Battista
(Ioannes Prodromos)

II.

Nella scena della storia passano tipi di persone diverse. Per individuarle ci serviamo delle parole del Cristo.

  1. Ci sono persone come ‘una canna sbattuta dal vento’. Persone banderuole, opportuniste.
    Persone che non hanno forza, consistenza. Nessuna fermezza. Nessuna costanza.
    Sono sbattute da ogni vento. Cedevoli e qualunquiste. Persone don Abbondio, senza coraggio.
  2. Ci sono persone con abiti di lusso. Che hanno fatto del lusso lo scopo e la condizione della loro vita.
    Agiatezza e ostentazione. Raffinatezze e cose preziose.
    Vita gaudente e spensierata. Profumo e pranzi.
    Lascia che gli altri fatichino e si ammazzino. Noi ce la spassiamo. I gaudenti.
  3. Ci sono persone sagge col dono della profezia. Scandagliano cuori e situazioni. Intuiscono gli andamenti della storia e i movimenti dell’economia. Scavano profondità d’anima e storia.
    Avvertono anche la dimensione del religioso.
    Ma lo vivono a intermittenza. E forse alcuni ne fanno una faccenda privata o una fonte di guadagno; altri lo confinano in una sorta di comportamento sociale codificato, in una formalità. In una parata.
    Dando spazio anche a una certa moralità, una certa condotta di vita.
    Anche la filosofia era un esercizio di pietà. Si pensi agli Stoici antichi, al romano Cicerone, al filosofo Kant. Anche le tante tavole moderne dei diritti. Molte cadute a vuoto, se ancora si fanno guerre e si sfruttano e si uccidono donne e bambini.
  4. C’è anche qualcuno che è più che un profeta. Questi avverte la presenza del divino. La presenza dell’elemento decisivo della vita sociale e della vita storica. Avverte l’arrivo di un personaggio decisivo. Giovanni il battista ne percepisce l’imminenza. Lo sa vicino, presente.
    Ma l’attende secondo uno schema che è quello ‘religioso’. Un religioso con un risultato sociale evidente, che cambi in modo radicale la convivenza umana.
    Non per nulla chiede dei segni per orientarsi, per identificare l’Atteso, il Messia, il Liberatore.

III.

In certo senso la sua attesa è corretta, e Cristo viene incontro a tale esigenza.

Ma sa che questo tipo di attesa non è tutto. Non tocca, non raggiunge il vero elemento risolutivo.

Per Cristo il miracolo, per quanto eclatante, non finisce in se stesso. Non è puro spettacolo, quasi atto magico o pirotecnico. Il miracolo è segno di altro.

Ciò che preme al Cristo non è la sola guarigione fisica; gli sta a cuore il cuore dell’uomo.
Che l’uomo trovi la verità che fa liberi e fa sorgere la gioia del cuore.

Chiarito questo, Cristo può lasciarsi andare a offrire uno spettacolo diverso, sorprendente. Può permettersi di stare con i beoni, con le prostitute, con persone sbandate dietro il piacere o dietro il potere, in qualsiasi forma esso si esprima.
Il vero miracolo è questo tipo di presenza e comportamento del Cristo.
Fuori delle strettoie moralistiche, fuori delle sbarre legali, fuori dei capovolgimenti rivoluzionari, che son sempre sanguinari.

Chi di questi umiliati e offesi della società incontra il Cristo, diventa una persona nuova, che trova ciò che in verità il suo cuore cercava. Si pensi anche solo alla donna di Samaria. La sua fatica quotidiana, la sua ricerca amorosa e la sua attenzione religiosa esplodono e si compiono incontrando Cristo.

Possiamo dire in tutta sincerità: CHI HA PERSO LA FACCIA, ACQUISTA IL VOLTO.

Sta qui forse la ragione vera del perché il più piccolo del Regno sia più grande del Battista.

Perché entra in un’altra dimensione. Che non tradisce le attese, ma le compie superandole.

Si verifica una vera svolta epocale, nella vita della persona e nella vita sociale.

Cristo compie il miracolo, ma lo sorpassa. Compie il religioso, ma lo supera.

Questo è il cuore nascosto della sua vicenda storica.
Cristo non muore neppure come profeta. Non viene ucciso in Gerusalemme, ma fuori delle sue mura. Viene mandato fuori della città santa, espulso. Come un reietto.
Tutto fuorché religioso profeta. Tutto fuorché il messia atteso.

Cosa ha di divino, di religioso un tipo così… che si comporta così, e muore così.
Un vero Don Chisciotte. Un vero Idiota, alla Dostoevskij.

Cristo delude ogni tipo di attesa: politica e religiosa, rivoluzionaria e moralistica.
Non per nulla il Grande inquisitore di turno, re sovrano e sommo sacerdote, lo estromette: vattene.

Non per nulla, sia il potere politico che quello religioso lo condannano.
Cristo è fuori della loro logica e delle loro prospettive di ‘progresso continuo’, potremmo dire.

Anche la sua nascita è così. Si muove in questo clima. È raggiunto dalla lunga ombra omicida di Erode il Grande e dei suoi continuatori.

IV

Ci è chiesto altro sguardo ma anche la liberazione da tante pastoie che occludono il cuore e soffocano la vita, quella autentica fatta di rapporti veri.

  • Chi cova odio e violenza in cuore, è un perduto. Deve stare attento a non ingannarsi.
    L’esplosione esterna non è a caso. Il vulcano erutta perché nelle sue viscere tutto ribolle.
    Se non si arriva al cuore pacificato, diviene tutto finto, falsato.
    L’aggressione, la rabbia verso gli altri rivela l’esplosione del nostro cuore non rappacificato.
    Non serve dire: me le hai tirate fuori tu, mi hai obbligato tu.
    Perché se in cuore non c’erano non venivano neppure fuori.
  • La preghiera vera ammorbidisce il cuore, fa ‘presentire’ il divino. L’incontro con Dio brucia la carne. Si rimane segnati, ustionati.
    Diversamente la preghiera è formula esterna, recitazione delle labbra quando il cuore è lontano.
    Anche la liturgia diviene cerimonia. Passerella, debito sociale del clan cui si appartiene, ostentazione e mostra di sé, pretesto di incontri.
  • Chi incontra e abbraccia il Cristo lo vede in ogni persona, anche e forse molto di più nell’ubriacone, nella prostituta, nel fariseo e nell’ipocrita… qui Cristo sta alle strette, geme,
    Ma chi ama non aspetta che l’altro sia santo per amarlo. Come ha fatto e fa Cristo con noi.
    Saremmo dei perduti, a meno che uno non si senta già giusto e santo, ma questi forse, anzi senza forse, questi sta mentendo. Considerarsi santi davanti al Santo dei Santi!!!! Un po’ problematico.
    L’altro è sempre quello che è incappato nei briganti e che ora giace ferito a terra, e che solo con la sua presenza chiede di fermarti e di soccorrerlo con quel che puoi.
    La scusa ‘legale’ e ‘religiosa’ per ignorarlo, è davvero inquietante: con la scusa di servire iddio – da te immaginato – non soccorri il DIO REALE PRESENTE NEL BISOGNOSO.

Per questo ci vien detto: NON LAMENTATEVI GLI UNI DEGLI ALTRI.
Lamentarsi è sterile, inutile. Non porta nulla. Son solo fiatate micidiali che bloccano.
È attendersi una situazione ideale, che non arriva mai.

È un trucco per nascondere se stessi e per trovare scuse per non impegnarsi.
Ma di fatto, chi si scusa si accusa. Mette in evidenza un io non pacificato, alle prese col proprio ego.
Un interno devastato da rabbie, pulsioni omicide, bisogno di affermazione a tutti i costi.

Chi ha accusato la donna di adulterio, si è scoperto più adultero della donna stessa e se n’è andato.
La lamentela ha un effetto boomerang. Tristezza e pianto. Deserto.

Chi si apre al Signore, rivive. Acquista sensi nuovi. Sei una persona nuova, rinata.
Di Saul dicevano: non è lui il persecutore dei cristiani?!
Saul diventa Paolo. Piccolo. Si è fatto piccolo davanti al suo Signore,
lascia da parte l’orgoglio, l’esaltazione di sé.
‘Esalta il Signore, anima mia. Da lui ogni mio bene.’

2.

Anche una comunità che si apre al SIGNORE rivive.

Ha occhi nuovi per vedere, e cuore per amare.

Il lamento diventa canto.
La situazione che ti contraria, che ti ostacola, che ti ferisce
Si trasforma in pace.
Ivi è perfetta letizia.
Non quando tutto va bene, anzi: quando tutto va male:
Allora si fa e c’è spazio per la perfetta letizia.
Rispondi al male con il bene, con l’amore.

Allora fiorisce la gioia.
Il volto rabbuiato e oscuro del Caino che è dentro di noi, diventa luminoso.
Il deserto dei rapporti faticosi e ostili diventa un giardino, che si ammanta di fiori.
C’è un profumo di rapporti buoni. Veri, senza finzioni, senza secondi nascosti fini.

3.
Occorre chiedere a Dio che questo accada, che ce lo conceda.
Siamo chiamati a questo. Irrobustite le mani fiacche.
Rendete salde le ginocchia vacillanti.
Non siate dei pugili suonati, traballanti, sul punto del Kappa-O,[1] di finire a terra, sul tappeto.
occorre ritrovare la festa, la danza dello stare insieme.
Mettere da parte l’avere sempre da ridire su tutti e su tutto.
Di volere sempre ragione,
Di scovare, come segugi, il lato debole o mancante dell’altro .

Passando davanti alla carogna di un cavallo morto
Gli apostoli dicono: signore guarda che schifo.
Gesù risponde: come sono bianchi i suoi denti.

Acquietarsi nel Signore. Andare a lui. Guardare lui, e guardare con lui e come lui.
Il distintivo dei cristiani è: guarda come si amano.

Come è bello e piacevole che i fratelli stiano insieme.

È questo il natale da attendere e vivere.

[1]  K.O. locuzione inglese Knock Out : picchiare (to knock) per mettere fuori (out) combattimento’  nel pugilato.

Scarica il testo in formato pdf (350 KB)

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 15 dicembre 2019 in Omelie

 

Tag: , ,

I commenti sono chiusi.

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: