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Archivio mensile:marzo 2020

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Ultimo Avvento

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Pubblicato da su 13 marzo 2020 in Generico

 

Il SS Sacramento ci illumini e ci custodisca

In comunione di preghiera sempre uniti

 
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Pubblicato da su 12 marzo 2020 in Celebrazioni

 

Omelia di don Giorgio – II domenica di Quaresima – anno A

« In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. » Mt 17, 1-2

Salvator Dalì – Trasfigurazione di Gesù

L’Atto di fede è credere alla trasfigurazione del nostro essere
da dentro la sua stessa consunzione.
Credere alla vita morendo.

Questo è solo dono, puro dono.

Richiede puro abbandono.

Ne siamo, ne saremo capaci…?
Con tutto di noi vi aspiriamo, vi tendiamo…

L’amore stesso getta ponti dall’oggi sul mistero.
Molto più complicato che attraversare un ponte di funi.
Molto di più di una ferrata sullo strapiombo.

Possiamo pregare: Dio donaci la certezza del salto oltre il vuoto nelle tue Mani.

“Ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita”.

Come averne certezza… se non nella fede…
Di nuovo, è un miracolo credere.
Signore fa che io creda.

Per Pietro la Trasfigurazione è una certezza. Non una favola ma un’esperienza reale,

così è accaduto per alcuni santi.
Che Dio ce ne dia un sentore, un presentimento.

 

Scambio di corona

Accusa e promessa

Vi porterò nel deserto,
vi ci specchierete,
il deserto delle sale
il deserto degli stadi

vedrete il vuoto
delle vostre città,
sentirete il vento
gelido delle relazioni

voi preda di miraggi,
il salone delle vetture
le sale chirurgiche
dell’immortalità comprata     

vi porterò nel deserto
nella sabbia dei campi
sportivi, nella terra
battuta dei campi da tennis

nella sabbia delle droghe
nelle solitudini delle sfilate
e dei premi senza fine
nell’urlo degli sciacalli di morte

vi porterò nel deserto
delle ceneri dei forni crematori
nella sabbie dei mari ricolmi
di cadaveri di uomini e balene

vi terrò nel deserto per un tempo
due tempi, tre tempi a ravvedervi,
alzerete le mani camminando ubriachi
stramazzando invocando il cielo

vi raggiungerò nel deserto dove
vana è ogni fuga, ingannevoli i miraggi,
vi detergerò denti e labbra dalla sabbia
vi pulirò occhi e ciglia, vi disseterò

vi parlerò ancora cuore a cuore,
amante tradito che non tradisce
che vi rincorre in ogni fuga sbandata,
cuore fedele ferito ma non risentito

vi accosterò a me, vi dirò parole
d’amore di innamorati, sì come
ai primi tempi pazzi e folli delle corse
nel cercare di essere cercati e raggiunti


vi dirò: guardami, non posso darti
io quello che gli amanti ti portano?!
non sono doni miei dati a te quelli
che tu doni impazzito ai nuovi venuti?!

lascia la tua follia per la mia prima
e pazza, io non indigente di nulla
mi sono affezionato al tuo nulla
per colmarti del tutto che sono e ho

apri le mani, spalanca le tende
dell’essere tuo, dilata il cuore
fammi spazio, fammi accedere
all’intimità tua con la mia

la mia gelosia non è rabbia
è rivolta per la tua insana follia
trascuri me, amante sincero e fidato,
vieni ritorniamo alle chiare sorgenti

diamoci appuntamento al pozzo
nel mezzo del giorno e del giardino,
sorsi di acqua fresca e baci migliori
di ogni vino e di ogni miele di roccia

stendiamoci nei tappeti dei campi
mirando la volta dei cieli su noi,
si intrasparentano al nostro abbraccio
si estasiano del nostro silenzio ricolmo

vieni corriamo sulle colline verdeggianti
tra i profumi delle siepi e dei fiori
andiamo nei giorni senza tramonto
entriamo nelle onde dell’oceano infinito.

Vieni ti cingerò di corona
regale, lontano da ogni virus
                                                veleno
mortale, ti metterò in capo fiori
di gloria, profumi di gelsomino

Rimira, infine la terra: è altra cosa
ad altro destinata, rimira i corpi
farsi luce, gli uomini farsi amici
e gli animali a saltellare con noi
                        la festa senza fine.

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Pubblicato da su 8 marzo 2020 in Omelie

 

Sospensione messa

Informiamo che a Giogoli sono sospese tutte le S. Messe e le altre celebrazioni pubbliche

 
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Pubblicato da su 8 marzo 2020 in Celebrazioni

 

Avviso importante

Avvisiamo che a Giogoli, a seguito delle raccomandazioni dell’autorità pubblica, e fino a nuovo ordine:

  • La S. Messa festiva delle ore 17.00 è sospesa.

  • alla S. Messa festiva delle ore 11.00 sarà ammesso un numero ristretto di fedeli, vista la limitata capienza della chiesa.
    Per rispettare i limiti di distanza interpersonale imposti dalle autorità, al massimo sono consentite due persone per panca.

Si consiglia, a chi ne avesse la possibilità, di recarsi in chiese più ampie

 
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Pubblicato da su 7 marzo 2020 in Celebrazioni

 

Preghiera davanti all’Eucarestia

don Giorgio

 

Dio eucaristico tu rendi ancora più fondo il Mistero.
La tua sicura presenza rende più titubanti i nostri sensi.
Saperti infinito ci stupisce la misura del tuo Pane.
Saperti onnipotente ci sorprende il tuo fragile stare.
Non vuoi atterrirci di spavento?!
Non vuoi che restiamo abbagliati dai tuoi bagliori, smarrendo te.
Vuoi che la pochezza del segno non ci blocchi,
ma che ci rimandi a te.
Solo la sproporzione smisurata ti dice.
Solo il frammento fisico del pane dice il tuo Spirito,
perché la mente non divaghi,
perché i sensi non restino impigliati nel prodigioso.
Tu vuoi che dal poco saliamo al molto,
che dal povero arriviamo alla tua ricchezza.
Che impariamo a vedere e a guardarti.
Aspettiamo come Maria Maddalena che ci chiami,
che il tuo amore ci rapisca,
che come amanti sconvolte ci gettiamo ai tuoi piedi.
Questo è adorare?! Tenere gli occhi su di te,
che mentre ti distacchi, ti avvicini nel tuo splendore,
di Dio folle, disposto a tutto per amore nostro.

I fulmini e i terremoti ci avrebbero tramortiti,
le fiamme ci avrebbero distanziati da te.
Il Tuo pane eucaristico è come brezza della tua Presenza.
Il tuo Silenzio ci libera dal frastuono delle parole.
Possiamo parlarti da cuore a Cuore. Basta già il loro stesso battito,
segreta preghiera, silenziosa invocazione,
sia che vegliamo, sia che dormiamo.
Ogni battito dice: Ti amo a te che dici di un amore eterno ti ho amato.

L’amore si dice con poco segno e molto cuore.
Stiamo qui, perché Tu stai con noi.
Ci vuole molta fede.
Ma la fede vedo meno degli occhi?
O segretamente, a poco a poco, cammina alla tua Presenza,
cammina sempre più verso di Te che vieni a noi.

Dio presente che vieni, ti amiamo e ti adoriamo.
Con tutta la nostra povertà: non ti fa problema,
ti commuove. E commuove anche noi.
Possiamo stare davanti a te con i nostri cenci.
Poi ci dirai tu, poi ci darai un abito nuovo.
Nella tua luce vediamo la luce.
A partire da questa flebile fiamma di candela,
che dice il tuo Roveto, la tua Gloria.
Ti adoriamo. Ti amiamo.
Vogliamo lasciarci amare da Te.

Don Giorgio

 
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Pubblicato da su 6 marzo 2020 in Celebrazioni, Poesie

 

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Incontro 8 marzo rinviato

Avvisiamo che l’incontro del ciclo “La profezia, oggi” previsto per l’8 marzo è rinviato a data da destinarsi.

 
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Pubblicato da su 5 marzo 2020 in Altre attività

 

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Adorazione eucaristica 4/3

Mercoledì 4 marzo 2020

dopo la Messa delle 21.15 (indicativamente alle 21.45)

ci sarà l’Adorazione Eucaristica

in chiesa a Giogoli o, se freddo, nei locali interni della parrocchia. .

 
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Pubblicato da su 3 marzo 2020 in Celebrazioni

 

Omelia di don Giorgio – I domenica di Quaresima – anno A

Omelia di don Giorgio –I domenica di Quaresima – anno A
« Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. » Gen 2, 9

 

1.
La vita è un viaggio. Suona come una frase fatta, che forse dice poco. Perché i viaggi di oggi, per lo più, sono organizzati, con tutti i conforti e con tutte le sicurezze possibili.

Non era previsto il corona virus, che ha bloccato, sospeso, rimandato molti viaggi turistici e no, molte vacanze.

Siamo stati obbligati a pensare che non tutto e non sempre fila liscio, neppure con i mezzi più sofisticati e le massime garanzie.

Si comincia a ripensare che il vero viaggio è quello esistenziale. E cioè il nostro cammino negli anni, quel crescere verso una certa misura di noi stessi, tesi a raggiungere una figura, una personalità, un ruolo da esercitare dove uno possa esprimere se stesso.

Anche questo viaggio non è così semplice. Già di mio, io sono complesso. Poi ci sono gli altri, c’è l’ambiente, ci sono gli anni…

È come fare lo slalom, passare accanto alle bandierine, per fare la giusta strada e arrivare al traguardo.
Sì un traguardo. Percepiamo che anche la nostra vita ha una meta. Quale? Esiste una meta ultima, che giustifica e raduna in sé tutti i passaggi della vita?

Anche se non tutto si fa chiaro, intuiamo però che la vita acquista il suo senso in rapporto al fine, al tipo di fine che si raggiunge. La fine getta l’ombra sul passato.
Se alla fine di tutto c’è il niente, la vita non vale niente. La possiamo riempire di cose e verniciare di colori, segnare le conquiste, ma non serve a niente.
Davvero allora, come molti hanno detto, la nostra avventura umana è tutto un grande sogno, un grande vuoto. Inconsistenza, mondo delle ombre.

O c’è altro?

2.
Le varie religioni prospettano altro.
Anche quella ebraico cristiana.

Possiamo sintetizzare la prospettiva ultima dell’Uomo nella frase ‘diventare dio’.
Un passaggio critico decisivo; un salto di qualità.
Radicato tuttavia nel cuore dell’uomo, che anela a un di più, all’eterno, al per sempre, alla pienezza,
alla conclusione delle favole: ‘ e vissero felici e contenti’. Si cerca tutti un lieto fine permanente, che duri.

Il problema sta tutto nel capire e nel decidere come ci si muove in questa spinta ad andare oltre noi per realizzare noi, per portare a compimento il desiderio che ci muove.


3.

Partiamo dal racconto della Genesi. Che più o meno conosciamo tutti.
Questo ci permette di fare un salto interpretativo.

Il giardino dell’Eden è anche, anzi: è in fondo il cuore dell’uomo.
Dentro di lui ci sono i due alberi: quello della conoscenza del bene e del male e quello della vita.
Gli alberi stanno al centro. Dicono il momento sorgivo, dicono un inizio, un principio, una arché.

 

Visti in questa luce si può essere raggiunti da una suggestione che diventa tentazione: quella di afferrare e ‘mordere’ quel principio; di rapire per noi l’inizio, per impossessarcene e disporne noi a nostro piacere. Non accompagnare, non ‘coltivare’ noi quegli alberi, ma decidere di volere determinare noi l’archè, la forma archetipica del vivere e del conoscere.
Poter mordere tale archè, tale radice.
Sradico e soppianto.

1. Allora prima mi strappo e mi stacco dalla radice, non voglio sentirmi ‘costretto’; percepisco l’origine come una ‘prigione’ non come un principio buono che mi fa crescere;
il fiume si sente prigioniero della sorgente.
2. poi, di conseguenza, voglio essere autonomo, capace io di portare frutto, di stabilire io il principio della vita e il principio dell’etica, del comportamento.
3. alla fin fine voglio solo una cosa: essere io il solo dominatore di tutto. Essere inizio e fine, origine e destino. Generatore e padrone del mio destino.

Si tratta di tre movimenti di un unico processo.
AN-ARCHIA,
AUT-ARCHIA,
MON-ARCHIA.
MI STACCO, MI BASTO, COMANDO IO, DECIDO IO.

Per cui più che di peccato originale, occorre parlare di peccato ORIGINARIO: voglio possedere e stabilire io l’origine della via e del comportamento umano. Detto io l’inizio e le regole.

 

Gustav Klimt – L’albero della vita – 1909- Museum für angewandte Kunst, Vienna

Dove sperimento questa tentazione?
Nella relazione di coppia.
All’inizio dell’innamoramento, esistiamo solo noi due. La presenza degli altri disturba, ci infastidisce, e ci appartiamo. Esistiamo noi due. Siamo la coppia più bella del mondo.

Poi ci si accorge che in due si soffoca, che ci manca l’aria; allora ci ‘sbraccia’ dall’abbraccio e ci si riapre di nuovo verso fuori di noi; ci si accorge che non ci bastiamo: tu non mi basti.
All’inizio cerco un altro partner, un amante.

Poi ci accorgiamo che anche questo tipo di ricerca non risolve;
nasce il sospetto che abbiamo segato il ramo che ci teneva uniti all’albero,
e siamo caduti per terra.
E si ricomincia a pensare che l’assoluto non sono io, non siamo noi, ma che esiste come realtà sovrana, come Dio.
Al quale è saggio fare ritorno.

4.

Cristo, in un gesto di confidenza sapienziale verso i suoi discepoli, fa capire che nella vita si trova sempre un inciampo, un satana, satàn, quello che fa cadere. Che ti abbaglia. Che svolge la sua suggestione-tentazione su tre dimensioni.
1 la soddisfazione immediata di certe ‘urgenze’. Sono le nostre dipendenze: sesso, cibo, vino.
2 l’ottenere le cose senza fatica, il miracolo a buon mercato, dalla lotteria a una novena per vincere un concorso di bellezza o per un posto di lavoro.
3 l’essere adorato da tutti. Io sono importante. Io sono grande, anzi: il più grande e mi devi adorare.
Senza di me non devi fare niente. Dipendi da me.

Gira e rigira tutte le questioni della nostra esistenza umana, da quella nostra ‘privata’ a quella sociale.
Ciò che accade in una coppia, in una famiglia non è diverso dalla dinamica delle relazioni nazionali, internazionali.

I nostri secoli XX e XXI sono in pieno peccato originario.
Ce lo abbiamo nel sangue, come persone singole e come società.

Mercato e pubblicità: soddisfare i bisogni immediati, in modo da controllare e dominare.
Verifico ciò che cerchi, ti soddisfo e così ti dirigo, mentre tu hai la sensazione di decidere liberamente.
I poteri della finanza sono questo.
Decidono tutto: criteri della vita e criteri degli atteggiamenti da assumere e delle scelte da fare. Tutto in funzione dell’adorazione: se prostrato mi adori ti do tutto,,,
anche perché così, tutto farà ritorno a me, tu con tutto ciò che possiedi, per fare l’adorazione di me.
Mi adori con tutto ciò che ho messo nelle tue mani.
Anche con la tua libertà, che tu fai prostrare dinnanzi a me, con tutta la devozione della tua gratitudine. Dalla bandierine…
Il ricatto ultimo. E siamo nelle reti che il potere-ragno ha tessuto.

Peggio che peggio.

È come se lo sciatore sentisse come prigionia fare scivolare gli sci sulla neve, aderendo alla neve e sentisse come vincolo insopportabile scendere nel tracciato segnato,
invece di capire che sta qui la sua abilità e la sua possibilità di riuscita. Più aderisci e dipendi più sei sciolto e scii bene. Più sai inclinare bene gli sci e il tuo corpo, più puoi fare una bella discesa.

Una certa ‘dipendenza’ fa liberi.
La dipendenza dalla Origine è fonte di vita.
L’Origine ha in sé anche la destinazione finale di te e di tutto.
Se ti muovi in questo orizzonte di inizio e fine, è possibile avere una vita piena.

I due alberi sono nel cuore di ognuno di noi.
Dipende da noi l’uso che ne facciamo.

—————————–

A Diogneto


XII. 1. Attendendo e ascoltando con cura, conoscerete quali cose Dio prepara a quelli che lo amano rettamente. Diventano un paradiso di delizie e producono in se stessi, ornati di frutti vari, un albero fruttuoso e rigoglioso. 2. In questo luogo, infatti, fu piantato l’albero della scienza e l’albero della vita; non l’albero della scienza, ma la disubbidienza uccide. 3. Non è oscuro ciò che fu scritto: che Dio da principio piantò in mezzo al paradiso l’albero della scienza e l’albero della vita, indicando la vita con la scienza. Quelli che da principio non la usarono con chiarezza, per l’inganno del serpente furono denudati. 4. Non si ha vita senza scienza, né scienza sicura senza vita vera, perciò i due alberi furono piantati vicino. 5. L’apostolo, comprendendo questa forza e biasimando la scienza che si esercita sulla vita senza la norma della verità, dice: «La scienza gonfia, la carità, invece, edifica». 6. Chi crede di sapere qualche cosa, senza la vera scienza testimoniata dalla vita, non sa: viene ingannato dal serpente, non avendo amato la vita. Lui, invece, con timore conosce e cerca la vita, pianta nella speranza aspettando il frutto. 7. La scienza sia il tuo cuore e la vita la parola vera recepita. 8. Portandone l’albero e cogliendone il frutto abbonderai sempre delle cose che si desiderano davanti a Dio, che il serpente non tocca e l’inganno non avvince; Eva [la Chiesa] non è corrotta ma è riconosciuta vergine. Si addita la salvezza, gli apostoli sono compresi, la Pasqua del Signore si avvicina, si compiono i tempi e si dispongono in ordine, e il Verbo che ammaestra i santi si rallegra. Per lui il Padre è glorificato; a lui la gloria nei secoli. Amen.

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Pubblicato da su 2 marzo 2020 in Omelie

 

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