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Benedizione degli ulivi da Giogoli

Immagine della benedizione degli ulivi in diretta facebook da Giogoli:

 

Le rondini festeggiano  l’alba

Le rondini festeggiano l’alba
pulita che si appoggia sui rami
dei peri e dei ciliegi fioriti,
sfoggio di bianco aureola
di gloria, arde il nitore

commosse le ultime foglie
degli olivi emozionate
accolgono e trattengono
la prima luce – tripudio
casto di eros, delicatezza
suprema, carezza e parole
sussurrate, solo gli amanti
e gli oranti percepiscono

immobili i cipressi tengono
eretti i loro candelieri
per la liturgia del giorno,
silente si improcessiona
tra gli olivi, orazione
protratta e arresto,
raccolta e spremitura
olio per pane e per ferite
olio dell’amore e della gloria
sulle cicatrici, sui volti e sui corpi

si procede silenti penitenti,
troppo sbandati i passi
troppo il divario tra l’osanna
del tripudio e il calvario
della croce
alba trafitta della storia
ferita e squarcio del cuore;

le rondini, loro, che questa
mattina celebrano le lodi
del giorno avanzante,
loro avvertono il dramma
umano?!,,, ricordano l’eden
tengono viva la speranza…
la lunga migrazione
-non obliato il tragitto
la fatica dell’attraversamento,
non impedisce la gioia,,,
ultimi colpi di ali
il chiostro ritrovato
l’antico nido.. si qui
si può riprendere l’involo
in aperto cielo, in aperto tempo.
Ondeggiano olivi e giorni.

don Giorgio

 

 
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Pubblicato da su 5 aprile 2020 in Celebrazioni, Poesie

 

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Domenica delle Palme da Giogoli

Questo video introduce le celebrazioni della Settimana Santa

Domattina alle 11, se i mezzi tecnici lo consentono, ci sarà la benedizione delle palme in diretta facebook da Giogoli

 
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Pubblicato da su 4 aprile 2020 in Celebrazioni

 

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è arrivato il tempo

 

È arrivato il tempo
tutto così confuso
             chi è nel campo
             non torni a casa
tanto lasciato indietro.
Incompiuta fosse solo
la nona…
             ogni angolo
ha il suo incompiuto,
abbozzi abbozzati
avvii ricaduti su se stessi
altri smarriti in vecchi
cassetti
             a inseguire le albe
dei misteri, a fissare
il fraseggio dei tramonti
sui canti d’amore
e le lacrime del cuore
             strizzati i panni
             sventolano lasciando
             gocce al vento

vano il messo da parte
leggibile solo da occhi
amanti, paccottiglia
per gli altri, materiale
da scarto il prezioso
dono scambiato
             il legno sulla mensola
             il disegno a matita
             la foto sulla collina
             il manico dell’ombrello

non tornare indietro,
se semi fioriranno
se concime andranno
al loro destino
             dalla raggiunta
collina di fronte
un paesaggio altro
abita lo spazio lasciato
chi si volta indietro…
lascia ad ogni spazio
il suo tempo, e a questo
il suo perimetro

                tutto trasmuta
– apprendilo dal fiume
La saggezza antica mai i piedi
si bagnano alla stessa acqua.

Don Giorgio

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Pubblicato da su 4 aprile 2020 in Poesie

 

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Omelia di don Giorgio – V domenica di Quaresima – anno A

La resurrezione di Lazzaro

Caravaggio – Particolare della Resurrezione di Lazzaro – 1609 – Messina, Museo Regionale

Lazzaro vieni fuori

Le sorelle di Lazzaro, l’amico morto di Cristo, gli dicono appena incontrato:
se tu fossi stato qui, nostro fratello non sarebbe morto.
Gesù, vedendo piangere anche Maria, crolla anche lui. Scoppia in pianto.
La vista della tomba, l’avvertimento che la salma ormai, passati tre giorni, manda cattivo odore, generano in Cristo un forte turbamento.
Non finge, non si atteggia.
È un uomo distrutto.
Come Dio?
È un Dio distrutto.
Così vana l’amicizia? Così impotente anche l’amore?

Non sapeva, Lui, la morte con tutto quello che essa scatena?
La morte, non è stata la prima minaccia al peccato?

Forse no. La morte ci sarebbe stata comunque. Un passaggio. Un transito,
di qui al mondo di DIO. Rapimento estatico, Bacio. Bacio di Dio all’uomo.
così sarebbe accaduto a Mosè. Elia rapito e trasportato da un carro di fuoco.

Dio aveva minacciato: morirete di morte. Se tu uomo ti rinserri in te,
non fai che richiudere l’essere dentro la morte.
Non farlo. Acquisti scienza; questa non finisce mai; ma perdi la vita.
Non recidere la radice che ti lega a me. Se la recidi ti perdi. Ti frantumi.
In una specie di contro-natura, dove ci si sbrana. Famelici e impotenti.
Come animali della foresta. O dei ghiacciai.

È questa morte qui, che neppure Dio immaginava…
E che Lui voleva evitare….
Mistero oscuro senza fondo… decomporsi nel fetore. Irrisione ultima.

L’intuizione di sant’Ireneo ritorna con forza:
la morte attuale è uno sbarramento che Dio ha messo,
per evitare la disfatta.
La morte come cessazione dell’andare alla deriva.
Come porre una fine, per avviare una realtà nuova. Per permettere di ricominciare da capo…
La morte come misericordia.

Dio stesso costretto a lasciare libero l’uomo di scegliere il male e male, anche con le conseguenze negative che ne sarebbero derivate… come se all’uomo non fosse sufficiente l’avvertimento.
Come un bambino scontroso; come un giovane ribelle: dammi il mio, quello che mi spetta.
E finisce in una landa di solitudine. Finisce aggredito, rapinato, lasciato ferito per strada.

Guarda che ti fai male. Sta fermo. Posa. Smetti.
Caduta mortale. Croce rossa, pronto soccorso, intervento. Il primo.
di una serie, per rimetterti nella condizione precedente.
Obbligando genitori e vicini a soccorrere …giorno e notte.
Quando poteva essere evitato l’incidente…

II.

Qualcuno in silenzio, altri urlando di disperazione, battendo le mani ai vetri della stanza,
alle tempie, dice anche oggi a Cristo: se tu fossi stato qui…
Vieni, vedi la processione di bare…
Le persone che muoiono come mosche…

Sì, e le altre che muoiono sbranate… sangue, sangue, e polvere.
Le altre uccise da mani fratricide. Le nostre mani… pulite oggi tentano
di impedire la morte ai nostri vicini…

Cristo piange sconvolto. Vive l’attimo drammatico in se stesso.
Nella sua presenzialità assoluta.
Un turbamento tenace scuote tutto il suo essere. Lo turba molto.

Neppure lui regge. I suoi singhiozzi arrivano sulle nostre spiagge di dolore.
Sui nostri ospedali, sulle nostre bare, sui nostri cimiteri.

III.

Durante la sua esistenza Cristo compie solo tre resurrezioni. Riporta in vita una
bambina di dodici anni (talità kum), un giovane e un adulto, Lazzaro appunto.

Tanti altri saranno morti accanto e vicino a Cristo. Come gli uomini schiacciati
dalla torre di Siloe caduta (Lc 13,4). Non poteva intervenire a salvarli o risuscitarli?

+ Da una parte Dio deve lasciare libero corso alle scelte dell’uomo.
Fino alla distruzione. La libertà concessa o è reale o non esiste. Una volta data,
occorre contemplare tutte le possibili conseguenze, anche negative.

++ Dall’altra Cristo può intervenire, ma richiede l’apporto dell’uomo, la sua fiducia.
Il suo ravvedersi, il suo mettersi a seguire i passi di Dio.

Adesso, nel momento storico che vive in Palestina, può dare degli assaggi.
Far risorgere qualcuno, farlo ritornare in vita; ma non è ancora la soluzione della morte.

La soluzione radicale sta in un atto di fede e di amore mescolati insieme.
Chi crede è già passato dalla morte alla vita.
Chi ama è già passato dalla morte alla vita.

Chi crede, chi ama, si è già posto al di là della corruzione.

Miracolo reale l’atto di fede.
Miracolo reale l’amore autentico.

A qualche santo è stato dato di percepirlo e viverlo.
San Francesco canta la morte come sorella. Muore cantando.

Che dire?
Mistero fondo.

Resta che l’uomo, lasciato a se stesso, non evita la morte: né il darla ad altri né il viverla.
La morte come segno del limite; della chiusura dell’uomo in se stesso. Per quanto ti stringi,
stringe un andare alla deriva. Chi viene travolto dalle acque di un fiume
non si salva stringendosi le spalle.
Ma aggrappandosi a chi porta fuori dell’acqua.

Resta che all’uomo è chiesto come al Cristo di morire per amore;
lui morto per amore dell’amore nostro. Noi morire per amore dell’amor suo.

Ma questo lo può solo chi vive per l’amore. Vive dell’amore. Vive l’amore.

Abbiamo chiuso i confini, siamo stati confinati perfino dentro casa.
Abbiamo eretto barriere, e bare senza numero portano via persone divenute sconosciute.
Abbiamo favorito ostracismi e atteggiamenti di esclusione, adesso neppure un saluto,
neppure un fiore accompagna chi parte per sempre.
E pensare che si mandando al macero quantità industriali di fiori recisi.

 

Se il Signore fosse stato qui, non saremmo arrivati a questo livello di morte… Sussurra una voce sconfortata… Un’altra irritata e risentita.
La corsa a intervenire, così inattesa e solidale, non può nascondere
la grettezza usuale dei rapporti e degli egoismi umani.

Che solo una tragedia obblighi a condividere la dice lunga sul degrado di una civiltà
che si ritiene emancipata, postmoderna, post post… post umana.
Che il terremoto faccia riscoprire le relazioni umane… è deprimente…
A parte che, dopo anni, in diverse zone ci siano ancora le prime case
fatiscenti ormai con pezzi che cadono…
Non è impressionante che il medicinale, anche solo il disinfettante divenuto indispensabile
per la lotta contro il corona virus all’improvviso aumenti di prezzo in modo esponenziale …
l’emergere ogni volta di forme di sciacallaggio mette allo scoperto le zone marce
della convivenza sociale, accanto a luminosi esempi di pura gratuità, di donazione di sé.


Il dispiegamento dell’apparato tecnico e dell’avanzamento delle ricerche più sofisticate
non deve fare dimenticare gli egoismi di popoli, l’assenza del buon senso e delle regole
più elementari di convivenza sociale.

Non stia presso di te neppure una notte quello che spetta
all’operaio, al povero, all’indigente.

C’è sempre un Lazzaro fuori delle tavole imbandite e delle case riscaldate.
Il povero di strada, una categoria di persone, un popolo…
ai piedi dei ‘grandi’ che banchettano.


Quello che pure è incredibile
è che Dio annuncia la salvezza dentro la disperazione
Annuncia la vita dentro la morte.
Annuncia la signoria dell’amore dentro il regno di morte.

Per Dio non conta la morte,
ma il disastro che il timore della morte può suscitare nel cuore dell’uomo
spingendolo a compiere gesti insani, stolti e gretti.

La spinta a vivere, alla sopravvivenza usata come spinta alla sopraffazione;
all’accaparrare per me a discapito di te; a mettere da parte per me, ignorando l’altro.

la sconfitta per morte si chiama aridità, grettezza del cuore dell’uomo

mentre la morte potrebbe relativizzare ogni cosa e portare alla liberalità,
di fatto porta a chiusure di una grettezza esorbitante, che si vanta, che si fa sprezzante
e arrogante. Io intanto mangio e vivo; gli altri, le future generazioni… si arrangeranno,
come ho dovuto arrangiarmi io. se la vedranno loro.

il pronto intervento di soccorso, generato dall’urgenza del momento,
dovrebbe indicare lo stile di vita… difficile da assumere in proprio.

Gli aguzzini si divertivano a gettare un tozzo di pane nei vagoni e nei campi di morte
per vedere gli umani azzuffarsi come cani. Il figlio arriva a mordere anche il padre
pur di arraffare quel morso di vita restata.

Vieni fuori.
Esci dalla tomba del mondo vano e perituro.
Esci da ogni chiusura.
Ribalta la pietra. A che ti serve fare la guardia a realtà destinate a perire.
Non salverai neppure te stesso. Vana ogni barriera.
Esci dalla grettezza. Dal passare il giorno a tramare…assalti e impossessamenti.
Anche in tempi di tragedia non mancano sciacalli.

È possibile? Complicato, molto.
Lotta tremenda tra morte e vita, sempre.

Ma lo Spirito interviene.
Il Signore si fa presente.

Cristo vede una folla di persone con una donna
che accompagna il giovane figlio moro alla tomba.
Si commuove. Consegna il giovane alla madre.

Cristo continua a camminare sulle strade dei mondi-tempi
Vede folle di donne e fila di madri che camminano dietro bare sigillate,
silenzio, gemiti e pianti…
una rassegnazione disperata…
spersa in bare disperse anonime
senza lacrime sul legno e sui corpi,
negata ogni pietà…

Cristo ferma la storia, questa processione infinita di morti
Guarda la distesa delle valli di morte

Invoca lo Spirito
Che venga come all’inizio della creazione
Che tutte le ceneri diventino corpi viventi
Corpi risorti.

Questa la speranza ultima.

Signore donaci la forza di credere.
Il coraggio di sperare contro ogni speranza.

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Pubblicato da su 3 aprile 2020 in Omelie

 

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Fioritura

Adesso che anche il ciliegio
è fiorito seguendo il presagio
del mandorlo
            il mio povero giardino
è al completo di albicocche
e di peri – il più vecchio
è l’albero di van Gogh

solo il noce se ne sta
ancora spoglio sopra
la siepe di rosmarino
vestito elegante verde
scuro e fiore azzurro

il chiostro ne esulta
nelle rondini puntuali
anche quest’anno
tra san Giuseppe
e san Benedetto

rigurgiti invernali
brividi di ghiaccio
corona virus infido
persone morte
come mosche

testarda la natura prosegue
e invita alla tenacia
e alla giusta cadenza

prima o poi mucchio
di vermi il di più
raccolto di manna
nascosta
            distrutto senza
            essere dono
            sterile marciume

è grazia il potare
la rinuncia a più vita

dal mattino sparuti
uccelli flebili invitano
la luce, supplicano il sole,
le voci si fanno coro
e orchestra
            si avvia l’esecuzione
è grazia sugli inquieti giorni
sulle nascoste invocazioni,
pigolano la salute
e un po’ di cibo. E di canto.

don Giorgio

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Pubblicato da su 29 marzo 2020 in Poesie

 

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Il fondo, il nulla, il vuoto

Il fondo, il nulla, il vuoto
voi dite, attestate
con insistenza…
                        io sapevo
l’attrazione e lo stacco
la voce e la chiamata
lo sguardo e il rapimento
                        vieni
                        vienimi dietro
il vuoto è lo spazio
del tuo salto libero
da te a me: ti prendo io

deserto solo apprendistato
paradigma, non di più,
Saulo rapito, gli durò poco
il deserto del buio – lo stacco
necessario per il distacco
e la visione, per il cedimento
e la consegna – ti è duro
recalcitrare – afferrato

vicenda di amore
sguardo di luce sia la luce,
si accesero i volti
si videro a nostalgia
infinita, a corsa e rincorsa
conquista e abbraccio;

questione di attimi,
e fu concepimento
questione di mesi di attesa

stette la giovane vergine
con sguardo di madre
e rapimento di sposa
                        Maria china
sul tabernacolo
del suo grembo,
arcana arca di presenza

sul figlio da lei nato
abbracciato e tenuto
a protezione a gloria
a vanto
                        -lo può ogni madre
come sei bello,
come ti ho fatto bello

le mani di Dio
ti hanno ricamato
ma con la mia carne
dono anch’essa,
ma da me rimessa
nelle tue mani
                        non mi togliere
                        il mio vanto di ancella;

non mi togliere
il mio vanto di pover uomo
e peccatore – allontànati!-
                        segnato a fuoco
dal tuo amore
per ragioni se non tue

ribelle e scontroso
ma generoso lo sai
                        Simon Pietro
                        ne sa qualcosa,
non diritta la strada
mia, sosta e deviazioni
                        fragoline sotto foglie
                        fiori in vista
                        e funghi tamburo
                        sempre a rischio
ma ogni volta
sulla strada tua

dammi l’abbraccio
che ho sempre cercato,
la parola alla sera
al bivacco tra fuoco
e stelle sopra di noi
e il frinire salmeggiante
dei grilli e le nostre
stanche voci
                        il nostro dormire
sotto la brezza degli olivi,
domattina l’alba ci troverà
addormentati ma accosti
                        tu in silenzio discosto
                        da noi avrai vegliato per noi
                        noi deboli di sonno

dammi ancora l’abbraccio,
Maria portò te alla nascita
e a modo suo alla tua morte,
e tu la prendesti in braccio
nel suo trapasso -rovesciamento
di ruoli,
oh prendi anche me
nelle braccia tue. Tienimi.


Don Giorgio

24 3 2020 alle due del mattino

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Pubblicato da su 28 marzo 2020 in Poesie

 

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SILENZIO

Non farsi rubare il silenzio. Consegnarsi al silenzio.

I.
Musica e canti dai terrazzi, dai balconi, dalle finestre.
Il bisogno di non sentirsi soli. Di percepire che il vicino non è né un estraneo né un nemico.

In casa o in ospedale: siamo solo umani, senza divisa o blasoni. Umani accanto a umani.
Suggerimenti ginnici. Come muoversi in poco spazio, non perdere la motilità.
Suggerimenti di come passare il tempo. Video, letture, lezioni, canti, musica.
Costretti o invitati a recuperare i rapporti stretti. Ri-imparare a fare il pane.
Come imbarcarsi in una nave di modeste misure sapendo di dover stare insieme giorno e notte per del tempo, in alto mare. Con tutto quello che la convivenza può suscitare o scatenare. Esiste solo questo spazio.

Tutto bene. Fantastica creatività. Perfino spumeggiante.
Ci vorrebbe non perdere altre occasioni.

“Tempête de Neige” exposé en 1842 de J.W. Turner .Snow Storm – Steam-Boat off a Harbour’s Mouth making Signals in Shallow Water, and going by the Lead

 

II.

La tempesta, in sui si dibatte la nave, dove è imbarcato Giona, viene presa come segno della presenza di un colpevole. Che guarda caso, proprio lui, Giona,  dorme sonni profondi.
L’agitazione dei compagni di viaggio sveglia il malcapitato profeta. Che mentre narra agli altri il proprio vissuto, prende coscienza del proprio errore, del proprio peccato. Sta fuggendo proprio verso la parte opposta a dove dovrebbe andare.
Solo se viene estromesso, il mare si calma, la nave si salva.
Giona viene gettato nelle fauci dell’abisso, nelle fauci della Balena.

Ma questa diviene in maniera inattesa la sua arca di salvezza. Dal fondo dell’abisso Giona prende coscienza di sé e della sua fuga da sé, dalla verità della sua vita, del compito che il Destino, Dio gli aveva affidato.
La fuga, ogni fuga scatena tempesta e la si paga.
Ma il ravvedimento e il pentimento spingono il mostro a gettare Giona sulla spiaggia per una nuova ripartenza. Può ricominciare. Riprendere da capo il cammino della propria esistenza. Della propria missione.

 

III.

1.
La fuga e l’isolamento hanno obbligato Giona al silenzio.

Questi giorni nostri, vissuti ‘in casa’ non sono tempo di arresti domiciliari, sono giorni di eremo. Sono una benedizione di silenzio.
Obbligarsi al silenzio.
All’impatto con sé.
Alla lotta con l’oscuro mistero.
All’incontro con Dio, con l’Assoluto. Col suo Nome.
Alla preghiera, all’intimità col Mistero.

Esercizio di silenzio. Fermarsi fuori dell’agitazione.
Fare decantare cose, eventi, sentimenti. Più a fondo, più in superficie. Livelli e composizione delle realtà si fanno sempre più distinti.
Il superficiale e l’essenziale. L’errore e il buono.
Le voci di frastuono e le voci del segreto.
La parola chiacchiera (per uccidere ammazzare tempo e silenzio: imbarazzano)
Parola essenziale, carica di senso e sapore.

2.
Il silenzio all’improvviso si apre a una Presenza: occhi e volto del Mistero, parole dell’eterno divino.
Per alcuni di noi ha il volto e il tono di Cristo.
Venite in disparte.
Tu hai parole di vita eterna.
Si fa come Maria, la Donna di Nazareth: si ascolta, si porta in grembo, si rigira la parola dentro di sé.
Si fa come Maria la sorella di Lazzaro: ci si accovaccia ai piedi del Cristo. Lo si ascolta, lo si guarda.
Lo si accarezza come fa Maria Maddalena. Mette il profumo sui piedi del Cristo. Li asciuga coi propri capelli. Cattura così il profumo di Cristo, Se ne intride. Lo porta con sé. Tu sei il più bello dei figli dell’uomo. Maestro mio, Amato mio.
Prima della morte, dentro la morte, fuori della morte.
Davanti al silenzio della tomba vuota, della prima alba di resurrezione.

Poi la piana del lago e la brezza mattutina. E i passi suoi, del Risorto dai morti, tra il tempo e l’eterno.
Passata in vano la notte, la fatica della notte. Una vita tirata avanti senza fede.
Gettate dalla parte destra. Pescarono una grande quantità di pesce col rischio di strappare le reti.
Mangiarono il pesce cotto sulla brace: sapeva di lago, sapeva di umano, di tempo, di divino, di eterno.

Il silenzio è una discesa. Una risalita. Una scalata.
Trovare un angolo di casa, uno spazio di tempo.
Stare. Non farsi fregare dell’irrequietezza, dalle voglie che insorgono.
Stare. Sostare. Acquietare. Acquietarsi. Fare bonaccia. Il mare una piana di olio.
Prendere delle parole. Poche. Centellinarle. Un bel bicchiere pulito, con poco vino. Gustarlo. Degustarlo. Tenere fermo il sapore. Non ucciderlo subito con altro.

Cuore e mente accordati, convergenti.
Su di sé?
Se vuoi.
Meglio su di Lui che guarda te e ti chiama.
Vieni, seguimi. Lasciarsi rapire dal volto del Cristo. Dal suo gesto. Dalla sua parola.

Conservava tutte queste cose nel suo cuore.

Non ti curi delle tante cose da sbrigare?
Marta!
Maria ha scelto la parte migliore: il Mistero.

Con il Mistero nel cuore e negli occhi, è gioia poi prendersi cura, avere premura.
Il peso è leggero, il carico soave. Gioia il servire.

Questo accade per chi ama.
Il Mistero è Amore. Nasce nel silenzio.
Lo Spirito scende, dischiude le uova.
Nasce la vita. Di sé. degli altri. Di sé con gli altri.

***

Intanto il vento sospingeva l’imbarcazione.
Attraversato l’oceano, trovò il porto.

 

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Pubblicato da su 26 marzo 2020 in Omelie

 

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