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Omelia di don Giorgio – Giovedì I settimana – anno A

18 Gen

 «i Filistei attaccarono battaglia, Israele fu sconfitto e ciascuno fu costretto a fuggire nella sua tenda. La strage fu molto grande: dalla parte d’Israele caddero tremila fanti.In più l’arca di Dio fu presa e i due figli di Eli, Cofni e Pìncas, morirono» 1 Sam 4, 10-11

La sconfitta degli Ebrei e la cattura dell’Arca da parte dei Filistei segna drammaticamente la storia, la vita degli Ebrei (1 Sam 4, 1-11).

Questi si sanno il popolo eletto; hanno visto i prodigi compiuti dal loro Dio. Un Dio potente che ha sconfitto di volta in volta i nemici, i vari popoli incontrati.
Dio si è manifestato superiore alle altre divinità. Quindi è un Dio onnipotente, si può contare su di lui e stare tranquilli.

A questo punto è stato facile e rischioso per gli Ebrei adagiarsi, dando per scontata la presenza e la difesa da parte di Dio. Oltre tutto avevano con sé l’Arca, il luogo e lo strumento della presenza di Dio che camminava con loro, che stava in mezzo a loro.

L’Arca, col suo relativo peso e la ridotta misura, era a portata di mano; delle mani. Era facile portarla e, infine, manovrarla.
Era altrettanto facile stabilire con Dio un rapporto magico: conti sul divino, ma dis-stacchi il cuore da Dio. Così sembra di stare col divino, ma il cuore è lontano. Il semplice contatto fisico col divino non è vita di fede.

La  certezza feticista venne abbattuta con una sconfitta umiliante.
Oltretutto i rappresentanti del sacerdozio sono fatti prigionieri e l’arca viene sottratta, sequestrata.

Una lezione terrificante.
Che ha tanto da insegnare anche a noi cristiani.
Abbiamo il tabernacolo. In una città ci sono molte chiese, per cui ci sono tantissimi tabernacoli.

Ma è facile farne l’abitudine, non farci più neppure caso, finendo per stabilire un rapporto come con un feticcio. Ti segni, fai anche la genuflessione, ma il tuo cuore è altrove. Sai che ‘dio’ dimora tra le tue case, che sta sotto il tuo stesso tetto.

Ma non dai più il bacio appassionato al Signore, al Dio della tua vita.

Anche nella Comunione: la presenza del Signore non permane più di tanto. Hai altro da fare, hai altre occupazioni più urgenti da sbrigare. Hai fretta di andartene.
Dio passa al secondo posto, anzi all’ultimo posto.

Poi ci si meraviglia che le cose non vadano per il verso giusto e che anzi ti si rovescino contro.

Dio non dà nessuna garanzia terrena economica. Vuole essere amato per stesso. Vuole che perdi tempo per lui, che passi tempo con lui.

Rimetti il ginocchio a terra; fissa di nuovo gli occhi su di lui; e il tuo cuore arda di nuovo per lui: Mio Dio, mio Tutto. Ti adoro dal profondo del cuore con tutto di me.

 
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Pubblicato da su 18 gennaio 2020 in Omelie

 

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