RSS

Archivio mensile:febbraio 2020

LA PROFEZIA, OGGI – ciclo di incontri

Se «i vostri anziani faranno sogni, i vostri figli avranno visioni» (Gioele 3,1)

Dopo la fine delle ideologie <i giovani> hanno attraversato una eclisse civile e culturale, sono rimasti ammutoliti e schiacciati come in un lungo “sabato santo”, tra un mondo che finiva e uno che tardava troppo a venire. Sono stati abbuiati dal lutto dei genitori e dei nonni, e si sono riversati nelle piccole cose – videogiochi o smartphones – per la morte di quelle grandi. Perché se è vero che tutti siamo usciti disorientati e delusi dal Novecento, i giovani hanno sofferto e soffrono di più e più profondamente per la fine delle narrazioni collettive, delle utopie, dei sogni grandi. Da adulti si può resistere molto tempo senza sognare insieme, da giovani si resiste molto meno, perché l’utopia è il primo cibo della gioventù. (…) Non abbiamo lasciato ai nostri figli e alle nostre figlie soltanto un pianeta depredato, surriscaldato e inquinato; abbiamo lasciato loro anche un mondo impoverito di sogni grandi e collettivi. Il primo dono che possiamo fare ai nostri giovani è ricominciare a sognare. È di questa ricchezza che hanno davvero bisogno.

(Luigino Bruni, La sfida per il 2020. Il grido della Terra e dei poveri chiede sogni e nuova profezia, Avvenire, 30/12/2019)

Ne parleremo in un ciclo di incontri organizzati dalla parrocchia per la Quaresima 2020
presso i locali del circolo parrocchiale, in
Via S. Alessandro a Giogoli, 1 — 50018 Scandicci (FI)

Tutti gli incontri sono alle ore 18

Domenica 8 marzo

La profezia, oggi

Don Andrea Bigalli

parroco di S. Andrea Percussina
Comitato toscano Associaz. LIBERA

 

Domenica 15 marzo

La profezia della finanza critica

Don Alessandro Santoro

della Comunità delle Piagge ,
con altri soci della MAG Firenze”

 

Domenica 5 aprile

La profezia dell’ecologia integrale

Don Matteo Moretti

giurista e teologo, missionario in Ecuador

 

Per informazioni scrivere qui

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 28 febbraio 2020 in Altre attività

 

Tag: ,

Immagine

Tutto fiorito ti godi

1582754254602_0_photo 261 19-37-12

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 26 febbraio 2020 in Poesie

 

LITURGIA DELLE CENERI

ceneri

Mercoledì 26 febbraio 2020

Santa Messa, benedizione e imposizione delle Ceneri
ore 21.15

S. Alessandro a Giogoli

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 26 febbraio 2020 in Celebrazioni

 

Tag: ,

Omelia di don Giorgio – VII domenica – anno A

« Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi. Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente; perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio.» 1 Co 3,18-19

 

Vuoi o non vuoi il corona virus sta tenendo banco e occupa in modo massiccio la scena mondiale e adesso anche nazionale da vicino.

Al di là dei notiziari e degli interventi tecnici sorgono considerazioni generali da più parti.

Oltre la depressione che chiude in se stessi, come i quartieri e le città infettate dal virus,
c’è chi si arrischia in valutazioni su più vasti orizzonti.

Torna utile rileggere Cecità il romanzo di Saramago. Mi era sembrato bello. Tutti gli abitanti di un paese diventano ciechi, con tutte le inevitabili conseguenze.

Il sogno di un progresso tecnico senza sosta, una produzione e un commercio inesauribile sono alla corda.
L’uomo resta fallibile e mortale, dicono alcuni interventi sui nostri settimanali e sui giornali.
Una realtà che viene presentata come una scoperta,
ma che di fatto ha sempre costituito la saggezza umana del vivere la vita e la morte.

 

1.

Ci si chiede: c’è un piano B, un progetto B?

Stando al testo di Paolo sì.
La scienza-sapienza del mondo, quando si vuole sovrana e assoluta, e si presenta come l’orizzonte ultimo e definitivo, finisce sempre in uno scacco, anche nel tempo.

Le garanzie di trovare e ottenere il tutto, il mondo, l’uomo terreno-mortale non le trova in sé.
L’avvio dell’inizio assoluto, come pure lo stabilire la fine ultima sfuggono al potere dell’uomo.
Egli può creare sempre solo a partire da un dato, qualcosa di donato che lo precede.

Certo, l’uomo può stabilire una fine: ma questa è interruzione o devastazione. Come quando si toglie la vita a se stessi o si uccide l’altro. E di questo, la nostra ultima storia ha avuto diverse avvisaglie e conferme.
A livello di massa la così detta risoluzione ultima.
Portata avanti anche in nome della morale, esposta dal pensiero raffinato di Kant.
Si è potuto uccidere in nome della morale, della obbedienza a un ordine. Per onestà e fedeltà.
Il colmo della follia.

In questi casi si tocca con mano quello che Paolo chiama stoltezza di questo mondo.

Stoltezza nel sentirsi eterni, vivendo come se non dovessimo mai morire e potere raggiungere il dominio mondiale.

Cadendo nell’illusione di potere controllare e dominare ogni realtà e ogni evento.
E a tal fine, per raggiungere il dominio totale essere disposti a tutto.

Soprattutto eliminare tutto ciò che intralcia il raggiungimento del dominio assoluto.
Non importa l’ambito, basta che io sia dominante.
Non spartire, ma possedere. Non condividere, ma eliminare la controparte.

In casa, nei rapporti sportivi e sociali,
nel possesso delle ricchezze del mondo
nel numero delle persone sedotte, alla maniera del don Giovanni,
o del principe Barbablù che sgozza le varie donne vittime della sua ferocia.

Domina solo una preoccupazione: schiacciare;
schiacciare le formiche con la punta dell’ombrello (Giovanni Verga).

 

2.

In tutto questo è sparita ogni sacralità dell’esistere.
Il corpo e il mondo, sono visti come puri oggetto di possesso.
Senza alcun rimando.

Mentre per lo sguardo di fede, corpo e mondo, corpo e universo sono segno di Dio, anzi, sono tempio di Dio.

Il termine tempio viene dal greco tèmno, taglio.
Si recinta una parte dove è apparso il sacro (fanìa, epifania), la si taglia dal resto (che in questo caso diviene pro-fano) e diviene il luogo dove il sacro o il divino si affacciano. Un lembo di terra.
Ma l’uomo può fare esperienza di cieli aperti dentro gli occhi di una persona.
Avverti che il tuo e l’altrui sentire escono dai confini del corpo, toccano altre dimensioni, non le sai definire, eppure le cerchi… è quello che si vive e si esprime quando si vuol salire in alto, sulle cime o si vuol scendere negli abissi, nei fondali.

Corpo e mondo si rispettano se si lascia aperta questa dimensione.
Spadroneggiare e usare soltanto, è massacrare l’uomo e l’universo.

Oggi si registra una reazione a livello mondiale, anche da parte di molti giovani.
Si avverte che non dobbiamo distruggere, foreste e fauna.

Henri Rousseau – il cacciatore di leoni

La caccia indiscriminata è razzia, vandalismo.
Non è neppure intelligente, perché si corre il rischio di finire per più non disporre proprio di ciò cui si dà la caccia.
A furia di uccidere le balene, finiranno le balene stesse.
Lo sfruttamento indiscriminato non ha senso.

Sfruttamento dei ragazzi e dei giovani sul lavoro o per la guerra.
Sfruttamento sessuale da parte dei ricchi possidenti.

Sfruttamento del proprio stesso corpo… senza momenti di riposo, di contemplazione, di sosta.

Diceva san Tommaso d’Aquino: se mungi troppo le mucche, fai uscire il sangue.
C’è un limite. C’è esigenza di pausa, di silenzio. Di sguardo disinteressato, felice di vedere.

Se faccio ginnastica per tenere in forma il corpo,
posso fare anche esercizi spirituali per tenere in forma tutta la mia persona.

Non esiste solo il possesso e lo sfruttamento.

Eravamo a quota 3000 metri, in un orizzonte mozzafiato.
Alcune persone dicevano fra di loro: fare qui un campo da tennis. Incapaci di solo stare e riempirsi del paesaggio. O possedere o sfruttare ma non ammirare, stupirsi. Atteggiamento da affaristi.

 

3.

La cosa più drammatica è quando la spirito del mondo, la smania del possesso e la competizione entra nell’ambito della fede, della vita ecclesiale.
Dove ognuno cerca di accaparrare la propria fetta di potere, il proprio ambito di dominio, di puntare sul cavallo dominante del momento, di salire sul carro del vincitore.
Invece di condividere e di rimanere aperti al tutto e con il tutto si opta per il settarismo, per la frammentazione.
Questo è mio; e: Io sono di… Tu sei di…
Suona meschino, eppure lo accettiamo come un fatto naturale, inevitabile. Appena un gruppo cresce, ha subito la tentazione del possesso e del dominio.

Se sapessimo che tutto è per tutti, molte cose sarebbero diverse.
Non ‘taglieresti’ per recintare un possesso, ma sapresti che tutto è sacro, che tutto è santo.
Tutto è condivisibile, come Dio è Dio di tutti e per tutti.

 

4.

Poi c’è un ultimo passo da fare.
Il rapporto col nemico.

A volte il nemico è immaginario.
È la proiezione dei problemi personali, delle difficoltà personali che non riusciamo a dominare, a controllare. Allora le leggiamo in chi ci sta accanto per scaricare su di loro le nostre tensioni.
Tipico dell’adolescente scaricare sui genitori ciò di cui sono impotenti a realizzare o irritati per incapacità.
Una frase di tua madre ti tocca in un tuo punto debole, allora reagisci con violenza contro di lei.
Questa dinamica si ripete in tanti altri rapporti sociali.

Altre volte si avverte che la situazione non si risolve, devi trovare il colpevole di turno, il capro espiatorio: l’appestato, la strega, la razza, il cinese… Adesso è facile provare una reazione ostile verso il cinese solo perché è cinese.

Poi esiste il nemico, quello che realmente ti osteggia, ti fa del male, ti sfrutta, ti schiavizza, ti depreda. Qui la cosa è complicata.

Per il cristiano è complicata non per l’idea, ma per l’atteggiamento da assumere verso il nemico.

Ci viene chiesto di essere come il Padre celeste.
Ci viene proposta una perfezione irraggiungibile.

La cosa se non altro ci obbliga a mantenerci umili. A darsi una calmata.
Avere anche molta ironia verso se stessi.
Non pretendersi ‘dio’.

Non è facile amare il nemico, non opporsi.

Chi ci riesce è già andato al di là di sé, al di là della vita e della morte. Vive su un altro piano. Dove non viene raggiunto, non viene toccato dall’odio altrui.
La vicenda del martire lo attesta.
Muore pacificato, senza astio. Qualche martire arriva anche a ringraziare il boia che lo uccide.

Sta talmente in Dio, che l’abbraccio di Dio è più forte del fuoco, della lama, del veleno che lo raggiunge.
Si resta sempre ammirati davanti a questi casi estremi.
Si intuisce quello che accade, e che si vorrebbe e si dovrebbe vivere sempre.

La vita quotidiana, feriale è diversa; ma l’atteggiamento da assumere è lo stesso.

 

È sempre suggestiva la storia del cranio.
Un giovane monaco, Placido, va dal suo abate e gli chiede: come mi devo comportare davanti alla critiche, a chi mi aggredisce?
L’abate gli dice: vai sulla collina, al cimitero; troverai dei teschi, dei crani. Dì loro tutto il male possibile. Poi torna da me.
Il giovane va, fa quanto richiesto e torna.
Abate: che hanno fatto i teschi?
Niente. Sono rimasti fermi.
Abate: allora ritorna su, cambia tattica; di loro tutte cose belle.
Il giovane va, fa quanto detto e torna.
Abate: allora, come è andata? Che hanno fatto i crani?
Sono rimasti come prima.
Bravo, piccolo Placido, davanti alle offese e alle lodi, comportati come un cranio.

Era una storia che piaceva a san Filippo Neri, che per ricordarselo teneva un cranio sul tavolo.
Per non darsi le arie. Per non sentirsi offeso. Per fare ironia su di sé.

Qui sta la vera libertà.
Almeno provarne nostalgia.
E chiedere a Dio: fammi vivere almeno in parte questa esperienza.
Che il tuo abbraccio sia più forte di ogni altra cosa.
Chi ha Dio, ha tutto. Perché Dio lo custodisce, anche nei sentieri di morte, perché Lui è il Dio dei vivi, e quelli che lui ama, non li perde. Li tiene con sé.

Scarica il testo in formato pdf (240 KB)

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 23 febbraio 2020 in Omelie

 

Tag: , , , , ,

Immagine

Lascia che il giglio giallo

1582117262554_0_photo 191 13-56-4

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 19 febbraio 2020 in Poesie

 

Omelia di don Giorgio – VI domenica – anno A

« Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio.» 1 Co 2,9-10

I.
Nonostante i millenni passati a scrutare l’universo, a monitorare l’anima, il cuore e il cervello dell’uomo, gli organi interni del corpo umano, a registrare la percezione del sacro e del divino e il succedersi storico delle stagioni umane, si ha la sensazione che il nocciolo vero della realtà nel suo insieme ci sfugga.

Il cervello è di una complessità unica, vasto nei suoi componenti, come l’universo stellare.
L’anima umana si estende come i fondali marini, con angoli inesplorati, nuovi, dove comunque è tutto in movimento continuo. Basta un vulcano esplodere da sotto il fondale marino per cambiare tutto lo scenario.

Tutto scorre e tutto muta, anche se poi non c’è nulla di nuovo sotto il sole, perché certe dinamiche ritornano in continuazione. Eppure si ha la sensazione di stare sempre come a muovere i primi passi. Ogni scoperta sorpassa e annulla la precedente.

E comunque ricerche e scoperte si muovono dentro un orizzonte avvertito unitario, connesso con tutte le sue parti. Questa è una presupposizione, avvertito o no, ammessa.
Altrimenti vana sarebbe ogni ricerca.

Ma le cose non sono così semplici.

Il tutto, infatti, è un intreccio di realtà cosmiche con l’imprevisto, non da poco, dell’intervento degli uomini, che possono scoprire orizzonti nuovi, ma possono anche fare saltare tutto.

Se l’uomo dissemina i rifiuti nell’universo, come dissemina la plastica nei mari…ci si può immaginare cosa sarà in futuro…
Cosa ne sarà di tutto il sistema-universo…
Già i detriti abbandonati girano nell’atmosfera …

Resta che comunque senza uno sguardo globale sul tutto è difficile poter collocare il parziale.
Il particolare di un quadro, per quanto ingrandito e studiato, va sempre riportato al quadro intero.
Così, per le varie scienze e per i vari saperi dell’uomo: occorre risalire al quadro intero.

 

II.

Ora Paolo è convinto in modo consapevole che questo orizzonte unitario universale, che contempla l’intreccio tra i movimenti stellari e i mobili, imprevedibili movimenti umani ci sia stato fatto vedere in Cristo.

Ma per comprendere il suo ragionamento occorre prolungare la lettura del testo di san Paolo; così come è stato tagliato, risulta un discorso sospeso, inconcludente.

Il testo della lettera ai Corinti prosegue così:

 12 E noi abbiamo ricevuto non lo spirito del mondo,
ma lo Spirito che viene da Dio,
affinché conosciamo i doni di cui ci ha fatto grazia.
 13 E di questi noi li parliamo,
non a partire da discorsi di sapienza umana,
ma da discorsi di Spirito santo,
esponendo cose spirituali a persone spirituali.

 14 L’uomo psichico non comprende le cose dello Spirito di Dio;
 sono follia per lui,
e non è capace di intenderle,
perché se ne giudica mediante lo Spirito.
 15 L’uomo spiritual/pneumatico invece giudica ogni cosa,
ma lui non viene giudicato da nessuno.
 16 Chi, infatti, conobbe la mente del Signore da poterlo dirigere?
Ora noi abbiamo la mente di Cristo. (1Co 2,11-16)

Allora, il ‘mondo universale’ cui si faceva cenno, viene chiamato da Paolo mistero, che indica la somma del progetto di Dio, del movimento degli astri, e del ‘caotico’ procedere umano. Progetto che Dio ha fatto trapelare e conoscere tramite Cristo.

Questo mistero costituisce un progetto unitario che procede a tappe, a periodi precisi, che sono stati chiamati economie. Queste stanno in funzione del dispiegamento del mistero da parte di Dio, considerato così come una dispensa e un dispensamento.

Termini questi che rimandano alla cucina della casa dell’uomo.

La casa dell’uomo aveva la sua DISPENSA (cantina o grotta) dove venivano custoditi i cibi messi da parte per essere consumati per tutto un anno e più.
Questi cibi venivano messi in recipienti e gestiti con criterio, secondo una attenta progettazione. Oiko-nomia appunto. Secondo una legge di casa che dispensava i cibi di volta in volta seguendo una saggia distribuzione e consumazione.

È un po’ il nostro freezer dove congeliamo dei cibi messi in sacchetti/contenitori con le relative scritte (nome e peso). C’è una programmazione a largo raggio che ‘dispensa’, che economizza il cibo, da consumarsi in fasi successive, con accorta previdenza.

Questo è quanto fa Dio per la grande famiglia degli uomini e la sua storia.

Egli collega il ‘prima del tempo’ e la fine dei tempi.
Collega l’eterno con le vicende.
Il bene col male,
la beatitudine con la tragedia.

Il punto, che tiene unito tutto in sé, è Cristo. Il Figlio di Dio fatto uomo, entrato nella materia e nella storia. Nello spazio e nel tempo.

Lui raduna in sé il divino e la sapienza della progettualità del Padre,
anche per gli uomini tutti.

Anche per i sapienti del mondo e anche per i vari dominatori.
Ma questi, accecati dalla brama del dominio e dalla ricerca spasmodica del successo, del trionfo storico, non videro in lui che la minaccia al loro potere.
Abituati e desiderosi di erigere archi di trionfi,
han dovuto erigere le croci, la Croce, innalzare il Crocifisso.

Accecati non videro nell’uomo di Galilea la presenza della saggezza.
Non scorsero nulla nel Cristo,
se non la comparsa di uno dei tanti pericoli che il potere incontra e elimina.
Se avessero capito, non avrebbero crocifisso il Signore della Gloria.
Gloria che ha bagliori divini.

Bagliori che lasciano presagire quello che Dio prepara per l’uomo.
Per quanto l’uomo sogni chi sa quali mete e trionfi, e traguardi e conquiste
Dio prepara per l’uomo cose che lo sorpassano infinitamente.

Cosa alla fin fine?
Dio prepara se stesso per l’Umanità; prepara il dono di sé per ogni umana persona.

Un sogno che abita il cuore di Dio,
ma dove sta anche lo Spirito santo, lui, che per questo, conosce le profondità di Dio.

La chiave di volta del progetto di Dio resta il Cristo Crocifisso.
Egli è l’Agnello sgozzato che ha potuto rompere i sette sigilli che tenevano chiusa l’intera storia dell’Umanità nel suo rapporto con Dio, lungo lo snodarsi dei secoli.

Questo tempo breve del vissuto del Cristo, questo corpo crocifisso e risorto, questo gruppo di persone che lui chiama accanto a sé e ai quali si manifesta, questo arco di storia, questo segmento del tempo, questo possiede in sé il significato del Tutto, perché Lui è La Mente di Dio.
In lui si manifesta il progetto Dio, e lo svelamento della Verità operato dallo Spirito Santo.

Questo dato è la cosa più sorprendente e strabiliante.
Non ha criteri umani ma prospettive divine.

Si può azzardare un paragone.
Se l’uomo spedisce un satellite, che viene programmato perché dopo anni di viaggi interstellari,
possa approdare ad es. su Marte per farci di lì mandare dei dati su quel pianeta e altro,
cosa ci impedisce di pensare che Cristo sia il satellite esplorativo e rivelativo dei destini dell’Universo e dell’Uomo!

Lui è il concentrato dei dati indispensabile per comprendere la realtà e la dinamica della storia.
Certo non è un manuale di scienza, né fisica nucleare né di psicologia.
È evento dello Spirito che supera ragione e psiche, anima.

Se ci si fida, se ci si lascia prendere in braccio dal babbo per farci vedere più lontano,
se seguiamo le sue indicazioni – guarda lì, segui il mio dito… –
allora se ci fidiamo di Dio, possiamo vedere molto di più di un semplice sguardo umano.
È dato di vedere altro. Non è un’ipotesi; è una visione.
Non viene dimostrato nulla, ma mostrato il mistero,
nella concatenazione dei suoi vari momenti di comunicazione, di dono e di svelamento.
Non è neppure questione di vanto, perché tutto questo è dono, ci viene donato.
E uno ringrazia, non solo perché ci dà a pensare,
ma ci dà da vivere, ci fa vivere.

III.

1.
Intanto ci viene indicato un ambito, uno spazio di contemplazione.
Tenere sguardo e cuore rivolti a Dio.

In alto in nostri cuori. Sono rivolti al Signore.

2.
Relativizzare ogni scienza e conoscenza,
nel senso anche di relazionarle a Cristo,
non temere: lo Spirito di Cristo allarga gli orizzonti.

3.
Non entrare nella logica dei dominatori di questo mondo.
Il caso dei Cristiani in Amazzonia.
Molti i martiri, che si oppongono al potere per amore dei poveri della terra.

4.
Tenere gli occhi e il cuore su Cristo Cuore del mondo.
Cuore che pulsa, cuore ferito, che non smette di sanare ferite.
Cuore crocifisso che continua ad amare.
Croce crocifisso all’incroci dei pali per estendere il suo amore in ogni direzione possibile in estensione e in profondità.
Di nuovo; ferita e feritoia. Squarcio e finestra.
Dice l’Amore, dice Dio.
Non per scherzo ti ho amato.
Io ho vinto il mondo.

Chi crede in me, è già entrato nella vita eterna, vita senza tramonto.

Scarica il testo in formato pdf (234 KB)

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 18 febbraio 2020 in Omelie

 

Tag: , , , , , ,

Immagine

Non è me che cerco

1581974874470_1581974270299_0_PhotoCollage_20200217_221450839

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 17 febbraio 2020 in Poesie

 

FESTA DI CARNEVALE SABATO 22 febbraio

PARROCCHIA DI
S. ALESSANDRO A GIOGOLI

FESTA DI CARNEVALE

CON LE MAGIE DI

MAGO MAGONE
in arte Fra Adriano

SABATO 22 FEBBRAIO 2020
ORE 21.00

PARROCCHIA DI
S. ALESSANDRO A GIOGOLI

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 15 febbraio 2020 in Altre attività

 

Tag: ,

Omelia di don Giorgio – V domenica – anno A

Omelia di don Giorgio – V domenica – anno A
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.» Mt 5, 13

Raffaello – Predica di S. Paolo – 1515-16
Victoria and Albert Museum di Londra

La cultura occidentale, la nostra, che è diventata dominante, non solo da noi ma anche negli altri continenti geografici, culturali,
insiste su due elementi: riuscire e emergere, essere capaci e essere visibili.
Se non riesci vieni schiacciato.
Se non sei visto non esisti.
Tutto è funzionale a questo risultato.

Ma è anche tutto incentrato su di te: emerga la tua figura e venga esaltata.
Ci sono concorsi e premi in tutti gli ambiti, dai più seri ai più banali, dai più esaltanti ai più volgari.
Comunque i riflettori sono puntati su di te, sul palco dove ti esibisci.

Come sta tutto questo col mondo della fede, della fede cristiana?

Ci siamo fatti l’idea che l’apostolo Paolo fosse un personaggio energico, conquistatore. Sicuro di sé fino ad essere arrogante. Consapevole della propria autorità fino a diventare autoritario, a imporre il suo pensiero e le sue scelte.

Eppure nei suoi scritti Paolo appare e si mostra anche diversamente.

Nella lettura odierna l’apostolo si mostra esitante, titubante.
Descrive il suo stato con tre sostantivi:
io mi presentai 1. Nella debolezza 2. In molto timore 3 e in trepidazione.

Certo Paolo è consapevole della città che sta visitando. Corinto è una città culturalmente viva, piena di ricerche intellettuali profonde e a vasto raggio.
Avvicinare gli abitanti di una delle città più prestigiose della Grecia espone a un inevitabile impatto, obbliga al confronto, alla diatriba. Significa aprire una discussione dialettica molto serrata e agguerrita. Specie se hai una notizia da offrire, un messaggio salvifico da annunciare.
Un evangelo, un buon annunzio.

È come entrare oggi in certi luoghi di grande prestigio di ricerca e di risultati.

Possiamo immaginare san Francesco di Assisi presentarsi agli ambienti romani del Papato, o avere la spregiudicatezza di presentarsi, nel suo abito di panno grezzo, al Sultano.

Pura follia. La sproporzione è immensa. Il poverello lì in basso ai piedi del trono imperiale.

Soprattutto poi se devi scoprire le carte facendo capire di portare il messaggio di uno Sconfitto.

Cristo è un crocifisso. Uno sconfitto della storia, sul piano religioso e sul piano politico, emarginato, irrilevante.

Sul piano culturale Cristo sbiadisce. Già lo stesso Paolo lo supera in ‘personalità’, intraprendente, in capacità dialettica e argomentativa.

Il vocabolario stesso del Cristo è molto povero.
Indimenticabile il giudizio sprezzante di Hegel: il pensiero di Cristo, espresso poi in forma dialettale, e quindi in una lingua ‘volgare’, sarebbe scomparso in breve davanti alla nuove acquisizioni filosofiche e storiche.

La sproporzione tra i volumi di Hegel e gli smilzi testi dei vangeli è senza misura. Quelli schiacciano questi in maniera implacabile.

Eppure Cristo vive ancora una sua attualità.
E dentro di lui è percepita la presenza di Dio e anche la chiave di volta del destino dell’Umanità intera e di tutti gli uomini di tutti i tempi.

Paolo ha percepito che in e con Cristo si è affermata nel mondo una logica diversa; che si è dischiuso un nuovo ultimo orizzonte.

Ben al di là dell’eccellenza della parola e della sapienza, della filosofia di scuola, dimensioni che caratterizzano la vita e la cultura dei Greci, che possono vantare di molte imprese, belliche, civili, mediche.

Paolo ha preferito o, meglio, ha dovuto presentarsi nudo con un Crocifisso nudo. Senza abbellimenti di sorta.

Paolo deve stare ai fatti storici; e la storia registra la crocifissione del Cristo.
In una provincia dell’impero romano c’è stata una esecuzione capitale di un malfattore.

La cosa strana è che questo sconfitto viene presentato come il vincitore; che questo personaggio ha potuto dire: io ho vinto il mondo.

L’apostolo non può cambiare metodo: rinuncia a una dimostrazione di forza; non può oscurare il messaggio. La sua persona non può imporsi col rischio di frapporsi tra il Cristo e quelli ai quali rivolge l’annuncio.

Forse Saul, da preparato fariseo, sa che gli inviati da Dio al suo popolo avevano tutti un difetto vistoso; Mosè forse balbettava, e Aronne doveva supplire. Giacobbe rimane zoppo, claudicante.
Paolo era molto eloquente, forse però aveva meno forza, meno potenza; sta di fatto che Paolo venne chiamato Ermes mentre il suo amico Barnaba era scambiato per Zeus (Atti 14,12).

Ma il problema non stava a livello temperamentale.
Era proprio una questione di fede. Paolo non doveva contare sui propri mezzi, sulle proprie possibilità. Non doveva nascondere i propri limiti, forse anche i difetti, cui allude la famosa spina che l’apostolo sente conficcata nella sua carne e dalla quale non viene liberato.

L’esposizione della propria debolezza assicura che quando mediante la sua parola e la sua azione accade qualcosa di grande nella vita di ascolta, possa venire percepita come opera di Dio e non dell’uomo.
Questa sproporzione, Paolo la mantiene a garanzia della veracità dell’azione di Dio.

 

 

Però ad un certo punto l’adesione a Cristo finisce per mutare l’esistenza del credente. In bene e in meglio. Anzi lo deve: l’accoglienza e la sequela del Cristo non può non portare i suoi frutti visibili.
Chi segue Cristo è chiamato a modificare la vita della società umana.

I credenti sono chiamati a essere il sale nel villaggio umano dove si trovano a vivere.
Il sale custodisce e dà sapore.
Quindi i cristiani sono chiamati a rendere vivibile la convivenza umana ma anche a renderla saporosa. Non devono quindi fare affidamento a metodi e criteri umani-mondani adeguandosi alla logica del mondo, alla mentalità corrente e dominante. Altrimenti si perde la propria autenticità. Per cui si diventa inservibili. Quindi persone che si possono tenere fuori della società. Anzi: si possono gettare via.

Questo destino i primi cristiani l’hanno espresso in un testo, quello che vien detto lettera A Diogneto, dove i sono detti, in modo greco, che sono l’anima del mondo; lo fanno vivere e lo custodiscono.

 

Nello stesso tempo i cristiani sono chiamati ad essere luce del mondo.
Come? Attraverso opere concrete visibili, positive.
Ma decisi a restare quella luce che rimanda alla sorgente prima. La lampada deve il suo splendore ad altro che a sé.
L’indicazione di Cristo è molto chiara. Attraverso le opere venga glorificato il Padre.
Non intercettare su di sé, ma rimandare a Dio.

Essere la luna che rimanda al sole. Come si è definita molto presto la Chiesa in rapporto a Cristo.

Ad una prima impressione è cosa avvilente, mortificante. Sembra quasi che questo impedisca una esplosione di se stessi.
Poi si capisce.
La luce vuole gli astri.
La sorgente vuole il fiume.
Dio vuole che l’uomo sia vivo e sviluppi tutto il suo potenziale.

Il rendere gloria a Dio, non ha impedito a Bach di fare grande musica. Anzi.
Bach firma soli Deo Gloria perché sa che deve a LUI il compito e la possibilità di esplorare il mondo della musica e farla risuonare. Una musica che continua ad affascinare.

Dio vuole che lo studioso, il ricercatore sia tale; non gli tarpa le ali; gli chiede solo di stare nella sua aria che lo regge, che lo porta e lo sostiene.
Dio è un padre che vuole vedere il figlio crescere, diventare grande.
Vuole che l’uomo Gli stia davanti in tutta fierezza.
Mi hai dato cinque talenti, ne ho guadagnati altri cinque.
Un cristiano appassito o rinunciatario è una contraddizione totale.

L’ecclesiale non può ridursi a un essere ecclesiastico, vanitoso e squallido, pomposo e in mostra di sé. deve farsi luna, raggio di luna.

Occorre sempre passare dalla ostentazione di sé al divenire ostensorio di Lui.
Essere un Pane alzato, un calice sollevato, perché adorino lui, non il braccio che li solleva.
Essere felici di essere puro rimando.
Senza falsi pudori. Un artigiano è fiero del proprio lavoro, senza per questo montarsi la testa,
questo è chiesto ad ognuno di noi.
Questo ci rende liberi e gioiosi. Ci porta al vanto, che Paolo esprime quando dice:
mi vanterò ben volentieri della mie debolezze, perché si manifesti la potenza del Cristo, il potere del suo amore crocifisso.

—————–

A DIOGNETO

V.

1. I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. 2. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. 3. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. 4. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. 5. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. 6. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati. 7. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. 8. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. 9. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. 10. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. 11. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. 12. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere. 13. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. 14. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti. 15. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. 16. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. 17. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell’odio.

L’anima del mondo
VI. 1. A dirla in breve, come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. 2. L’anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra. 3. L’anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. L’anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile. 5. La carne odia l’anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri. 6. L’anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano. 7. L’anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. 8. L’anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l’incorruttibilità nei cieli. 9. Maltrattata nei cibi e nelle bevande l’anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano. 10. Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare.

Dio e il Verbo
VII. 1. Infatti, non è una scoperta terrena da loro tramandata, né stimano di custodire con tanta cura un pensiero terreno né credono all’economia dei misteri umani. 2. Ma quello che è veramente signore e creatore di tutto e Dio invisibile, egli stesso fece scendere dal cielo, tra gli uomini, la verità, la parola santa e incomprensibile e l’ha riposta nei loro cuori. Non già mandando, come qualcuno potrebbe pensare, qualche suo servo o angelo o principe o uno di coloro che sono preposti alle cose terrene o abitano nei cieli, ma mandando lo stesso artefice e fattore di tutte le cose, per cui creò i cieli e chiuse il mare nelle sue sponde e per cui tutti gli elementi fedelmente custodiscono i misteri.
3. Forse, come qualcuno potrebbe pensare, lo inviò per la tirannide, il timore e la prostrazione? 4. No certo. Ma nella mitezza e nella bontà come un re manda suo figlio, lo inviò come Dio e come uomo per gli uomini; lo mandò come chi salva, per persuadere, non per far violenza. A Dio non si addice la violenza. 5. Lo mandò per chiamare non per perseguitare; lo mandò per amore non per giudicare. 6. Lo manderà a giudicare, e chi potrà sostenere la sua presenza? 7. Non vedi (i cristiani) che gettati alle fiere perché rinneghino il Signore, non si lasciano vincere? 8. Non vedi, quanto più sono puniti, tanto più crescono gli altri? 9. Questo non pare opera dell’uomo, ma è potenza di Dio, prova della sua presenza.

Scarica il testo in formato pdf (303 KB)

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 10 febbraio 2020 in Omelie

 

Tag: , , ,

Immagine

Come una preghiera

1580921874599_0_PhotoCollage_20200205_175702863

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 5 febbraio 2020 in Poesie