RSS

Omelia di don Giorgio – Avvento IV domenica A

28 Dic

« Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele: Dio-con-noi» Is 7, 14

Siamo abituati, anche per certi film, a collegare il divino con le cose spettacolari,
altisonanti.
Ma con l’arrivo del Cristo viene confermato che Dio agisce nel feriale.

Dio agisce nella storia. Entra nella trama dei giorni feriali.
E lo fa attraverso la vita di alcune persone che lui sceglie.

Il cuore della motivazione della scelta sta in Dio;
è sicuro che non ci sia qualcosa nel cuore umano che attira quello divino?

1.

Maria è donna di paese. Non abita reggia o palazzo, ma un villaggio.
Dove vige la concretezza della vita.
L’accensione del fuoco, la custodia dell’olio,
il procurarsi acqua e vestiti.

Donna normale, è già impegnata per Giuseppe. La solita trama di tutti.

Ma lei ha un cuore sano.
Ha una fede semplice. Appresa con il latte, con l’aria respirata,
con le storie di donne di Israele. Le sue eroine.
Il canto del Magnificat la dice lunga.

Che le hanno lasciato dentro il fuoco dell’amore e la prudenza della donna saggia.
Anche davanti agli angeli.
Che poi dopo tutto sia come Dio vuole.

Come gli occhi della serva alla mano della padrona,
così i miei stanno rivolti al Signore (cfr. Sal. 123,2).

Ecco l’ancella del Signore.

Questo Maria ha imparato. Ma questo l’ha saputo dire,
in tutta schiettezza e con la totalità del suo cuore.
Ma anche con la totalità della sua carne.

Questo ha sconvolto Dio Padre. Questo ha attirato lo Spirito, questo ha mosso il Figlio.

Io sto alla porta e busso, se qualcuno mi apre…

Maria ha aperto, senza richiudere, senza sguardo indietro.

Chi pone mano all’aratro e si volta indietro non è adatto per il Regno di Dio.

Ha seguitato a tenere gli occhi su di Lui,
e ha seguitato a dire ora come allora: fate tutto quello che vi dirà.

Fatevi servi, servitori. Ancella. In totale fiducia.
Dite come me e con me:

Ecco l’ancella del Signore,
che di me avvenga quello che vuoi tu.
Quello che aggrada a te, aggrada anche a me. Per partito preso.
Il partito dell’amore che si fida e si affida.

2.

Giuseppe è ancor più ‘anonimo’, silenzioso. Sta molto in disparte.

Eppure è un uomo di fede. Si fida di Dio, e ha una idea bella e alta di DIO.

Mi ha colpito la interpretazione data da san Basilio sull’intenzione di Giuseppe di chiudere la relazione con Maria, di allontanarla dalla propria vita.

Siamo soliti pensare che Giuseppe ritenga Maria una donna poco affidabile;
se è rimasta incinta e prima di andare a convivere, significa che è una donna da rimandare a casa sua.

Per Basilio invece le cose stanno diversamente: Giuseppe ha intuito che quello che sta accadendo a Maria è qualcosa di non normale; c’è la presenza dell’intervento di Dio.
Allora lui non vuole appropriarsi di ciò che non è suo, soprattutto se è azione di Dio.
Lascia libero campo all’agire di Dio.

Questo significa che Giuseppe fosse uomo giusto:
è giusto chi ha fede e lascia agire Dio secondo i suoi programmi.

Quando capisce questo, comprende anche che vien chiesto a lui di stare accanto a Maria
Fa parte del volere di Dio; allora Giuseppe accetta. Segue. E accompagna.
Vivendo un grande rispetto il compito che ha verso Maria e verso quel Figlio che nasce.
Un Figlio Emanuele; un figlio che è la presenza di Dio, che sta con noi, che si fa vicino
al destino degli uomini.

Poi Giuseppe sparisce. Probabilmente è morto prima che Cristo iniziasse la sua avventura pubblica.
La tradizione vuole che sia stato Gesù stesso a accompagnare Giuseppe alla morte.

Cosa fa allora Giuseppe?

Cristo e Maria, Cristo sposo e la Chiesa sposa Affresco, 1218 circa – Coro del Monastero di Santa Maria di Monteluce, Perugia

Avverte che Maria è la Vergine desponsata a Dio; la donna che si consegna totalmente a Dio.
Avverte che in certo senso anche tra Cristo e Maria si dà come un mistero di Nozze. si dà una intimità e una missione unica e totalizzante.

Allora, se si può, possiamo dire: Giuseppe sposa Maria, sposando le sue nozze con Dio, la sua missione col Figlio, figlio che è lo Sposo unico, escatologico. Lo Sposo verso il quale tutti dobbiamo andare incontro.

Si può dire, tra Maria e Giuseppe prende forma e vita il SACRAMENTO.
Nel segno del sacramento nuziale ci si apre alle nozze con Dio.
Anche la vita a due è destinato a un amore ancora più alto e più grande.

ALLORA possiamo ritenere per noi almeno tre indicazioni.

  1. Ci viene chiesta una fede. Come quella di Maria e come quella di Giuseppe.
    Un fidarsi semplice, feriale. Accorgersi della presenza di Dio anche nelle cose quotidiane.
  2. vivere il sacramento aperti a Dio.
    Il nostro amore è orientato a Dio, all’infinito. Se ci si chiude, o si chiude l’altro nel nostro abbraccio lo si soffoca, lo si stritola. Ogni amore di possesso è falso.
    L’abbraccio fra noi abbraccia Dio stesso.
    Se ne avessimo consapevolezza sarebbe diversa la vita di coppia, di casa, di famiglia, di comunità.
    Un amore aperto alla fede in Dio, senza pentimenti.
  3. vivendo il feriale già pieno di Dio.
    Il miracolo più vero è la trasfigurazione del feriale. Ogni feriale è banale; ogni feriale è ripetitivo, monotono; è anche deludente.
    Ma se lo si apre a Dio; se si porta Dio nel feriale, allora avviene la trasfigurazione.
    Si possono cambiare tanti rapporti; ma senza trasfigurazione del feriale, si ricade nella stessa squallida monotonia. Ci si soffoca. Manca l’aria.
    Fare tutto aperti a Dio; anche il gesto più semplice, la carezza, è atto di Dio. attraverso la mia mano passa la Mano di Dio; nel mio cuore batte il Cuore di Dio. Sul serio.
    Questo apre l’infinito e all’infinito.

Si tratta di arrivare a quella fede che scommette solo sull’Amore di Dio, come ha fatto Maria.
Una fede semplice che si mette a disposizione di Dio.
Sapendo che Dio mi ama molto di più di quanto io possa amare me stesso.

 

Scarica il testo in formato pdf (275 KB)

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 28 dicembre 2019 in Omelie, Sposi

 

Tag: ,

I commenti sono chiusi.

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: