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Archivio mensile:aprile 2020

La profezia di Santa Marta

Chiesa chiusa per restauro.

Iniziò al buio già fatto nel silenzio spettrale della piazza san Pietro abituata al rumoreggiare delle folle che sovrastava le raggiere di acqua delle fontane. Solitario e dall’andatura traballante papa Francesco attraversa il selciato bagnato da una pioggia regolare mentre i gialli lampioni trasformano in raggi dorati le gocce che scendono.
Poi il papa sale la gradinata, silente eco della via crucis, e si pone tra la piazza e la sontuosa basilica. Sulla soglia. Lasciando spazio al Crocifisso e alla Madre sua e del popolo.
Poi l’inerme pane bianco fatto Presenza del Mistero. Un dio infinito costretto alla misura di un ostensorio, un dio Verbo fatto silenzio. Esposto. Nel silenzio della notte umana sta innalzato. Tutti lo guarderanno. Questo il segno, il suo segno.

Papa Francesco non occupa la scena. Non ingombra. Si mette in disparte. In silenzio.
Una benedizione universale col silenzio eucaristico.

Dentro la chiesa e fuori risuonano ancora le stesse voci: se il Redentore, se il risolutore dei destini umani, se lui è questo, perché Lui, il Cristo non interviene….perché il papa, il suo diretto rappresentante non interviene… non è lui il papa….
Dubbio e pretesa. Provocazione e accusa. Non è lui…

Voci del potere, del Tempio e del Palazzo. Non fa differenza. Divenuti amici.
Assetati di primeggiare, dominare; avidi di denaro e potere. Cercato e ostentato in modo subdolo… venite a informarci perché possiamo andare anche noi ad adorare. Davanti a Erode neppure una parola del Cristo; Pilato lo deve provocare: non parli?

Anche i più semplici credenti sono accorati, titubanti, raggiunti da un senso di delusione,,,
sconvolti e frastornati, frustrati.

Stolti e tardi di cuore. Non doveva, non deve accadere tutti ciò… ogni volta, anche ora.
Fa parte del gioco. Del gioco supremo.

Cristo sapeva.
chi esercita il potere, domina, spadroneggia. Fra voi non sia così. Il più grande si faccia servitore.
Se il chicco non cade a terra, sotto terra, se non muore non porta frutto.

 

La profezia di santa Marta

Papa Francesco si è messo in questa sequela, in questa logica evangelica.
La scelta di santa Marta si rivela profetica.
La Chiesa esce da una situazione barocca, trionfale per assumere il volto di una casa feriale. Che Cristo amava. Era il suo stile preferenziale: oggi vengo a casa tua. Zaccheo.
Si determina uno spartiacque. Da una Chiesa agghindata a una Chiesa di casa.

Papa Francesco segna questo passaggio. Nelle sue scelte, anche nel suo linguaggio.
Non senza scatenare reazioni odiose e violente.
Dentro e fuori la Chiesa. Più dentro che fuori.
Il traditore non è un estraneo; l’accusatore, pieno di livore, viene sempre dalla cerchia degli intimi.
Cristo è stato accusato di essere indemoniato, di agire in nome di Belzebul il capo dei demoni.

I suoi gli dicevano:
Perché non fai cadere su chi non ti accoglie il fuoco come su Sodma e Gomorra?
Perché non impedisci il miracolo a chi non è dei nostri…
Facci sedere, nel tuo regno, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra
”.

La fretta zelota, l’avidità del potere, l’arrivismo, il fondamentalismo, l’atto di esclusione, scomunica ed estromissione …
No! Dici no, ti rifiuti. Ti sottrai al compito, uccidi le attese, allora fatti da parte.
Allora toglietelo di mezzo. Che venga crocifisso. Crocifiggilo. Crocifiggetelo.

Cristo si muove nella logica del seme che muore. Svuotamento. Spogliazione.
Francesco lo segue.

Chiesa chiusa per restauro.

Occorre chiudere le chiese. La chiesa. Appendere un grande cartello:

chiuso per restauro.

Non demolire, ma rimettere in ordine. In vera sicurezza.

È un grande tempo di svolta quello che ci è dato.
Il papa no, non ha nessuna intenzione di distruggere la Chiesa.
La vuole più vera, più bella. Vuole che sia quello per cui Cristo l’ha pensata. Una chiesa serva non dominatrice. Solo Lui è il sole; lei resta luna. Luce riflessa. È già tanto.
Una chiesa madre non matrigna
Peccatrice, non falsa né corrotta;
capace di fermarsi sul ferito che giace a terra o nei corridoi, nelle corsie;
Cristo l’ha pensata come casa per i feriti raccolti per strada.
Come chi si accompagna con chi è in strada per necessità e ricerca.
I magi, i pastori, il funzionario sul carro, il corteo funebre, gli assetati…

La Chiesa, Cristo l’ha pensata e vista in Maria. La Donna forte.
L’ha raccolto in grembo da piccolo e da grande,
l’ha posto sulla mangiatoia; deposto dalla croce, l’ha posto nella tomba, grotta e grembo.
Seme abbandonato. Nel segreto prepara la sua fuoriuscita di resurrezione. Sperare contro ogni speranza. La vita può esplodere da dentro un cadavere, da sotto una pietra tombale.

Se il seme muore produce molto frutto. Un grano diventa spiga.
Un grappolo tagliato e pigiato diviene vino, ebbrezza e gioia.
Questo il mio sangue di vita, per molti, per voi, per tutti.

La Chiesa ha una grande occasione.
Ritornare ad essere se stessa. Non la prostituta che si agghinda per sedurre.
Non ha bisogno né di vittime né di proseliti.
Ritornare a essere la massaia, la donna di casa che impasta la società col lievito di Cristo nel tepore dello Spirito Santo.
«È simile il regno dei cieli a un po’ di lievito che una donna prende e mescola in tre misure di farina, finché tutta la massa sia fermentata» (Mt 13,33).

Non preme il numero dei clienti, la loro quantità. Ma la verità.
L’amore del Cristo non è generico. Egli ama il gregge, perché conosce e ama le pecore una ad una.
Ogni persona ha in mano la pietruzza con inciso il nome che solo Dio conosce e chi lo porta.
«Al vittorioso farò mangiare la manna nascosta e gli darò un sassolino bianco, sul quale c’è scritto un nome nuovo, che nessuno conosce se non chi lo riceve» (Apoc 2,17).

Come si verifica per Cristo. «I suoi occhi sono come fiamma ardente; sul capo numerosi diademi e porta scritto un nome che nessuno, all’infuori di lui, comprende. Il mantello che indossa è intriso di sangue; il suo nome è: il Verbo di Dio.» (Apoc 19, 12-13).
«È simile il regno dei cieli a un po’di lievito che una donna prende e mescola in tre misure di farina, finché tutta la massa sia fermentata». (Mat 13:33 IEP)

La Chiesa non impone, propone, si propone. Non per vendere o svendere se stessa. Ma perché vedendo lei, gli uomini vedano e glorifichino Lui.
Perché le persone dicano alla Chiesa quello che la gente del villaggio  ha detto alla donna di Samaria.
42 Alla donna dicevano: «Non crediamo più per il tuo discorso. Noi stessi infatti abbiamo udito e sappiamo che è veramente lui il salvatore del mondo» (Gv 4,42).

La Chiesa ne gioisce interiormente. Lei, la Sposa di Cristo, diviene la Madre di una moltitudine di figli, che fiera presenta a lui, per il suo stesso identico mistero. Come ha intuito san Paolo.
« Oh, se voleste sopportare un po’di stoltezza da parte mia! Ma sì, sopportatemi!
Io sento per voi una specie di gelosia divina, avendovi fidanzato a uno sposo, per presentarvi qual vergine pura a Cristo
. » (2Co 11,1-2)

Don Giorgio

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Pubblicato da su 28 aprile 2020 in Omelie

 

Mi porti ancora al sì dentro

 

Mi porti ancora

                                                                                                       La preghiera del mattino di Vincenzo Vela, 1846.

Mi porti ancora al sì dentro
la morte tua in rinnovata doglia,
mi lasci sola, col tuo amato
discepolo
il primo figlio
d’una moltitudine di figli
questo mi dici
questo mi chiedi
a credere, a sperare
contro ogni speranza
fino alla fine,
nella estenuazione
ultima
stremata
il segreto avvio
della resurrezione!?
Anche questo è doglia,                  tutto
doglia di vita.
Mio Figlio! Dio mio!

don Giorgio

 
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Pubblicato da su 27 aprile 2020 in Poesie

 

Morire come si può

Morire come si può
a questa luce fatta pura,
il falco volteggia sovrano

le rondini si sdoppiano

Magritte_La_condizione_umana

René Magritte, La condition humaine, 1933


nelle loro ombre ingigantite

– bisogno di specchiarsi-
lasciare il piccolo eden giardino:

Tutto si muove verso i colori       
pieni, netti e dolci da commuovere
anche Dio che li ha pensati
– un nero tubero sgraziato
che contorcendosi si fa bello!
in questa stagione di morti
in queste ore di sequestrati
in casa, di strade immobili
di cieli non attraversati…
l’azzurro incarta mazzi di fiori
fieri di agghindate corolle
in gentile concorrenza
tra loro… come morire…
lasciaci ancora alla gioia
della terra, alla sapienza
ripresa da tanto dolore
-che ci serva a ritornare
di terra sulla terra, è così
infinitamente bella, festosa.

don Giorgio

 

 
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Pubblicato da su 26 aprile 2020 in Poesie

 

Che ancora questa mattina

Che ancora questa mattina
il sole si affacci da dietro
la notte appoggiato a nuvole                                     
che lo intarsiano                           

sysley il sole

Summer landscape with fields – Alfred Sisley


è grazia e festa,
il cuore respira il prodigio,
si abbevera della luce
calda che sbrina intirizziti
arti e sogni
la lucertola
fuoriuscita
zigzaga tra foglie
e il caldo mattone rosso
guardinga ma felice
sorge la voglia di vivere,
riprendere il passo del giorno;
verrà la sera, arriverà la notte
ma girano, girano per lasciare
posto alla vita: sorge, risorge

questo annuncia il sole
forte più della tenebra,
la notte lo rende più desiderabile
il buio più splendente;

il fiore che alla sera reclina,
e la notte si chiude riparato
nel sonno, si apre ancor più
aperto, profuma. Cosa non è
la rosa, cosa il gelsomino
che si arrampica sulle scale di casa.

Don Giorgio

 
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Pubblicato da su 26 aprile 2020 in Poesie

 

Inatteso si apposta rosso

tulipano fra olivi

foto: Enrico Della

Inatteso si apposta rosso
tra gli olivi il tulipano,
non una mano lo mise
ma il vento estroso che salta
serre e muriccioli divertito
a sorprendere, non mazzi
basta uno solo, una chiazza
a vivacizzare il campo

                ti piaceva padre, ne eri
                fiero e gioioso, quasi
                un tuo segreto

non aver fretta, lascialo
alla sua misura per il tempo
che dura, unico ma visibile
arde da sotto gli archi estesi
degli olivi sul verde tappeto
che regge e conduce i passi
del nostro sentiero nell’ora
della luce ad accenderla di rosso.

Don Giorgio


 
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Pubblicato da su 24 aprile 2020 in Poesie

 

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Non volere oggi la grazia di ieri

Non volere oggi
la grazia di ieri
-il ramo fiorito

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Alberi di ulivo a Collioure – Henry Matisse

ogni fiore ha
il suo ramo, ogni
gemma dolorando
il suo fiore

inattesa la fioritura
estasiò sensi e spirito
ne furono ripieni
innesto di gioia

la notte non ha
spento i colori
il vento non ha
rapito il profumo

ci sia grazia
oscillare ancora
sul ramo
ci sia gioia
respirare il profumo

inebriati
dondoliamo
sull’amaca
dell’eterno.

don Giorgio

 
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Pubblicato da su 24 aprile 2020 in Poesie

 

Ringraziamento

Amici, in tanti mi avete fatto gli auguri.
È stata festa e gioia per me. Grazie.
È come se mi aveste inondato di fiori di preghiere.
Di amicizia. Sono in debito verso ciascuno di voi.
Ogni tanto fatico a respirare.
Pregate perché il Signore mi dia pace e forza.
Se voi-noi stiamo uniti, lo Spirito ci sostiene.
Che Maria ci custodisca tutti,
stiamo uniti anche col e al Papa Francesco.

Don Giorgio

 
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Pubblicato da su 23 aprile 2020 in Generico

 

Omelia di don Giorgio – domenica della Divina Misericordia

venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».” Gv, 20, 19

Non è più tempo di accademia

Il cuore del vissuto cristiano fu una cena di casa, fatta in casa.
A Cristo piacevano i pasti. Era il suo stile.
Pasti aperti, non di buona società; potevano partecipare anche gli esclusi, quelli tenuti a distanza.

Ma quella notte era diverso. Aveva un desiderio struggente di intimità, di casa.
Non è che i suoi amici fossero stinchi di santi. Anche loro avevano i piedi sporchi. Non ci facevano neanche caso.
Soprattutto non se l’aspettavano che Cristo con le sue mani lavasse loro i  piedi. Scandaloso. Commovente seguire e sentire le mani del Maestro e Signore, sui piedi!

Poi quelle stesse mani presero un grosso pane, lo spezzò ne fece delle parti, una per ogni commensale.
Prendete mangiate.
Sarà perché aveva lavato i loro piedi;  poi passò loro anche la sua coppa, dove beveva. Adesso mette del vino, il suo, di suo, se stesso.

Mani calice e vino: prendete bevete è il mio sangue.

 

Cristo passa se stesso, il suo essere e destino.
Il corpo donato non  viene dal museo delle cere.

È un corpo vivo, denso, pieno del suo destino. Un corpo che nasce
muore e risorge. In quel corpo c’è tutta la sua vita. Il suo essere
uomo di Nazareth, il suo essere nato, destinato alla morte e alla vita
oltre la morte.

C’è il suo inizio prima del tempo, al principio del tempo, ma anche
alla fine del tempo, oltre il tempo.
Uno spazio enorme concentrato in poco spazio e tempo, l’eucaristia in

casa, con quelli di casa, con quanti vengono a casa, per quanti
saranno invitati. Per tutti.

L’eucaristia è vita. Il sui ricordo deve rimanere vita.
Celebrare l’eucaristia non è visitare un museo, fare un giro
turistico. Maneggiare un reperto archeologico.

La vita stessa di casa è eucaristia. Nella sua estensione e dinamica.
Il pasto, certo. Il sedersi attorno a un tavolo per mangiare insieme.
Colazione e cena.

Ma anche l’amore dei corpi. Di uomo e donna. Prendi il dono, in dono.
È la nostra carne una.

Ma anche l’allattare. Ma anche la dedizione ai figli… Non è un continuo ‘prendete mangiate bevete’?

Pablo Picasso, Maternidad, 1905

È azione sacra l’azione della vita.

Va fatta in memoria. Cristo non è un nostalgico sentimentale.
È presenza nella forza dello Spirito. Sarò sempre con voi. ‘Fate questo nella mia memoria.  ‘Nello’ complemento di luogo ma anche di mezzo. La mia memoria è lo Spirito santo. Lui è la memoria.
Fattiva non psicologica o sentimentale.
Fate questo.

L’azione di vita è l’atto rimembrante. Questo richiede momenti di raccoglimento. Accanto all’angolo di cottura c’è l’angolo di preghiera. Una icona, un Crocifisso, Maria, Bibbia, candela…cuscini, tappeto.

 

La benedizione

 

Da chi ha preso il Cristo il gesto del lavare i piedi? Da lei, dalla
donna, dal suo genio, dall’amore di donna.

Di donne. Rompono il vaso, lavano e profumano i piedi, li asciugano con i propri capelli. Col profumo catturano il profumo di Cristo. Il buon odore, da avere con sé. da diffondere, in tutta la casa e fuori casa. Intimità non è intimismo, asfissiante. La porta di casa è socchiusa, né chiusa ermeticamente né spalancata perdutamente.

I piedi. Non la serva li bacia e li abbraccia, ma l’innamorata. Come farà la Maddalena coi piedi del Maestro Risorto dai Morti.
È linguaggio di amore, amore sponsale.

Cristo prende dal genio femminile. Anche lui lava i piedi, perché la
sposa, la chiesa appaia senza macchia  pura. Bella, splendente come il
Cristo trasfigurato. Ha dato se stesso per questo.

Anche voi fate lo stesso.

Si può vivere in casa senza lavarsi i piedi? Senza concedersi il
perdono? Quante volte? Sette? No, settanta volte sette, sempre. Ogni
sera; ci svuotiamo le tasche. Tiriamo fuori i sassolini, i sassi.

Ti perdono con la benedizione di Dio. Tra genitori e figli.
Ma prima gli sposi tra loro.
Un attimo prima di coricarsi: non tramonti il sole sulla vostra ira, rabbia.
Tu solo signore mi metti, ci metti in pace.
Ci corichiamo e subito ci addormentiamo sotto e dentro la Tua benedizione.

Cristo ha sganciato la Sua cena dalla data ufficiale della Pasqua
ebraica. Sarebbe rimasta confinata a solo una volta all’anno.
Ha fatto suo il rituale delle feste, che prende e amplifica il rituale feriale.
Cristo è così: con uno spostamento impercettibile cambia tutto, crea
un universo.

Nella sua cena ci sono la festa annuale, la festa settimanale, il pasto feriale.
Questa è l’eucaristia del Cristo, e della sua Chiesa sposa.

Questa  l’eucaristia di ogni famiglia.
Non una cerimonia avulsa dalla vita. Ma la vita fatta eucaristia.
Non demandata al rito ma collegata con la memoria fattiva liturgica,
collegata col vissuto del Cristo, col vissuto di casa di ogni giorno
di ogni famiglia.

Tra ‘santuario’ e ‘casa’ il rapporto è stretto. È inevitabile.
Certo: lex orandi lex credendi, ma perché fede e preghiera vengono
dalla vita del Cristo e sono regola e norma, contenuto di vita. Come
tale è legge di vita. Fa vivere, va riprodotta. È vita, è La Vita.
Allora e ora e alla fine.

Cena dell’Agnello, lo Sposo definitivo. Cena di Nozze dell’Agnello.
Sono giunte, arrivano sempre. A cominciare di qui, da casa nostra.
Casa come tutte, ricca e povera, con le sue ombre e luci. Ma Cristo ci
dice: oggi vengo a casa tua, a casa vostra.

Sii, vieni. Sii nostro Ospite. Resta con noi.

Si fermò con loro,  prese il pane lo spezzò.
Resta con noi. Spezza il pane della fatica, dacci il vino della festa,
il vino dell’ebbrezza. Perché la nostra gioia sia piena.

Come ho fatto io, fate anche voi. Per molti, per tutti.
Splenda la vostra luce, la luce del Padre vostro.

Padre nostro … Venga il tuo Regno, son giunte le Nozze.
Beati gli invitati al banchetto nuziale.

 

 

 

 

 

 

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Pubblicato da su 19 aprile 2020 in Omelie

 

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Per papa Francesco

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Ti tengono ancora nella tomba
illuminata a giorno,
freddi restano i marmi
imbalsamati i liturghi
di turno distanziati,

accese, non scaldano
le candele: bruciano
il ghiaccio dei cuori
freddi, agghindati
di abiti che non vestono
la scoperta nudità

i passi vorrebbero
ma hanno piedi
pesanti ignari
della danza leggera
che si invola festosa

una voce composita
salmeggia senza
festa, proclamano
senza fervore parole
paludate pesanti
come i paramenti
che portano

l’organo urla accordi
pigia pedali e tasti
anche alti ma non sono
angeli che suonano
la festa del vincitore
della morte

ti tengono ingabbiato
tu saresti già fuori
come le donne
alla prima luce
correresti per le strade
dell’uomo
tu Francesco
lo tenti con parole
tue il percorso
del feriale – la Galilea
di allora, sapresti
baciare i piedi del lungo
cammino di lui
anche quello ultimo
dalla tomba alla vita
per baciare altri piedi
feriti stanchi malati
li laveresti di baci
del Risorto, ti chini
su ogni piede,
non esiste il separato
ma solo il fratello
stanco e disperato

ad ognuno dicendo
coraggio fratello
la morte non è la fine
finisce della sua stessa
fine, riprendi il cammino
rimetti i piedi dove
lui è passato,
ciò che tu non hai
lui te lo dona
apri la mano
accogli e segui

aprendosi a fatica
ma tenace e deciso
soffrendo
ancora per la resistenza
di molti
tesse paziente
una ragnatela di
raggi di luce
il sole.

don Giorgio

 

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Pubblicato da su 19 aprile 2020 in Poesie

 

Arrivato in vetta

Arrivato in vetta

Don Giorgio

 
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Pubblicato da su 18 aprile 2020 in Generico