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Archivio mensile:marzo 2020

Fioritura

Adesso che anche il ciliegio
è fiorito seguendo il presagio
del mandorlo
            il mio povero giardino
è al completo di albicocche
e di peri – il più vecchio
è l’albero di van Gogh

solo il noce se ne sta
ancora spoglio sopra
la siepe di rosmarino
vestito elegante verde
scuro e fiore azzurro

il chiostro ne esulta
nelle rondini puntuali
anche quest’anno
tra san Giuseppe
e san Benedetto

rigurgiti invernali
brividi di ghiaccio
corona virus infido
persone morte
come mosche

testarda la natura prosegue
e invita alla tenacia
e alla giusta cadenza

prima o poi mucchio
di vermi il di più
raccolto di manna
nascosta
            distrutto senza
            essere dono
            sterile marciume

è grazia il potare
la rinuncia a più vita

dal mattino sparuti
uccelli flebili invitano
la luce, supplicano il sole,
le voci si fanno coro
e orchestra
            si avvia l’esecuzione
è grazia sugli inquieti giorni
sulle nascoste invocazioni,
pigolano la salute
e un po’ di cibo. E di canto.

don Giorgio

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Pubblicato da su 29 marzo 2020 in Poesie

 

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Il fondo, il nulla, il vuoto

Il fondo, il nulla, il vuoto
voi dite, attestate
con insistenza…
                        io sapevo
l’attrazione e lo stacco
la voce e la chiamata
lo sguardo e il rapimento
                        vieni
                        vienimi dietro
il vuoto è lo spazio
del tuo salto libero
da te a me: ti prendo io

deserto solo apprendistato
paradigma, non di più,
Saulo rapito, gli durò poco
il deserto del buio – lo stacco
necessario per il distacco
e la visione, per il cedimento
e la consegna – ti è duro
recalcitrare – afferrato

vicenda di amore
sguardo di luce sia la luce,
si accesero i volti
si videro a nostalgia
infinita, a corsa e rincorsa
conquista e abbraccio;

questione di attimi,
e fu concepimento
questione di mesi di attesa

stette la giovane vergine
con sguardo di madre
e rapimento di sposa
                        Maria china
sul tabernacolo
del suo grembo,
arcana arca di presenza

sul figlio da lei nato
abbracciato e tenuto
a protezione a gloria
a vanto
                        -lo può ogni madre
come sei bello,
come ti ho fatto bello

le mani di Dio
ti hanno ricamato
ma con la mia carne
dono anch’essa,
ma da me rimessa
nelle tue mani
                        non mi togliere
                        il mio vanto di ancella;

non mi togliere
il mio vanto di pover uomo
e peccatore – allontànati!-
                        segnato a fuoco
dal tuo amore
per ragioni se non tue

ribelle e scontroso
ma generoso lo sai
                        Simon Pietro
                        ne sa qualcosa,
non diritta la strada
mia, sosta e deviazioni
                        fragoline sotto foglie
                        fiori in vista
                        e funghi tamburo
                        sempre a rischio
ma ogni volta
sulla strada tua

dammi l’abbraccio
che ho sempre cercato,
la parola alla sera
al bivacco tra fuoco
e stelle sopra di noi
e il frinire salmeggiante
dei grilli e le nostre
stanche voci
                        il nostro dormire
sotto la brezza degli olivi,
domattina l’alba ci troverà
addormentati ma accosti
                        tu in silenzio discosto
                        da noi avrai vegliato per noi
                        noi deboli di sonno

dammi ancora l’abbraccio,
Maria portò te alla nascita
e a modo suo alla tua morte,
e tu la prendesti in braccio
nel suo trapasso -rovesciamento
di ruoli,
oh prendi anche me
nelle braccia tue. Tienimi.


Don Giorgio

24 3 2020 alle due del mattino

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Pubblicato da su 28 marzo 2020 in Poesie

 

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Diario corona virus: Il principe dell’aria

San Paolo ricordava che la nostra lotta esistenziale è contro il principe dell’aria.

L’espressione può suonare strana. Ma adesso, dopo la diffusione del corona virus, diventa più chiara. È un nemico debole se si vuole, debellabile con poco e in breve, ma è subdolo e invasivo. Supera le sofisticate barriere di protezione. Gli basta un po’ di saliva, una distanza normale tra le persone per attaccare i polmoni e attaccarsi alle persone in modo esponenziale. Si serve dei ‘sani’ per contagiare altri sani.

Il sano come cavallo di troia. Il liberatore come untore. Basta poco per il contagio. Basta poco per predisporre la bara.Ma ci vuole un tempo indefinito per debellare in modo definitivo il virus.

E da soli non ci si riesce. O in equipe o nulla o poco da fare.

Il miglior combattimento non combattere. Stare a casa. Stare a casa di casa. Ritrovare la verità di sé. Non essere sempre fuori e di-fuori.Rientrare in se stessi.

Spazzare la casa, direbbe Gesù Cristo. Pulire le sorgenti del cuore. Pulire l’interno, prima di tutto, non la semplice facciata esteriore.

Debellare i vizi capitali….tutti ‘astratti’ come il principe dell’aria. Superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, malinconia, voglia di non fare nulla, accidia, lasciarsi andare,,,, gli infiniti modi sfuggenti del male.

Il bersaglio preciso lo combatti, ma quello sfuggente evita il tuo controllo.

In certo senso anche l’inconscio, l’ombra si possono trasformare da nemici. Il portarsi fuori bersaglio. L’agire di nascosto. Sembra pace. Ma si tratta della breve pausa avanti l’attacco sferrato. È un silenzio minaccioso, non è la quiete dell’anima e dello spirito. È il tempo che si prende il cecchino prima dello sparo. È quiete di agguato.

Il male ama agire nella polvere. Basta anche una piccola agitazione, una piccola scossa per sollevare polvere. Un gran polverone. Come con le parole…

Occorre agire insieme. Da soli si è impotenti. Equipe, vita comunitaria, amicizia vera, non di facciata. Tempi lunghi di convivenza. Di frequentazione. Assestamento.

Non comparse ma presenza.

Non è umiliazione l’aver bisogno; è umiliazione lasciarsi afferrare dal male.

L’umile sa chiedere aiuto, ne gioisce, ringrazia,,, per poi offrire lui il suo aiuto ad altri.

Uno stare insieme non strumentale, per tornaconto. Per amore vero, fattivo, essenziale.

Un AMORE CONTAGIOSO l’unico vaccino contro il virus del male.

CRISTO ci direbbe:

coraggio, Io ho vinto il male. Ho sconfitto il principe di questo mondo.

Quando mi ha gettato fuori, io l’ho fatto fuori.

Quando mi ha impiccato alla croce, quando mi ha immobilizzato coi chiodi e col rigore della morte, io l’ho sconfitto, l’ho irrigidito nel suo essere vuoto, nulla. Gli ho tolto il pungiglione. Ho reso innocuo il suo veleno.

Basta che vieni a me. Che venite a me.

Prendete il mio peso su di voi: amatevi gli uni gli altri.

Adorate Dio nei vostri cuori, nei vostri corpi, tempio di Dio.

Amatevi sinceramente. Servitevi a vicenda.

C’è più gioia nel dare che nel ricevere.

MARIA direbbe la stessa cosa: Fate quello che vi dirà.

L’acqua può divenire vino di allegrezza.

Dio ha visitato la mia pochezza.

Dio ha visitato la mia casa. È entrato in casa mia.

Zaccheo oggi vengo a casa tua. Pranzeremo insieme.

zaccheo

I malati hanno bisogno del medico.

Chi riconosce e ammette la propria malattia può essere guarito e trovare la gioia della salute ritrovata.

E lo adorò. Ringraziando. E gli altri lebbrosi guariti?

***

E voi che eravate morti in seguito ai vostri traviamenti e ai vostri peccati,

2 nei quali una volta vivevate secondo lo spirito di questo mondo, secondo il principe del regno dell’aria, quello spirito che tuttora è all’opera tra gli uomini ribelli…

3 Tra loro vivemmo noi tutti un tempo, presi dai desideri carnali, assecondando gli stimoli della carne e i suoi istinti ed eravamo, per naturale disposizione, oggetto d’ira come tutti gli altri.

4 Ma Dio, che è ricco di misericordia, per l’immenso amore col quale ci ha amati,

5 per quanto morti in seguito ai traviamenti, ci ha fatto rivivere col Cristo — foste salvati gratuitamente! —

6 e ci ha risuscitati e insediati nella sommità dei cieli in Cristo Gesù,

7 per dimostrare nei secoli futuri, con la sua bontà in Cristo Gesù verso di noi, la traboccante ricchezza della sua grazia.

8 Infatti siete salvi per la grazia, tramite la fede: ciò non proviene da voi, ma è dono di Dio;

9 non dalle opere, perché nessuno se ne vanti.

10 In realtà noi siamo sua opera, creati in Cristo Gesù, per le opere buone che Dio ha predisposto che noi compiamo. (Efesini 2,1-10)

***

22 Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare in ogni modo qualcuno.

23 E tutto faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro.

24 Non sapete che i corridori nello stadio corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Voi dovete correre in modo da guadagnarlo!

25 Ed ogni atleta si astiene da tutto; essi lo fanno per ottenere una corona che appassisce, noi invece una indistruttibile.

26 E io corro, ma non come chi è senza meta; faccio il pugilato, ma non come chi batte l’aria,

27 bensì tratto duramente il mio corpo e lo metto in schiavitù, perché non succeda che mentre predico agli altri, venga riprovato io stesso. (1Cor 9,22-1)

 
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Pubblicato da su 27 marzo 2020 in Omelie

 

SILENZIO

Non farsi rubare il silenzio. Consegnarsi al silenzio.

I.
Musica e canti dai terrazzi, dai balconi, dalle finestre.
Il bisogno di non sentirsi soli. Di percepire che il vicino non è né un estraneo né un nemico.

In casa o in ospedale: siamo solo umani, senza divisa o blasoni. Umani accanto a umani.
Suggerimenti ginnici. Come muoversi in poco spazio, non perdere la motilità.
Suggerimenti di come passare il tempo. Video, letture, lezioni, canti, musica.
Costretti o invitati a recuperare i rapporti stretti. Ri-imparare a fare il pane.
Come imbarcarsi in una nave di modeste misure sapendo di dover stare insieme giorno e notte per del tempo, in alto mare. Con tutto quello che la convivenza può suscitare o scatenare. Esiste solo questo spazio.

Tutto bene. Fantastica creatività. Perfino spumeggiante.
Ci vorrebbe non perdere altre occasioni.

“Tempête de Neige” exposé en 1842 de J.W. Turner .Snow Storm – Steam-Boat off a Harbour’s Mouth making Signals in Shallow Water, and going by the Lead

 

II.

La tempesta, in sui si dibatte la nave, dove è imbarcato Giona, viene presa come segno della presenza di un colpevole. Che guarda caso, proprio lui, Giona,  dorme sonni profondi.
L’agitazione dei compagni di viaggio sveglia il malcapitato profeta. Che mentre narra agli altri il proprio vissuto, prende coscienza del proprio errore, del proprio peccato. Sta fuggendo proprio verso la parte opposta a dove dovrebbe andare.
Solo se viene estromesso, il mare si calma, la nave si salva.
Giona viene gettato nelle fauci dell’abisso, nelle fauci della Balena.

Ma questa diviene in maniera inattesa la sua arca di salvezza. Dal fondo dell’abisso Giona prende coscienza di sé e della sua fuga da sé, dalla verità della sua vita, del compito che il Destino, Dio gli aveva affidato.
La fuga, ogni fuga scatena tempesta e la si paga.
Ma il ravvedimento e il pentimento spingono il mostro a gettare Giona sulla spiaggia per una nuova ripartenza. Può ricominciare. Riprendere da capo il cammino della propria esistenza. Della propria missione.

 

III.

1.
La fuga e l’isolamento hanno obbligato Giona al silenzio.

Questi giorni nostri, vissuti ‘in casa’ non sono tempo di arresti domiciliari, sono giorni di eremo. Sono una benedizione di silenzio.
Obbligarsi al silenzio.
All’impatto con sé.
Alla lotta con l’oscuro mistero.
All’incontro con Dio, con l’Assoluto. Col suo Nome.
Alla preghiera, all’intimità col Mistero.

Esercizio di silenzio. Fermarsi fuori dell’agitazione.
Fare decantare cose, eventi, sentimenti. Più a fondo, più in superficie. Livelli e composizione delle realtà si fanno sempre più distinti.
Il superficiale e l’essenziale. L’errore e il buono.
Le voci di frastuono e le voci del segreto.
La parola chiacchiera (per uccidere ammazzare tempo e silenzio: imbarazzano)
Parola essenziale, carica di senso e sapore.

2.
Il silenzio all’improvviso si apre a una Presenza: occhi e volto del Mistero, parole dell’eterno divino.
Per alcuni di noi ha il volto e il tono di Cristo.
Venite in disparte.
Tu hai parole di vita eterna.
Si fa come Maria, la Donna di Nazareth: si ascolta, si porta in grembo, si rigira la parola dentro di sé.
Si fa come Maria la sorella di Lazzaro: ci si accovaccia ai piedi del Cristo. Lo si ascolta, lo si guarda.
Lo si accarezza come fa Maria Maddalena. Mette il profumo sui piedi del Cristo. Li asciuga coi propri capelli. Cattura così il profumo di Cristo, Se ne intride. Lo porta con sé. Tu sei il più bello dei figli dell’uomo. Maestro mio, Amato mio.
Prima della morte, dentro la morte, fuori della morte.
Davanti al silenzio della tomba vuota, della prima alba di resurrezione.

Poi la piana del lago e la brezza mattutina. E i passi suoi, del Risorto dai morti, tra il tempo e l’eterno.
Passata in vano la notte, la fatica della notte. Una vita tirata avanti senza fede.
Gettate dalla parte destra. Pescarono una grande quantità di pesce col rischio di strappare le reti.
Mangiarono il pesce cotto sulla brace: sapeva di lago, sapeva di umano, di tempo, di divino, di eterno.

Il silenzio è una discesa. Una risalita. Una scalata.
Trovare un angolo di casa, uno spazio di tempo.
Stare. Non farsi fregare dell’irrequietezza, dalle voglie che insorgono.
Stare. Sostare. Acquietare. Acquietarsi. Fare bonaccia. Il mare una piana di olio.
Prendere delle parole. Poche. Centellinarle. Un bel bicchiere pulito, con poco vino. Gustarlo. Degustarlo. Tenere fermo il sapore. Non ucciderlo subito con altro.

Cuore e mente accordati, convergenti.
Su di sé?
Se vuoi.
Meglio su di Lui che guarda te e ti chiama.
Vieni, seguimi. Lasciarsi rapire dal volto del Cristo. Dal suo gesto. Dalla sua parola.

Conservava tutte queste cose nel suo cuore.

Non ti curi delle tante cose da sbrigare?
Marta!
Maria ha scelto la parte migliore: il Mistero.

Con il Mistero nel cuore e negli occhi, è gioia poi prendersi cura, avere premura.
Il peso è leggero, il carico soave. Gioia il servire.

Questo accade per chi ama.
Il Mistero è Amore. Nasce nel silenzio.
Lo Spirito scende, dischiude le uova.
Nasce la vita. Di sé. degli altri. Di sé con gli altri.

***

Intanto il vento sospingeva l’imbarcazione.
Attraversato l’oceano, trovò il porto.

 

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Pubblicato da su 26 marzo 2020 in Omelie

 

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L’annunciazione

Con un balzo di nove mesi
il 25 dicembre svela                                    annunciazione
il segreto del 25 marzo,
la memoria affettuosa
calcola il tempo
del mistero, del prodigio
della Vergine fatta
ancella sposa e madre
lei, Maria tiene in grembo
la parola fatta Libro
e più addentro
il Verbo fatto carne,
arcano lo Spirito feconda
d’eterno il tempo,
di divino il corpo.

don Giorgio

 
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Pubblicato da su 25 marzo 2020 in Poesie

 

Signore grazie di papa Francesco

 

Signore grazie di papa Francesco
volto del Padre della Misericordia,                        papa francesco
del suo passo disperato e deciso
al Crocifisso e alla Madre,
della sua ferma decisione di perdono.

Ridotto a capro espiatorio proprio dai tuoi
proprio mentre estende la tua misericordia
a tutti gli umiliati e gli offesi della vita
in questa ora drammatica di storia umana

grazie perché non fa da interprete
tra Te, Dio e l’uomo disgraziato,
non si inframmezza, si pone da parte
per lasciarci soli tra noi e TE
in quel dialogo nudo fatto
in tutta verità, e lascia scendere
la misericordia anche nell’ora
estrema: ricordati di me

grazie per non essere lasciati
soli nell’atto del morire,
con lui ci assicuri di aprire
una fessura di luce diretta
su chi rende l’ultimo fiato
solo e sconosciuto, presto
bara anonima in fila sui carri
che si allontanano senza neppure
una mano che li saluta,
di notte come dei ladri

ha bisogno anche di speranza
lo sbandato e il morente,
cerca aria di salvezza
chi muore di asfissia,
potersi consegnare:
nelle tue mani Padre,
ha bisogno di consolazione
certa, il familiare che resta
che possa dire almeno
nelle tue mani Padre lo consegno.

don Giorgio

 
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Pubblicato da su 23 marzo 2020 in Poesie

 

Omelia di don Giorgio – IV domenica di Quaresima – anno A

Gli disse Gesù: «Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui». Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi. ”  Gv 9, 37-38

 

IN TEMPI DI CORONA VIRUS

In un momento come il nostro di pandemia è molto facile finire per essere gli ‘amici’ di Giobbe, ridotto male, privato di tutto, con la scabbia, che si gratta con dei cocci: sei nel peccato. Questo il verdetto di Dio.
Amici che san tutto, anche di Dio e più di Dio e del suo agire verso l’uomo.
Amici teologi. Amici saputi. Teologi scienziati. Scienziati clericali.

Giobbe è peccatore, non c’è altra spiegazione dei suoi mali. I mali che lo colpiscono attestano il male che ha fatto e la giustizia di Dio.

Giobbe è capitato male. In un momento in cui la scienza non aveva finito la sua ricerca, non aveva ancora posto tutto sotto controllo. Bastava una preparazione più adeguata e una organizzazione più perfetta. L’avremmo salvato e avremmo risolto i problemi.
Ritardo e inefficienza.

Nel frattempo i camion della morte trasportano i morti.
File di bare per essere consumate. Al più presto. Senza cerimonia, che è il meno, e senza neppure i saluti dei tuoi, che è il più.

Sinistri forni crematori di appestati chiusi tra blocchi a impedire uscita e entrata.

Che accade?

Si può azzardare a dire: l’uomo, lasciato a se stesso, è qui che giunge.
La sicurezza cercata, costruita con muri di protezione ed esclusione si è rivelata un effetto boomerang.
Barriere. Chiusure di stati. Stati sovrani.
Difesa delle barriere, controlli a tappeto. Reticolati.

Una sicurezza economica finanziaria, per una produzione illimitata si tira la zappa sui piedi.
Siamo tutti in trappola, in carcere, con qualche ora di aria in cortile. In miliardi. Prigionieri in casa.
Quello che si voleva custodire per sé, con esclusione di altri, si ritorce contro. Libertà prigioniera.

Tutto avviene in maniera infida, subdola.
Un virus invisibile, non potente ma devastante. Sfugge i controlli. Li irride sprezzante.

Qualcosa di analogo al principe dell’aria, il nemico diabolico.
Che agisce come clima, come atmosfera, come pulviscolo; eliminabile con poco e in breve; ma che intanto agisce in modo devastante.

Si può dire questo?
È bastante?

Anche in epoche di ‘cristianità’ ci sono stati eccidi e pesti.
Una cristianità arrogante o comunque alleata col potere, con l’affare, con la conquista e il possesso di terre, persone e ricchezze.

Gli Auschwitz come volto manifesto dell’Uomo assolutizzato.
Il superuomo ha creato ‘l’inumano’, l’impossibile umano, il male banale eseguito da gente osservante e scrupolosa. Coscienziosa.

Prima avevano internato pazzi, omosessuali. Il lazzaretto per lo sterminio.
Esercizi di apprendistato.

Ci si trova davanti a qualcosa che ci supera, che ci schiaccia.
Ognuno reagisce a modo suo. Per quanto tempo, nessuno sa.
E dopo? Intanto facciamoci iniezioni di coraggio.

II.

Possiamo leggere sotto altra luce.

Partiamo dal vangelo di Giovanni di questa domenica. La guarigione dell’uomo cieco fin dalla nascita.

Stando a Gesù Cristo si può dire: siamo tutti ciechi.
In un modo o un altro non vediamo, tutti non vediamo, nessuno escluso.
O perché siamo così, senza immediata colpa personale, fin dalla nascita.

O ciechi, perché non si vuol vedere, ritenendosi vedenti, capaci di vederci e vederci bene.
Non c’è più sordo di chi non vuol sentire; ma anche: non c’è più cieco di chi non vuol vedere.

Interessante che nella narrazione della guarigione del cieco nato
si richiami un decreto di esclusione, di discriminazione: chi riconosceva Gesù come il Messia veniva escluso dalla Sinagoga.
Meccanismo antico. Esclusione. Epurazione.

 

Alcuni elementi sono decisivi nel racconto del cieco nato.

Cristo non entra nel gioco dello stabilire la colpa di chi, dell’uno o dell’altro. È un gioco a scarica barile che non porta a nulla. Per Cristo conta il partire dalla situazione in cui ci si trova. Non vedo e basta.
Approfittare della situazione. per operare un ravvedimento. Un ripensare globale al senso e al valore della vita. E della vita sociale. La vita è data a qual fine? Dove porta? Che senso ha il vivere insieme?
Cristo non obbliga nessuno a nulla. Spinge a vedere e ravvedersi. Agisce indicando prospettive di soluzione, ma lascia libere le persone di fare il passo. Dice a sufficienza perché, chi vuole, possa vedere, capire, decidere.
Infine rimette l’uomo in situazione, in condizione di riprendere in mano la vita e ripartire.

Cristo fa un gesto strano: fa del fango con la saliva messa su un po’ di terra. Mette poi il fango sugli occhi di colui che non vede.
Gesto strano. Una presa in giro? O una evocazione?
L’uomo del mondo biblico lo intuisce. Il primo uomo, Dio l’ha creato con del fango, con della terra. Adam, adamah, dalla terra, di terra. Il gesto del Cristo è azione simbolica. Allude alla prima creazione. Le sue Mani sono le mani del Creatore. Lui può ricreare.

Manda poi il cieco a lavarsi alla piscina dal nome singolare. Piscina di Siloe, Inviato. Gesto astuto. Provocatorio.
Cristo vuol aiutare a stabilire una associazione tra il nome della piscia e il proprio essere personale. La piscina porta il proprio nome. Lui che invia in realtà è l’inviato.
Verrà percepito?
Si apriranno davvero gli occhi, anche dopo aver recuperato la vista?

O si difenderanno anche davanti al fatto compiuto? Fino a negarlo, loro che dicevano ‘stiamo ai fatti’.

Il cieco non sa come è fatto il Cristo, non ne sa volto e nome. Lo ignora.
Nei vari resoconti, che è costretto a fare a chi lo interroga sulla guarigione, per rendere ragione dell’accaduto, aumenta in lui la percezione del Cristo.

All’inizio è l’uomo Gesù.
Poi è un profeta, e lo afferma contro chi definisce Cristo un peccatore che trasgredisce l’osservanza del sabato. Ma come si concilia lo stato di peccato con l’azione buona?
I farisei non sanno da dove viene Gesù, eppure loro vogliono condannarlo mentre il cieco adesso ci vede ed è grazie a Lui; segno questo, che lui viene da Dio.
Peccatore non è Gesù, ma neppure il cieco… o comunque non solo lui.
Peccatori finiscono per diventarlo i farisei, i quali così attestano di essere ciechi davvero, di una cecità peggiore di quella fisica.

Poi si ha come un incontro casuale tra il cieco e il Cristo che lo interpella, come per compiere in pienezza il segno operato.
Lo porta a vedere: dietro e dentro quell’uomo profeta c’è il Figlio dell’Uomo.
Anche qui: Cristo non abbaglia. Si lascia intravedere.
Figlio dell’uomo non si limita a dire che è un uomo, dice che è un uomo di Dio; è anzi L’Inviato da e di Dio. è il Messia atteso.
Ma allora merita l’adorazione.
Ma allora la vita umana ha un senso: quello che dice e fa il cieco.
Credo Signore!
E si prostrò innanzi a lui.
Riconoscimento, atto di fede, atto di adorazione.

Si, il tutto è stato finalizzato per manifestare la gloria di Dio.
E la gloria di Dio è l’uomo vivente.

 

Il cammino del cieco può divenire il nostro cammino.
Di persone singole.
Di credenti ‘non credenti’ chiamate a credere davvero.
Di società, nazioni, popoli.
Cristo non vuole dominare.

È Figlio dell’uomo per realizzare in pieno i figli degli uomini; che lo siano fino in fondo;
fino ad adorare il Figlio dell’uomo, divenendo essi stessi partecipi della sua divinità creatrice e salvatrice.
Di Lui origine e destino ultimo.

Dentro un mistero di libertà che sconcerta
E che pure esalta.
In una società che ama l’estremo, i giochi estremi. Quello che Cristo provoca è un gioco estremo. Che è poi il gioco della vita.

Il gioco della fede è davvero il gioco estremo.
Lanciarsi nell’abisso di Dio.
Non si cade che in Dio, non si vola che in Lui.
Credo Signore.
Aiuta la mia fede. La nostra fede.

Aiutaci a riprendere in verità il cammino della nostra vita.

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Pubblicato da su 22 marzo 2020 in Omelie

 

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