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SILENZIO

26 Mar

Non farsi rubare il silenzio. Consegnarsi al silenzio.

I.
Musica e canti dai terrazzi, dai balconi, dalle finestre.
Il bisogno di non sentirsi soli. Di percepire che il vicino non è né un estraneo né un nemico.

In casa o in ospedale: siamo solo umani, senza divisa o blasoni. Umani accanto a umani.
Suggerimenti ginnici. Come muoversi in poco spazio, non perdere la motilità.
Suggerimenti di come passare il tempo. Video, letture, lezioni, canti, musica.
Costretti o invitati a recuperare i rapporti stretti. Ri-imparare a fare il pane.
Come imbarcarsi in una nave di modeste misure sapendo di dover stare insieme giorno e notte per del tempo, in alto mare. Con tutto quello che la convivenza può suscitare o scatenare. Esiste solo questo spazio.

Tutto bene. Fantastica creatività. Perfino spumeggiante.
Ci vorrebbe non perdere altre occasioni.

“Tempête de Neige” exposé en 1842 de J.W. Turner .Snow Storm – Steam-Boat off a Harbour’s Mouth making Signals in Shallow Water, and going by the Lead

 

II.

La tempesta, in sui si dibatte la nave, dove è imbarcato Giona, viene presa come segno della presenza di un colpevole. Che guarda caso, proprio lui, Giona,  dorme sonni profondi.
L’agitazione dei compagni di viaggio sveglia il malcapitato profeta. Che mentre narra agli altri il proprio vissuto, prende coscienza del proprio errore, del proprio peccato. Sta fuggendo proprio verso la parte opposta a dove dovrebbe andare.
Solo se viene estromesso, il mare si calma, la nave si salva.
Giona viene gettato nelle fauci dell’abisso, nelle fauci della Balena.

Ma questa diviene in maniera inattesa la sua arca di salvezza. Dal fondo dell’abisso Giona prende coscienza di sé e della sua fuga da sé, dalla verità della sua vita, del compito che il Destino, Dio gli aveva affidato.
La fuga, ogni fuga scatena tempesta e la si paga.
Ma il ravvedimento e il pentimento spingono il mostro a gettare Giona sulla spiaggia per una nuova ripartenza. Può ricominciare. Riprendere da capo il cammino della propria esistenza. Della propria missione.

 

III.

1.
La fuga e l’isolamento hanno obbligato Giona al silenzio.

Questi giorni nostri, vissuti ‘in casa’ non sono tempo di arresti domiciliari, sono giorni di eremo. Sono una benedizione di silenzio.
Obbligarsi al silenzio.
All’impatto con sé.
Alla lotta con l’oscuro mistero.
All’incontro con Dio, con l’Assoluto. Col suo Nome.
Alla preghiera, all’intimità col Mistero.

Esercizio di silenzio. Fermarsi fuori dell’agitazione.
Fare decantare cose, eventi, sentimenti. Più a fondo, più in superficie. Livelli e composizione delle realtà si fanno sempre più distinti.
Il superficiale e l’essenziale. L’errore e il buono.
Le voci di frastuono e le voci del segreto.
La parola chiacchiera (per uccidere ammazzare tempo e silenzio: imbarazzano)
Parola essenziale, carica di senso e sapore.

2.
Il silenzio all’improvviso si apre a una Presenza: occhi e volto del Mistero, parole dell’eterno divino.
Per alcuni di noi ha il volto e il tono di Cristo.
Venite in disparte.
Tu hai parole di vita eterna.
Si fa come Maria, la Donna di Nazareth: si ascolta, si porta in grembo, si rigira la parola dentro di sé.
Si fa come Maria la sorella di Lazzaro: ci si accovaccia ai piedi del Cristo. Lo si ascolta, lo si guarda.
Lo si accarezza come fa Maria Maddalena. Mette il profumo sui piedi del Cristo. Li asciuga coi propri capelli. Cattura così il profumo di Cristo, Se ne intride. Lo porta con sé. Tu sei il più bello dei figli dell’uomo. Maestro mio, Amato mio.
Prima della morte, dentro la morte, fuori della morte.
Davanti al silenzio della tomba vuota, della prima alba di resurrezione.

Poi la piana del lago e la brezza mattutina. E i passi suoi, del Risorto dai morti, tra il tempo e l’eterno.
Passata in vano la notte, la fatica della notte. Una vita tirata avanti senza fede.
Gettate dalla parte destra. Pescarono una grande quantità di pesce col rischio di strappare le reti.
Mangiarono il pesce cotto sulla brace: sapeva di lago, sapeva di umano, di tempo, di divino, di eterno.

Il silenzio è una discesa. Una risalita. Una scalata.
Trovare un angolo di casa, uno spazio di tempo.
Stare. Non farsi fregare dell’irrequietezza, dalle voglie che insorgono.
Stare. Sostare. Acquietare. Acquietarsi. Fare bonaccia. Il mare una piana di olio.
Prendere delle parole. Poche. Centellinarle. Un bel bicchiere pulito, con poco vino. Gustarlo. Degustarlo. Tenere fermo il sapore. Non ucciderlo subito con altro.

Cuore e mente accordati, convergenti.
Su di sé?
Se vuoi.
Meglio su di Lui che guarda te e ti chiama.
Vieni, seguimi. Lasciarsi rapire dal volto del Cristo. Dal suo gesto. Dalla sua parola.

Conservava tutte queste cose nel suo cuore.

Non ti curi delle tante cose da sbrigare?
Marta!
Maria ha scelto la parte migliore: il Mistero.

Con il Mistero nel cuore e negli occhi, è gioia poi prendersi cura, avere premura.
Il peso è leggero, il carico soave. Gioia il servire.

Questo accade per chi ama.
Il Mistero è Amore. Nasce nel silenzio.
Lo Spirito scende, dischiude le uova.
Nasce la vita. Di sé. degli altri. Di sé con gli altri.

***

Intanto il vento sospingeva l’imbarcazione.
Attraversato l’oceano, trovò il porto.

 

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Pubblicato da su 26 marzo 2020 in Omelie

 

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