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VIA CRUCIS EUCARISTICA – mercoledì 1° luglio

VIA CRUCIS EUCARISTICA – mercoledì 1° luglio

Mercoledì 1° luglio
possibilmente ore 21

V Meditazione per l’Adorazione Eucaristica

tutti insieme ma ognuno nella propria casa

Sesta Stazione:
Gesù incontra la Veronica

Dall’immagine alla Presenza

Il gesto della donna! Venire con un panno bianco immacolato a
detergermi il volto mentre mi trascino col legno verso il Golgota.

Come non gratificarla, lasciandole impresso sul panno il mio volto. Un attimo del mio patire, ma è vera icona di me.

Ma prima di quel momento non ho lasciato un’impronta,  ho volute
lasciare a voi tutto me stesso nel pane e nel vino, non una immagine
ma una presenza.

Non mi bastava starvi di fronte, volevo esservi intimo. Divenire Vita della vostra vita; perdere la mia per passarla a voi. Non mi do come cadavere, ma come uno che sta perdendo la vita per farne dono.

In quel pane e in quel vino c’è tutto di me, la mia carne ma anche il mio vissuto. Non si tratta di una statua di cera, ma del mio vero me.

Ho concentrato tutto di me in questa breve capienza. Non per questo decurtata o meno vera.

Il pane è anche la storia del chicco di grano, ed è la mia storia.

Il vino è anche la storia del grappolo d’uva, ed è la mia storia.

Io sono il grano, io sono il grappolo d’uva. Grano seminato, falciato, schiacciato. Uva tagliata e spremuta. Nel pane e nel vino io metto me e il mio destino. Chi mi riceve, riceve me e la mia storia.

Riceve me il vivente con tutto il mio vissuto.

Non la mia immagine ma la mia presenza.

Chi ha occhi di fede e cuore che ama mi percepisce, mi vede e mi tocca.

Mi può portare con sé, dentro di sé.

 

Don Giorgio

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Pubblicato da su 1 luglio 2020 in Celebrazioni, Gruppo mercoledì

 

Santa Messa a Giogoli domenica 28 giugno ore 10

Santa Messa a Giogoli domenica 28 giugno ore 10

Domenica 28 giugno,

nel giardino retrostante alla canonica di Giogoli

la S. Messa sarà sempre alle ore 10.00

in modo di evitare il caldo. Si consiglia comunque di portare cappellini o altro mezzo idoneo e una bottiglietta d’acqua.
In caso di maltempo la celebrazione avverrà in chiesa, che per le norme attuali può ospitare al  massimo 40 fedeli.


Il foglietto per la S. Messa non verrà stampato, per scaricarlo o visualizzarlo clicca qui 

Al momento sono sospese le celebrazioni del mercoledì sera e quelle delle ore 17.00 la domenica pomeriggio.

Rimangono sempre valide le norme da seguire per l’accesso, che trovate cliccando su questo link .
Vi ringraziamo per la comprensione e l’aiuto.

 
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Pubblicato da su 26 giugno 2020 in Celebrazioni, Foglietti Celebrazioni

 

VIA CRUCIS EUCARISTICA – mercoledì 24 giugno

Mercoledì 24 giugno
possibilmente ore 21

IV Meditazione per l’Adorazione Eucaristica

tutti insieme ma ognuno nella propria casa

Seconda Stazione:
Gesù è caricato della Croce

Presero dunque Gesù e lo condussero via. Ed Egli, portando la croce, uscì verso il luogo chiamato Calvario, in ebraico Golgota.” (Giov.19,16-17)

 

Caricato della croce il peso del peccato del mondo

Ecco colui che toglie il peccato del mondo

Filippo Brunelleschi, Il sacrificio di Isacco, 1401
Museo del Bargello, Firenze

Poi gli caricano sulle spalle la croce. Il legno.

La legna. Quella messa sulle spalle di Isacco: convinto di portare legna per il sacrificio,

in realtà porta se stesso come vittima.

Cristo la croce non solo se la mette su in spalla, ma la abbraccia e la stringe strettamente a sé.

καὶ βαστάζων ἑαυτῷ τὸν σταυρὸν ἐξῆλθεν εἰς τὸν λεγόμενον Κρανίου Τόπον, ὃ λέγεται Ἑβραϊστὶ Γολγοθα, (Gv 19,17).

Se la stringe come qualcosa che gli preme, che gli sta a cuore.

È la sua legatura, è il nuovo Isacco. Ma anche l’ariete sostitutivo

Allora Abramo alzò gli occhi e guardò; ed ecco: un ariete ardente, ghermito dal fuoco, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e l’offrì in olocausto al posto del suo figliolo. (Gen 22,13)

 

Ma Cristo è anche il capro del rito espiatorio: gli scaricano addosso i peccati di tutto il popolo.

Lui si addossa dell’intero peccato del mondo.

Pronto a versare il sangue, se occorre, per dar vita di salvezza a tutti gli uomini.

Per questo si fa Eucaristia. Col suo calice, con la sua coppa del vino.

Cristo vuole donare l’ebbrezza del vino, ma deve come grappolo passare sotto il torchio.

Inevitabile.

Il suo calice è insieme sangue di espiazione e vino di ebbrezza.

Isacco, ariete impigliato, agnello, capro…Cristo.

Il suo sangue versato.

 

Don Giorgio

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Pubblicato da su 22 giugno 2020 in Celebrazioni, Gruppo mercoledì

 

Omelia di don Giorgio – XII domenica – Anno A

«Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli». Mt 10,32-33

1.

a.

Anche l’uomo più misero possiede un cellulare, non vi rinuncia.
Il cellulare è la nuova patria, il guscio di lumaca che si muove sempre con noi. La nostra nuova pelle.
Il cellulare ci mette in contatto, ma ci fa anche essere sempre esposti agli occhi degli altri. Siamo sempre in piazza.
Siamo individuabili e raggiungibili. In ogni momento. Anche quando il cellulare è spento.

La cosa strana è che un messaggio, una volta inviato può essere sempre ritrovato, non si cancella mai.
Una feroce implacabile memoria custodisce ogni cosa.
Non c’è nessun Lete, nessun fiume dell’oblio. Dannati a non poter dimenticare, cancellare.

Ciò significa essere sempre esaminati e giudicati. Il passato cammina con noi, ci insegue come la nostra ombra.

b.

Si dice spesso, nella presentazione di alcuni eventi, la Storia lo dirà. La storia presentata come giudice implacabile, inesorabile. Non fidarsi dell’immediato, ma di quello che viene setacciato nel tempo. Si attende nel tempo una valutazione più equa.
Ma questo accade sempre nel tempo.. che scorre, che non è possibile fermare né pilotare.
L’esperienza, anche solo di questi ultimi anni, mostra che accadono fenomeni imprevisti a più livelli. Quindi anche il giudizio storico lascia il tempo che trova. È sempre rivedibile.

Il tempo, la storia non sono i giudici ultimi delle scelte, delle azioni degli uomini. Il giudizio degli uomini è sempre relativo, condizionato. È sempre un giudizio di parte. Rivedibile, ritrattabile.

c.

Viene portato avanti un altro criterio di valutazione: quello della Scienza. Si è dediti totalmente alla scienza. Non conta il mio giudizio personale ma quello della comunità scientifica che valuta a mia teoria e la mia azione. Resta che anche tale valutazione è fatta all’interno del tempo e da uomini di passaggio anche loro. Teorie che sembravano inamovibili sono crollate totalmente. Tutto e sempre è rivedibile.

Per questo non si deve dare peso più di tanto al giudizio umano.

Certo, esiste e pesa. Pesa anche se poi si scoprirà che sono state valutate male le cose, per cui si dà il caso di un innocente condannato ingiustamente. Viene riconosciuto tale dopo anni, ma intanto la vita e la figura di questa persona ne escono distrutti.
Si pensi al caso Tortora.

Ciò preoccupa. E non poco.

2.

a.

Comunque stiano le cose, Gesù ci direbbe di non dare peso più di tanto al giudizio umano. Giudizio che rimane prigioniero del tempo, del limite. L’orizzonte umano, per quanto esteso, è sempre limitato, per più di un motivo.

Cristo rimanda al giudizio di Dio, giudizio veritiero e dunque definitivo. Determinante. Anche per l’oggi in cui ci si trova a vivere.
Perché il giudizio di Dio riguarda la profondità del cuore e la totalità della persona umana e del suo vissuto, all’interno di un orizzonte complessivo.

b.

In questo passo del vangelo, fino a non molti anni fa, la frase ‘temete piuttosto chi ha il potere di distruggere l’anima e il corpo’ veniva riferito a satana. Si trattava dunque di stare attenti dal maligno.

Ma gli esegeti hanno messo in chiaro che si tratta di Dio. Si tratta di avere il giusto e sacrosanto timore davanti a Dio. con lui non si può barare; davanti a lui è tutto scoperto.
Non è che Dio sia un guardone che scruta da uno spioncino. Il famoso ‘occhio’ di Dio che ossessionava Sartre.
Il fatto è che noi non possiamo ingannare Dio. non servono trucchi o espedienti. Occorre la nuda verità di noi.

L’uomo, che è riuscito ad entrare alle nozze senza indossare l’abito nuovo adeguato per la festa, viene fatto uscire dal padrone di casa. Puoi sfuggire la sorveglianza umana, ma non puoi ingannare il Signore della storia, della vita e della morte.

San Paolo dirà che a lui non interessa essere giudicato da un consesso umano.
Neppure giudica se stesso.
Sa che davanti a Dio saranno svelati i nostri cuori. E allora ci sarà il vero giudizio.
Sulle opere compiute.

c.

Nello stesso tempo sembra che il Signore ci voglia rassicurare perché il giudice sarà il Padre che ha premura verso le sue creature. Per cui si deve stare fiduciosi. Se neppure un capello ci viene toccato senza che Dio lo voglia, si può stare tranquilli.

Ma questo non elimina il dramma esistenziale. La certezza della presenza del Padre non assicura un’esistenza facile. Anzi potrebbe darsi come un di più di fatica, di patimento, di sofferenza.
Come il Padre chiedesse di dare prova di amore anche in situazioni umane molto critiche, come al limite delle possibilità dell’uomo.
Il che mostra che tutta la problematica, tutta l’esistenza umana si riassume nella testimonianza dell’amore verso Dio.
Come del resto ha fatto Cristo, che ha fatto anche della sua morte un atto di amore al Padre e agli uomini.

d.

Qui tocchiamo un punto critico, nevralgico del cristianesimo.

Perché Cristo si presenta come l’assoluto, come il riferimento ultimo di tutto e di tutti. Tutte le realtà si relazionano a lui. Lui è il centro, lui è insieme inizio e fine.

Per accade che chi lo ha incontrato, non può non testimoniare tale realtà di cose, unendosi alla testimonianza stessa del Cristo, seguendone destino e passaggi esistenziali.

Ora la testimonianza resa nel tempo storico e tra gli uomini suscita nel mondo inevitabilmente una reazione di rigetto. Non si accetta che nel transeunte sia presente il definitivo.

Il dramma è sempre questo: il mondo mondano, impegnato nella temporalità, nel flusso della storia non accetta che gli venga posto un limite esterno. Il mondo ha sempre la tensione a pensarsi come il tutto. E quindi recinta ogni realtà come ambito del proprio dominio, di sua competenza. Anche il potere se lo legittima da sé, senza ricorrere ad altro, ad altri.

Il mondo agisce in tal modo perché assolutizza la facoltà che caratterizza l’uomo: la ragione. Così facendo però, trasforma la ragione in raziocinio. Per cui è decisiva l’analisi raziocinante, logica tecnica. Ogni altra facoltà viene percepita come meno decisiva o come una invadenza in un mondo che non è il suo.

Si è tentato più volte, e lo si tenta ancora, di eliminare o almeno ignorare il dato religioso, il bisogno spirituale dell’uomo.
Viene avvertito come elemento di intralcio o comunque non indispensabile. Ognuno può coltivare il proprio orto religioso, la propria ricerca spirituale. Ma si tratta di una faccenda privata, intima, e tale deve rimanere.
Se esce da questo ambito, può venire osteggiata, impedita, perseguitata.

e.

Oggi assistiamo a un doppio fenomeno.

Si pensava di aver chiuso con la superstizione della religione, eppure ritorna prepotente il bisogno di credere, di esprimere la propria fede. Fame e sete di spiritualità.

Dall’altra, è in atto una vera persecuzione contro i credenti, specie se cristiani.

Il peso principale della testimonianza cristiana è stata appunto quella del Cristo. Adombrata dall’esperienza del profeta Geremia.

Anche il salmo recitato è pesante: il destino dell’inviato è massacrante, è un peso che lo schiaccia.

Comunque stiano le cose, alla fin fine la testimonianza è una questione di amore.
Poteva Francesco di Assisi reprimere il proprio amore per Cristo?!
È un’esperienza personale, certo; ma esplode. Erompe. Non può trattenerla.
E per amore fa tutto, spogliarsi degli abiti, ma anche accogliere le piaghe del crocifisso nel suo corpo.

Scena dal film “Francesco” di Liliana Cavani, 1989

È un’esperienza circoscritta. ma è sempre sorprendente che il Poverello di Assisi venga sentito come fratello da tutti, fratello universale.
Può venire contrastato ma non messo a tacere. Osteggiato, ma non ridotto al silenzio.
Vive una fiducia totale in Dio, di cui ama e ammira le creature tutte, sentendole fratelli e sorelle.

In sintesi possiamo dire: Cristo si presenta come colui grazie al quale si gioca e si risolve il destino ultimo dell’uomo.
Tanto che Gesù chiede di prendere posizione davanti a lui. Questa decisione decide il destino della persona.

Chi riconosce il Cristo verrà da lui riconosciuto davanti al Padre, che deve esprimere l’ultimo giudizio su ogni uomo.

Chiediamo al Signore di entrare in questa realtà. E di viverla. Con cuore semplice.
Che qualcosa dell’esperienza di san Francesco entri nella nostra vita.
Sentirsi amati e sentire tutti e tutto come fratelli e sorelle, anche sorella morte.
Poter dire: “Laudato sii mio Signore…per tutto e in tutto”.

Che diventi nostra anche la testimonianza forte e silenziosa di Maria.

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Pubblicato da su 21 giugno 2020 in Omelie

 

La ricchezza di un’amicizia

Pubblichiamo l’Editoriale di di Pier Luigi Castelli su don Giorgio, comparso nell’ultimo numero del periodico “In Circolo”, del Centro Culturale Sant’Antimo.

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Pubblicato da su 19 giugno 2020 in Generico

 

VIA CRUCIS EUCARISTICA – mercoledì 17 giugno

Mercoledì 17 giugno
possibilmente ore 21

III° Meditazione per l’Adorazione Eucaristica

tutti insieme ma ognuno nella propria casa

Cena in famiglia. Presenza della donna

Maria e le altre

1.

Spettava alla donna di casa pensare alla lampada da accendere per la cena.
Era il suo gesto, il gesto della donna di famiglia.
La donna, chiamata a dare alla luce, avvia la Cena.

In questo momento è Maria – la Madre, la Sposa, la Donna – che lo compie. Ha dato alla luce il Figlio, adesso dà alla luce il Cristo nel suo dono estremo, il dono di sé, il dono della vita.

E lo fa in modo consapevole.

La donna anonima che unge il capo di Cristo è stata identificata da alcuni Padri della Chiesa con Maria. Lei non ha nulla da chiedere. Fa il gesto che il Cantico dei cantici riferisce alla madre dello sposo nel giorno del suo sposalizio.

Maria deve avere intuito qualcosa del destino ultimo di suo figlio Lo riconosce e lo conferma come re, come persona regale che va alle nozze, alle sue nozze…

Ha captato il momento cruciale della vita del Cristo.

E Cristo lega il gesto della Donna al proprio Gesto eucaristico attraverso la memoria: ricordato in memoria di lei; fate questo nella mia memoria.

In lei si concentra il femminile espresso in quel gesto memorabile, da tenere in memoria.

Si concentra anche il gesto della donna che unge col profumo i piedi del Cristo e li asciuga coi suoi capelli. Cristo l’ha lasciata fare, percependo la singolarità e la genialità di quella azione.

Non l’ha più dimenticata. È di qui che nata in lui la decisione di lavare i piedi ai suoi.

2.

Inatteso il gesto della donna sui miei piedi.

Entrò furtiva schivando blocchi e divieti.

Gesti da amante: afferrare i piedi, baciarli piangendo come a lavarmeli; rompere il vaso di nardo, da spargere sui piedi con altre carezze e baci, e infine asciugarli coi suoi capelli a portar via con sé nel profumo il sapore di me, ad avvolgerla come in un manto.

Bruce Wolfe, Maria Maddalena,
1941, Chiesa di Santa Barbara, California (USA)

3.

Lungo la via della croce Cristo rivede Maria con alcune donne.

Non servono le parole. È sufficiente uno sguardo. Profonda e intima l’intesa.

Cristo va per la sua strada. Non fa che vivere il Gesto eucaristico della Cena.

Corpo donato, sangue versato.

Don Giorgio

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Pubblicato da su 15 giugno 2020 in Celebrazioni, Gruppo mercoledì

 

Omelia di don Giorgio – Corpus Domini – Anno A

«Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno». (Gv 6, 58)

1.

Si parla di immigrati, di stranieri…

Come se alla fin fine non fossimo tutti stranieri.
Non abbiamo stabile dimora in questa terra.
È un’illusione ottica il credere che siamo in pianta stabile su questa terra, in questo tempo.
Di fatto siamo tutti di passaggio.
Vuoi o non vuoi, una volta entrati in questo mondo, ne dobbiamo uscire; una volta nati ci tocca morire.
La vita umana è un viaggio;
un viaggio da una vita alla morte o da una vita a un’altra vita? E eventualmente come ci si arriva?

2.

La storia del popolo di Israele è paradigmatica della storia dell’Umanità, di ogni uomo.

Capitati per caso in Egitto, gli ebrei si moltiplicano in questo paese straniero, fino a capire che se ne devono andare, perché la permanenza in Egitto per loro significa essere schiavi.
Dio stesso interviene a favore del suo popolo. Lo fa uscire dall’Egitto per condurlo verso la terra promessa. Ma questo viaggio di liberazione richiede l’attraversamento del deserto, che è luogo di prova. Non si attraversa indenni il deserto.
La prova per gli ebrei coincide con l’esigenza di fidarsi di Dio. Se ci ha liberati, ci condurrà sani e salvi alla terra sognata.
Ma il deserto è deserto: manca cibo e acqua. La cosa fa dubitare di Dio: Dio ci ha ingannati; era meglio la schiavitù, perché almeno ci assicurava il mangiare anche se era una pentola di brodaglia. Cominciano le reazioni contro Dio. Dio, attraverso Mosè, interviene mandando come cibo la manna dal cielo e facendo scaturire l’acqua dalla roccia colpita dalla verga di Mosè.
Dio provvede dunque cibo e bevanda.

Si capirà a poco a poco che questa traversata del deserto sia stata una storia fondativa e paradigmatica.

a.

La vita è un viaggio. L’uomo, come Israele, è fondamentalmente un forestiero.
È un errante. Su questa terra è solo di passaggio.
C’è una destinazione ultima; per arrivarci occorre attraversare delle prove.

b.

Gli ebrei in Egitto erano una accozzaglia di tribù. Il cammino nel deserto guidati da Mosè li ha fatti sentire di essere un popolo. Di avere Un destino comune, Guidati dal loro Dio.

3.

Per quanto quel periodo costituisca una grande epopea, non è un evento conclusivo, è profezia di un altro evento.
Gesù è molto chiaro. La manna e l’acqua dalla roccia nel deserto non sono eventi definitivi. Non risolvono la totalità del destino dell’uomo.
Cristo aveva già detto alla donna di Samaria che l’acqua del pozzo di Giacobbe non era tutto. Egli possedeva un’acqua diversa, che zampilla per la vita eterna.

Adesso dice ai Giudei che il vero cibo e la vera bevanda sono il suo corpo, la sua carne e il suo sangue.
È un linguaggio netto ma da prendere nella sua portata reale.
Cristo non sta chiedendo di diventare antropofagi o vampiri.
Sta dicendo che di fatto il destino dell’uomo si gioca nel suo corpo e nel suo sangue.
Poi durante la Sua cena dirà che dà il suo corpo che va alla morte per darci la vita e versa il suo sangue per il perdono radicale dei peccati.

Si tratta di avere un contato reale con il corpo e il sangue di Cristo, con la totalità del suo essere.
Non ha altro modo per esprimere che è deciso a dare tutto di sé in favore dell’uomo. e che questi deve accoglierlo nella sua totalità. Non può né deve fuggire nell’astrazione della mente intellettuale.

Cristo parla e si dona con il suo corpo e nel suo sangue.
Totalità e intimità.
Fidarsi, abbracciare, portare dentro di sé, assimilare. Nutrirsi. Vivere di lui.

L’unico esempio che mi viene in mentre quando si parla di questa realtà, è sempre lo stesso:
la mamma dice al suo bambino piccolo: ti mangerei tutto.

Qual è il vero punto di rottura in quello che dice il Cristo?
Che ci farà vivere in eterno, che ci dà la vita eterna, e che ci farà risorgere nell’ultimo giorno.
Questo è possibile perché Cristo si dice ed è unito al Dio Padre, che ha la vita in sé, che è vita, la vita.
Come Cristo vive per il Padre, grazie al Padre, così chi crede e accoglie Cristo, vive la vita di Dio grazie a lui.

Cristo poi dirà durante la Cena rivolgendosi al Padre: questa è la vita eterna, che conoscano te Padre.

4.

Si può credere a tutto questo?

Va detto che non è stato facile neppure per Cristo l’atto incondizionato di fede.
Lui, che sa di non essere mai solo, grida al Padre di sentirsi abbandonato. Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato…

Paul Gauguin, Crocifissione in giallo, 1889
Albright-Knox Art Gallery, Buffalo, New York

Il testo dello scritto agli Ebrei è inesorabile. Cristo si è rivolto a Dio con grida inenarrabili; ed è divenuto perfetto mediante l’obbedienza, obbedienza di fede che lui per primo ha vissuto, avendo aperto per noi come un sentiero di vita e di atteggiamento da seguire.

Anche per Maria la cosa non è stata semplice. La spada che la trafigge è la prova di fede davanti al figlio morente.

La fede implica un salto fuori di noi stessi in un affidamento assoluto.

Per questo l’Atto di fede è anche lotta.

Tutti possiamo dire: Signore credo, ma aiuta, sorreggi la mia fede.

In alcuni momenti si avverte la presenza di Dio. Si avverte di essere in lui e che lui è dentro di noi.
Lui è l’aria che respiriamo: l’aria ci avvolge, ma anche la portiamo dentro di noi. Respiriamo. Da dentro a fuori, da fuori a dentro. E questo genera fiducia e un gesto di abbandono. Sei in Dio. In lui ci muoviamo ed esistiamo; respiriamo il respiro di Dio. e si è sorpresi che Dio ponga attenzione a te. Che cosa è mai l’uomo che tu Dio ti prenda cura di lui. L’hai fatto poco meno degli angeli.

Per quanto riguarda la resurrezione dei corpi, io posso dire di essere segnato da due episodi evangelici.
Il primo che mi ha sconvolto è che viene narrato che il Risorto appare a un gruppetto di sette apostoli in riva al lago; accende il fuoco e cucina i pesci per loro. Torna da quelli che lui ha chiamato amici.
Mi son detto: uno che fa così è Dio. fedele all’amicizia, fedele al corpo, alla corporeità. Si tratta di una corporeità mutata, trasfigurata, ma di corporeità si tratta. Cristo non è un fantasma (dirà nel vangelo di Luca. E per fugare ogni dubbio chiede di poter mangiare un pesce.).

Il secondo episodio che appare per primo a Maria Maddalena, che non lo riconosce subito. Lo riconosce quando si sente chiamata per nome da lui. Allora lei va verso di lui per stringergli i piedi. Cristo non si sottrae al gesto, chiede solo di non continuarlo a stringere, perché adesso si è entrati in una dimensione. Sempre di corporeità si tratta, ma altra dalla presente.

Questo è sorprendente e meraviglioso.

Si vorrebbe provare quello che dice san Paolo: mentre il nostro uomo esteriore si logora, si consuma, quello interiore si rinnova sempre più.
Si vorrebbe crederlo e percepirlo mentre si avverte che il corpo fisico se ne sta andando, consumano.
Si è grati al corpo, per tutto il vissuto. Adesso è ora di salpare.

Chiedo a Dio di mantenermi in questa fede in questa pace.

In alcuni momenti manca l’aria.
Ma il Crocifisso non ha fatto la stessa esperienza, di avere fame di aria, di paura di morire asfissiato?
Allora posso non sentirmi solo. Mi pongo accanto a lui come un ladrone: lo guardo e lo prego. Ricordati di me.

Comunque son questi due brani che mi hanno portato a credere che per Cristo risorto dai morti
Due cose rappresentano l’assoluto: l’amicizia e l’amore sponsale, che poi sono una cosa sola e cioè l’amicizia sponsale, perché anche l’amicizia ha come modello di riferimento l’amore sponsale, quello che fa l’unità mantenendo distinte le persone.

Ma non è questo il mistero trinitario? Non è questo il progetto di Dio: celebrare le Nozze con l’Umanità? E se Dio voleva fare dono di sé all’Umanità poteva donare qualcosa di diverso da sé? non poteva che trovare quella forma di vita che rispecchiasse insieme la distinzione delle persone e la loro unità. Quella sponsale nuziale appunto.
Siamo davanti al mistero. Sembra impossibile. Ma se non fosse così non verrebbe da Dio. Solo Dio può donare compiere l’impossibile per l’uomo, perché Dio è folle di amor per l’uomo.
È la realtà che ha fatto i santi cristiani, dai primi albori del cristianesimo ad oggi. Sta a noi accogliere questo mistero, entrarvi e viverlo.

5.

Anche l’Eucaristia genera un popolo nuovo. Chi riceve il Cristo diventa uno con Cristo; ma diventa uno anche con tutti quelli che ricevono il medesimo Cristo. Il nuovo popolo è ol Corpo di Cristo, il corpo della Chiesa e questo è meraviglioso. Il popolo di Dio non è un’accozzaglia di persone, ma l’unità delle molte spose del Cristo. Spose che anno il loro modello, il loro specchio ideale in Maria. L’eucaristia genera nuovi sguardi, nuovi rapporti. L’eucaristia fa dei cristiani delle persone trinitarie; persone capaci di amarsi tra loro, tutti insieme ciascuno in particolare.
Quante discussioni si supererebbero; quante parole e chiacchiere inutili si lascerebbero cadere. Quante tempo impiegato per cose che valgono, anzi per l’Unica cosa che conta: il Regno di Dio.
Sapendo che il Regno di Dio è simile a un Re che vuole celebrare le Nozze del e col Figlio. Tutto torna, tutto si tiene.

Cominciamo, ricominciamo a crederci e a vivere questo mistero.

Pregando il Signore Gesù di darci fede e di sorreggere la nostra fede, ma anche la nostra amicizia. Che diventi sempre più matura, essenziale, radicata nella fede, fondata sulla speranza della vita eterna con Dio, animata da ciò che è più grande di tutto: l’Amore.

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Pubblicato da su 14 giugno 2020 in Omelie

 

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Santa Messa a Giogoli domenica 14 giugno ore 10

Santa Messa a Giogoli domenica 14 giugno ore 10

Domenica 14 giugno, solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo,

nel giardino retrostante alla canonica di Giogoli

la S. Messa sarà anticipata alle ore 10.00

in modo di evitare il caldo.
Si consiglia comunque di portare cappellini o altro mezzo idoneo e una bottiglietta d’acqua.
Vi preghiamo di passare parola soprattutto a chi non ha smartphone e internet.
In caso di maltempo la celebrazione avverrà in chiesa, che per le norme attuali può ospitare al  massimo 40 fedeli.

Il foglietto per la S. Messa non verrà stampato, per scaricarlo o visualizzarlo clicca qui 

Al momento sono sospese le celebrazioni del mercoledì sera e quelle delle ore 17.00 la domenica pomeriggio.

Rimangono sempre valide le norme da seguire per l’accesso, che trovate cliccando su questo link .
Vi ringraziamo per la comprensione e l’aiuto.

 
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Pubblicato da su 12 giugno 2020 in Celebrazioni, Foglietti Celebrazioni

 

VIA CRUCIS EUCARISTICA – mercoledì 10 giugno

Mercoledì 10 giugno
possibilmente ore 21

II° Meditazione per l’Adorazione Eucaristica

tutti insieme ma ognuno nella propria casa

Prima stazione
È condannato a morte chi ha fatto dono della propria vita.
Il condannato è il donato.

Il Cristo è consegnato, perché donato. Il dono di sé anticipa la consegna traditrice e ostile degli uomini.

Le mani che lo consegnano a mani nemiche consegnano le mani di lui che si è già consegnato nelle mani dei suoi intimi.

A tavola con gli amici, vi ho chiamato amici, Cristo con le mani consegna se stesso nel pane spezzato e nel vino donato e fatto passare tra i commensali.

La consegna è il dono di sé.

Per voi. Per tutti. Per ciascuno ogni volta.

Jacopo Tintoretto – Ultima cena (dettaglio) – S. Giorgio Maggiore – Venezia

*

Iniziò tutto quella sera, quella notte. Non dava tregua il desiderio. La fame di fare dono della propria intimità donandola agli uomini.

Ne sapevo dall’eterno, dall’infinito movimento d’intesa col Padre soffiandoci insieme

il bacio dell’amore.

Quando e come travasarla in cuore di uomini.

La cena. La cena tra amici, in una stanza, in tutta intimità.

Loro ci tengono a quel momento del sedersi in famiglia attorno dei piatti preparati a consumare insieme pasto e amicizia, vino e intimità, festa e gioia intima.

Non mi restava che il tempo della cena, quella notte. Notte del tradimento.

Ho desiderato grandemente questi momenti

Prendete mangiate, prendete bevete.

Non le mani d’altri mi catturarono, ma le mani mie mi consegnarono.

Non loro mi legarono. Io mi legai nei legami del pane e del vino.

Don Giorgio

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Pubblicato da su 8 giugno 2020 in Celebrazioni, Gruppo mercoledì

 

Omelia di don Giorgio – SS. Trinità – Anno A

« In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. » (Gv 3,16)

I

a.

Parlare di trinità e addirittura farne una festa suona strano ed estraneo, fuori posto e fuori tempo.
I dati divulgati dai mass media e le urgenze incombenti per l’uomo contemporaneo sono altra cosa e hanno attese diverse.

Se la politica è avvertita lontana dalla gente, anche il discorso religioso può sembrare lontano o comunque inutile.
Le questioni determinanti sono l’andamento della finanza e dell’epidemia del COVID 19.

b.

Nello stesso tempo si va in cerca di Dio con metodi scientifici sperando di trovare la molecola di Dio. La particella di Dio.
Se è poco credibile che il semplice metodo scientifico esaurisca la conoscenza del mistero della
persona umana, tanto meno credibile lo sarà nei confronti di Dio.

Si cerca di trovare Dio nella profondità della natura e in alto, oltre i pianeti e le galassie.

Ma se per caso dal profondo e dall’alto proprio Dio, in qualche modo si fosse reso percepibile, anzi: visibile, palpabile, udibile?

Marc Chagall, “Abramo e i tre angeli”, 1935-60 circa, Musée National Marc Chagall, Nizza

Perché non prendere in considerazione tale eventualità.
E potrebbe darsi che Dio, proprio perché Dio, si sia manifestato in modo diverso da quello pensato da noi.
Se è Dio a manifestarsi, potrebbe averci spiazzati.

II

Il dato della Trinità può ben essere un modo molto singolare con cui Dio ha spiazzato la nostra ragione, le nostre attese, i nostri sogni e i nostri desideri.

Intanto va osservata la stranezza del termine trinità.
Esso non compare negli scritti del NT.
Esso non coincide neppure con i lemmi triadico e ternario.
Il termine più antico per dire la ‘trinità’ è triàs triade, con l’aggiunta di aghìa, santa.

Si tratta di un neologismo, una parola creata appositamente per dire il contenuto che si vuole esprimere, il contenuto fatto palesare da Cristo.

Cristo si è messo e presentato nel ‘rango’ di Dio, collegato con ‘il Dio’ che lui chiama Padre e collegato con una presenza divina singolare che lui chiama Spirito santo, Spirito di verità.

Questo discorso si presenta da subito spiazzante per la ragione e per le fedi circolanti.

La mente umana e le varie religiosità hanno sempre oscillato tra monoteismo rigido e politeismo indefinito, molteplice.
Si dà un Dio solo, che deve esse Uno; perché il molteplice è negatività;
Si danno una serie indefinita di divinità, come lo sono gli aspetti e le forme della vita.
Le due posizioni sono inconciliabili.

Questo dato di fatto, che si è verificato all’inizio del cristianesimo, si è ripresentato più volte all’interno della storia dell’umanità.

La cosa sorprendente è che, quanto ha presentato e vissuto di Dio il Cristo, si piazza, si colloca precisamente nel punto di intersezione dei due estremi.
Di fatto Cristo parla di unità (che mantiene l’affermazione il riconoscimento dell’ ‘uno’) e anche di tre realtà unite, dimensione che mantiene l’aspetto della molteplicità.

Questo è quanto si è voluto esprimere con il termine Trinità, che unisce in sé le due dimensioni;
si dà dunque Tres e unitas. Si vuole esprimere contemporaneamente l’unità e la molteplicità, come la caratteristica con la quale è stato presentato il Dio di Gesù Cristo.

III

Ciò che sorprende nel parlare del Cristo è il tono con il quale parla del suo rapporto con il Dio Padre e il Dio Spirito.
Ma sorprende anche la povertà del linguaggio usato. In che senso?

Il tono delle parole di Cristo su Dio il Padre è un tono pacato, calmo: fluisce come un fiume,
non ha nulla di invasato, di estatico. Ne parla come della cosa più normale. Ne parla come uno che è di casa, che è intimo alla realtà divina. Mostra di sapere le cose, senza atteggiarsi.
Fa continuamente riferimento al Padre. È venuto per farne la volontà, che è il suo cibo. Opera in accordo col Padre; fa quello che vede fare dal Padre. È da lui che ha avuto vita, autorità. Gli stessi apostoli che le seguono sono indicati dal Padre: sono quelli che tu mi hai dato.

Con il Padre Cristo vive il momento glorioso della Trasfigurazione ma anche il momento doloroso della passione, dell’andare al Golgota con il legno per essere crocifisso. Muore chiamando il Padre per dirgli di sentirsi abbandonato da lui; ma anche per dirgli che gli consegna se stesso, la propria vita. Il Padre è presente all’inizio della sua vita terrena, della sua missione, ed è presente alla fine. Egli dal Padre viene, al Padre ritorna. Facendo sempre quello che piace al Padre.

Lo stesso si può dire dello Spirito Santo. Spirito che introduce il Figlio di Dio nella carne, in un corpo umano; Spirito che Cristo lascia uscire da sé al momento della morte.

Le parole del Cristo, per dire la sua relazione col Padre e lo Spirito, sono di una semplicità disarmante. Poche parole per dire l’infinito. Sono poche le note musicali, ma sono infinite le sinfonie elaborate.
Così in Dio.
Gesù dice: io sono nel Padre, il Padre è in me; io vivo per il Padre; il Padre mi ama; io e il Padre siamo uno. Il Padre ha messo tutto nelle mie mani. Io conosco il Padre, il Padre conosce me. Vi manderò lo Spirito che prenderà del mio e ve lo comunicherà.

IV

Torniamo a noi. Torniamo a terra.
La cosa sorprendente è che la situazione di quarantena che abbiamo dovuto vivere, ha messo in luce l’aspetto centrale della vita trinitaria. È paradossale ma vero.

Molte persone interpellate hanno detto che in questo periodo hanno riscoperto il valore delle relazioni personali in famiglia. Persone che praticamente erano assenti dalla vita di famiglia si sono ritrovate a scoprire e vivere rapporti più intensi. Nel mentre stesso che una convivenza stretta e prolungata evidenziava i limiti e i difetti delle persone. Il papà, praticamente assente, ha riscoperto i figli, ritrovando tempo e modo di stare con loro. Prima sembrava ignorarli, adesso li vede, si relaziona con loro, passa del tempo con loro.

Cosa è geniale infatti in questo Dio uno e Trino?
Che Dio è relazione di tre persone che si amano. All’inizio di tutto non c’è la solitudine gelida e solitaria di un assoluto, ma la realtà di un Amore Vivo. Dio è vita di amore e l’amore è vita. E la vita è relazione di persone.

È vinta la solitudine; ma anche la dispersione.
Dio è relazione unitaria di tre persone non di un numero indeterminato di persone.
Esse si rapportano in modo tale da essere pienamente se stesse proprio in tale relazione.
Non si tratta di una relazione generica ma specifica, costitutiva, realizzante. Quella relazione in cui una persona gioca tutto se stessa.

Questo che caratterizza Dio, è stato aperto da Dio stesso all’Umanità nel suo insieme e alla Chiesa.

Per l’Umanità possiamo pensare alla coppia umana che diviene famiglia. E poi famiglia allargata.

Per quanto riguarda la Chiesa possiamo dire che essa è la realtà di quelli che abbracciano la fede in Cristo, il quale quella Chiesa ha voluto.
L’ha voluta in Maria. L’ha voluta negli apostoli e discepoli, alla fin fine l’ha voluta per tutti gli uomini, cosmo e mondo animale compresi.

Ha voluto e donato, a quanti credono in Lui, di vivere in comunione di amore tra loro.

In fondo Cristo non fa che comunicare la sua vita, il suo ambito di vita.

Non fa altro che donare e chiedere di vivere la vita delle relazioni trinitarie.

In fondo i cristiani dovrebbero essere il riflesso della vita trinitaria.
È un mistero senza fondo.

È quello che dice esplicitamente la prima lettera di Giovanni:

1 Colui che era fin dal principio, colui che noi abbiamo sentito, colui che abbiamo veduto con i nostri occhi, colui che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato, cioè il Verbo della vita – 2 poiché la vita si è manifestata e noi l’abbiamo veduta e ne diamo testimonianza e vi annunziamo questa vita eterna che era presso il Padre e che si è manifestata a noi -, 3 colui che abbiamo veduto e sentito lo annunziamo a voi, affinché anche voi abbiate comunione con noi.
La nostra comunione è con il Padre e con il suo Figlio Gesù Cristo. 4 E noi scriviamo queste cose affinché la nostra gioia sia piena. 5 Questo è il messaggio che abbiamo sentito da lui e che vi annunziamo: Dio è luce e in lui non vi sono affatto tenebre. 6 Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non operiamo la verità. 7 Se invece camminiamo nella luce, come lui è nella luce, noi siamo in comunione gli uni con gli altri e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.
       (1Gv 1,1-7)

Questa è la dimensione di vita cristiana.
La prendessimo sul serio, cosa non saremmo noi, senza smarrirci in tante sperimentazioni diverse di qualsiasi tipo. La prendessimo sul serio, troveremmo anche la fonte vera e inesauribile della gioia, della gioia piena, che supera lamentele continue, recriminazioni senza fine.

Ma per arrivare a questo, siamo chiamati a contemplare questo mistero. Sentirne il sapore e la profondità, perdersi in questo mistero.
Non staccare il cuore e la mente da questa realtà. Starci. Guardarla. Rileggere i capitoli del vangelo di Giovanni che raccontano i dialoghi di Gesù durante l’ultima cena.

Dio è flusso di vita continua.
Esiste Dio?
Esiste la vita? Sì la vita esiste, ci siamo dentro.
Ora la vita è Dio e Dio è la vita. E la vita è luce di vita.

Che dal bozzolo del bruco nasca la farfalla macaone molto bella, molto delicata e rara, è una cosa sorprendente, che desta meraviglia.
Ma Dio è questo.
È vita, travaglio di vita, passaggio di vita, è pienezza di colori, volo, danza. Dio è danza.
L’universo tutto danza, quasi a far percepire le vibrazioni di vita i Dio stesso.
Dio è tutto fuorché immobile. È esplosione di vita nelle forme più incredibili. Come attesta la molteplicità di fiori, di volatili, di pesci.

Noi ammiriamo e premiamo i geni umani, i geni che hanno fatto grande musica, hanno fatto grandi scoperte o brevettato certe macchine, certi meccanismi.

Perché Dio dovrebbe essere da meno di questi geni umani?
Dio è il genio geniale assoluto. Cosa che lo può essere, solo uno che ama in assoluto.
Di cosa non è capace di fare e dire uno che ama!
Bene, Dio è realtà di tre persone che si amano alla follia.
Il che vuol dire per sempre e sempre nuove nella totalità del loro essere e nell’espressione la più ampia possibile.

Amando saremo simili a Dio. questo ci è stato promesso da uno della Trinità, da Cristo.
Lui che è impronta, calco della realtà divina.
Stando in Cristo stiamo in Dio. entrando in risonanza e in consonanza col modo di sentire e fare del Cristo, noi entriamo in Dio uno e trino.
Stando in Cristo siamo noi stessi e siamo in relazione gli uni con gli altri nella verità e nell’amore.

Essere persone trinitarie.
Essere persone autentiche.
Proviamo a vivere così. Senza esaltazioni, ma in verità e amore sincero e fattivo.

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Pubblicato da su 7 giugno 2020 in Omelie

 

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