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Omelie di don Giorgio

Omelia di don Giorgio – III domenica B

Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve.    1 Cor 7,29

“È un evento storico”, “un fatto che passa alla storia”, sono questi gli annunci che si ripetono, spesso nei notiziari, come se la storia fosse eterna.
Si è parlato di secolo breve per indicare la velocità con la quale sono accaduti eventi in gran numero.

Il tempo si è fatto breve. questo vale per chi ha la morte vicina.
Chi ha la morte a ridosso sa che gli resta ben poco tempo.
Di fatto per ogni uomo è così.
La rilevanza storica non dona la permanenza,
non è l’eternità.
Ogni figura si perde, ha la durata di un onda.
La situazione che ci caratterizza sparisce, come quando si va in pensione.
Il tuo posto è preso da altri, non ci si può aggrappare a questa parte di noi stessi.
A meno che non giunga una chiamata da fuori: essa entra nel tempo, ma porta fuori del tempo.

Ninive è la città che ha rotto il legame con la trascendenza e si è chiusa in se stessa. Così si destina alla distruzione. Ma accoglie la predicazione del profeta Giona, si riapre a Dio e si salva …. .
Anche l’umanità rischia di chiudersi in se stessa e di distruggersi.
Cristo vuole iniziare una nuova umanità con persone aperte da subito a Dio.
Lo fa chiamando persone a seguirlo immediatamente, come a staccarsi da una società chiusa e a unirsi a lui.
I primi apostoli sono fratelli. Cristo comincia con una piccola comunità per creare una nuova grande comunità, la Chiesa.

Duccio di Buoninsegna – Vocazione degli apostoli Pietro e Andrea – 1308 – 1311 , National Gallery of Art, Washington DC

Da notare che gli apostoli sono pescatori.
Cristo li chiama ad essere pescatori su una altra dimensione.
Quella aperta a Dio.
Si tratta come di vivere tutto senza chiudersi, senza dare troppa importanza alla scena nel tempo.
Questo atteggiamento genera, grande libertà interiore; vivi tutto con un distacco interiore. Non è una fuga, ma un distanziamento interiore.
Siamo come l’anima del mondo.
Io non prego perché tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno.
La scena scompare. Resta quanto si, è vissuto in libertà in verità e in amore.

Allora è possibile vivere grandemente.
Si pensi a San Giovanni Paolo secondo e a Madre Teresa, e al medico Moscati.
Si pensi a Bach: fare musica per la gloria di Dio non gli ha impedito di comporre grande musica.
Preso il distacco da sé non ci si dà grande importanza
Einstein: un bambino che gioca alla grande.

Che il Signore ci guidi.
Maria, la grande distaccata, in umiltà ha fatto grandi cose, perché si è consegnata a Dio

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Pubblicato da su 24 gennaio 2021 in Omelie

 

Omelia di don Giorgio – II domenica B

Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.        Gv 1,38-39

Il racconto del primo incontro di Cristo con i primi apostoli ha il sapore della sorgente di un fiume, fluisce silenziosa e fresca.
Un incontro casuale in un avanzato pomeriggio di un giorno qualsiasi che però segna tutta la vita

Giovanni di Paolo – Ecce Agnus Dei – 1455-60 – Art Institute of Chicago

L’uomo vive di attesa, pensa che la sua realizzazione sia sempre in avanti nel futuro,
non un futuro qualunque, ma di un futuro decisivo.
Per gli ebrei questo era rappresentato dal Messia,
la cosa sorprendente è che adesso il messia è un uomo feriale, segnalato dal Battista.
I discepoli lo seguono e restano con lui, tutto nasce qui.
La fede cristiana è tutto qui: un incontro, un rimanere, un seguire.

Samuele resta nel tempio;
gli apostoli restano con Cristo e camminano con lui.
Sequela e convivenza, è tutto un rapporto di persona a persona.
La regola è lui, quello che vive quello che dice.

Questa cosa ti cambia la vita,
non a caso cristo cambia nome a Simone, lo chiama Pietro.

Un incontro vero ti dona il contenuto della vita.
Nasce di qui la missione,
che non è una prestazione di opere ma il dono della vita
a colui che ami perché ti ha amato per primo dando anche la vita.

Non dovremmo mai perdere questo inizio che ci ha generato.
Lo stile di vita nostro è questo

L’irruzione violenta dentro la storia ebraica e umana è l’annuncio della resurrezione del Cristo col suo corpo.
Questo ha conseguenze molteplici.
Il corpo dell’uomo non è destinato a marcire. Questo detto davanti alla realtà brutale del degrado dei corpi, fino alla corruzione ultima della morte.

Ero quello che tu sei. Sono quello che tu sarai.
Dice lo scheletro ai visitatori della chiesa.

Dio è per il corpo.
È impedita ogni spiritualizzazione. Ogni fuga Angelica.
L’annuncio della cosa più desiderata, ma ritenuta impossibile: che i corpi tornano a vivere per sempre, in una modalità che ci sfugge. Per quanti esempi si adducono, per quante argomentazioni si producono, resta sempre un luogo oscuro per la mente umana.

Si tratta di passare attraverso la cruna dell’ago.

————————————

Poesia di don Giorgio
pubblicata nel libro : Anima mia, benedici il Signore. Preghiera quotidiana in famiglia. Tempo di Avvento. Tempo di Natale
https://www.amazon.it/dp/8892222988

Venendo dall’eterno tempo
al nostro hai accolto il sole nero
della morte, che calcifica di nulla
sentimenti e passioni nostre alte.

È l’amore folle per noi che
ti fa dolce e leggero il carco,
che tu catturi e immobilizzi
con le chele del tuo Spirito.

Circondi la morte con filamenti
di spirito di gloria e giri di divino
umore, a imprigionare di libertà
sovrana ogni contraria spinta.

Vinta, la morte stramazza a terra,
pelle d’animale conculcata,
segno dell’amore tuo morto,
risorto forte più della morte.

Fa che il duro pensiero del morire
non intacchi il nostro sentire,
che gli abbracci fra noi avvertano
il tuo filamento d’oro che ci tesse,

che il morire nostro sia anch’esso
un morire d’amore come il tuo,
che le dure mandibole della morte
forgino il nostro diamante eterno,

che passo passo sappiamo morire
a noi per accendere di vita l’Amore
tuo, che sentiamo la più gioia del dare
e la certa speranza sostenga il nostro

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Pubblicato da su 17 gennaio 2021 in Omelie

 

Omelia di don Giorgio – Battesimo del Signore

In quel tempo, Giovanni predicava dicendo: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo».                Mc 1,7-8

Le letture di oggi nonostante tutto sembrano vuote, lontane.
Eppure contengono indicazioni di vita.
L’oggi del tempo cronologico non rappresenta la totalità dell’esistenza.
Dobbiamo vivere l’oggi, il presente, ma questo non ci dà garanzie assolutamente.
È interessante che l’oggi del Cristo si apra a un inizio e a un domani ultimi, come a dare le coordinate dell’esistenza umana. L’oggi dato è un luogo di transito, ci passiamo senza poterci fermare.

L’oggi è il momento nel quale si è generati come figli di Dio.
E anche il momento in cui ci viene presentato lo Spirito Santo.
Si può ritenere vero tutto questo?

Si può, attraverso un atto di fede.
Atto che esce da una situazione di vaghezza, di genericità per due motivi.
Il primo è che la fede è adesione a Cristo, lui non è una idea, ma una persona che vive.
Credere in lui significa vivere tutto quello che lui vive, a cominciare dal battesimo.

Il secondo motivo è che questa fede genera e richiede l’amore del fratello.
Questa fede vince il mondo, la pretesa di chiuderci nel tempo cronologico si dimostra vana.
L’oggi è pieno di distruzione, di guerre, di calamità.
Anche i successi si dimostrano passeggeri.
Questo è lavorare per quello che non sazia, e che spesso è solo per pochi.
Il rapporto con Cristo ci mantiene nell’eterno, ci salva, perché solo l’amore vince e rimane per sempre.
A noi è chiesto di credere e amare.
Fede e amore sono un unico atto.
Se credi in Cristo ami quelli che Cristo ama.
Cioè tutti.
Lui è morto per tutti.
Lui è il nuovo Mosè che conduce fuori delle acque di distruzione.

Fratelli Linbourg, Nozze di Cristo con la Chiesa, Miniatura, XV secolo, Musée Condé, Chantilly

A noi come cristiani è chiesto di dare forma a questa fede che vince il mondo.
Cos’è il contenuto dell’eterno?
L’amore vissuto in modo nuziale.
Le parole sul sandalo richiamano l’usanza del matrimonio in Israele. Questo ci fa capire che Cristo è il nuovo sposo, che ha dato la vita per tutti.
Si capisce che fede e amore vanno insieme.
Si capisce anche perché siamo chiamati a dare la vita per gli altri, anche nel feriale.
Così l’oggi è pieno di eterno.

Maria ha vissuto questo mistero in modo Sublime.
Che Maria ci aiuti a viverne almeno un frammento.

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Pubblicato da su 10 gennaio 2021 in Omelie

 

Omelia di don Giorgio – Epifania del Signore

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo»                Mt 2,1-2

La festa dei Magi ha molti significati.
La Loro presenza rappresenta una sorpresa.
Gente altolocata si porta davanti a una famiglia di profughi per i quali non c’era posto. Uno sfarzo davanti a nulla tenenti.
Gente così disposta a lasciare le loro ricchezze proprio a questi poveri.

Chieti, Epifania 2017 – un originale presepe vivente: nei panni di Maria una giovane profuga, arrivata in Italia dalla Nigeria (fonte: http://www.apg23.org, foto di Michele Camiscia)

I Magi ci sono arrivati per calcoli stellari, seguendo le indicazioni che emanavano.
In questo si sono giocati la vita.
Intraprendono il viaggio, non facile, sia per la distanza, sia per i pericoli.
Sono di culture e di religioni diverse, pronti ad accogliere

il nuovo, sono il segno di un fatto che si ripete spesso nei vangeli, i più lontani sono i più vicini, si aprono al Mistero, per questo son disposti a tutto.
Il vero problema è saper cogliere i segni che sono sotto gli occhi.

Anche loro hanno attraversato il dubbio e la tristezza, ma sono rimasti fedeli al segno.
Ritrovano la gioia e il mistero.
Mistero che è un bambino, bambino che è segno di Dio, fatto uomo per gli uomini.
Sono anche il segno che il bambino è per tutti.
Maria e Giuseppe non tengono per loro Gesù, che è appunto il salvatore degli uomini.
Cosa possiamo imparare da questo fatto?
Capacità di cogliere il segno: voi mi cercate per il pane, il centurione, il pagano hanno più fede dei credenti.
La fede è un giocarsi tutto per il mistero.

Così la fede diventa un viaggio con i suoi dubbi e certezze, con le sue sofferenze e le sue gioie.
La fede non è un possesso ma un dono.

Impariamo gli atteggiamenti dei Magi e di Maria e Giuseppe: essere in ricerca sempre perché non siamo arrivati mai alla pienezza.
Non teniamo la fede per noi ma la fede ci porti ai lontani, offrendo il Signore Gesù.

Che Maria ci aiuti ad essere Maria, donna di fede e madre che si dona e fa dono del figlio a tutti gli uomini.

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Pubblicato da su 6 gennaio 2021 in Omelie

 

Omelia di don Giorgio – II domenica dopo Natale

«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.»            Gv 1,14

Noi in Occidente leghiamo la nascita di Cristo al presepe di San Francesco di Assisi. Ci appare una scena dolce tenera. Ci siamo affezionati. Cosa vedeva Francesco? Un Dio umile, fattosi povero per amore dell’uomo. È quello che esprime il canto “Tu scendi dalle stelle”.
I primi apostoli credenti hanno visto l’affacciarsi del Mistero.
La realtà complessiva di Dio uomo, universo e storia.
Si è affacciato il principio stesso di tutto l’esistente. Tutto è stato fatto per mezzo di lui. E tutto è destinato a lui.
Ma questo non avviene automaticamente ma drammaticamente. Perché tutto è affidato alla libertà dell’uomo. Che deve prendere posizione davanti a questa realtà.
Di fatto, l’uomo non ha visto una realtà da ammirare e accogliere, ma una realtà da rapire e prendere per sé. Non ha visto un dono ma una preda.
Per questo in Oriente il Natale è legato alla discesa agli Inferi. La nascita segna l’avvio di una lotta continua.

Natività del Signore – VII secolo –
Monastero di S. Caterina d’Alessandria, Monte Sinai

Il principio si è fatto vicino all’uomo, ha posto la sua tenda, il suo corpo in mezzo agli uomini.
A chi lo riconosce e lo accoglie ha dato la possibilità di diventare figli di Dio. Chi accoglie l’uomo Gesù Cristo accoglie il figlio di Dio e diviene figlio di Dio.

Ma quale è il mistero? Cristo stesso, presentandosi come figlio, attesta che Dio è un Padre che ama nella potenza di amore che lui stesso suscita. Dio è un mondo di amore, è realtà di amore.
Desidera che questo amore si esprima fuori di sé.
Che si manifesti nell’universo. Le attuali scoperte scientifiche, non fanno che confermarlo.
Dio voleva esprimersi negli uomini e qui le cose si sono complicate: tolta Maria, tutti gli altri hanno peccato, preferendo se stessi.
Ma il progetto di Dio, rimane sempre lo stesso.
A noi Dio offre se stesso.
San Basilio, diceva: “l’uomo ha avuto l’ordine di diventare Dio”.
E che “Dio è un Mendicante”.
Chiede che venga accolto il suo dono, Se stesso.

Non è questione di essere buoni ma di fare spazio alla presenza del Cristo. Invocarne il nome è invocare la sua realtà. Il nome non è un suono vuoto ma è veicolo di quello che dice.
Di qui l’invocazione del nome come forma di santità, di diventare colui che si invoca.

Questo, si può fare sempre e lo possiamo fare tutti.
Coltivare la memoria di Gesù in ogni cosa in ogni momento.
E fare che questo sia fondamento e sostanza del nostro stare insieme.
Sapendo che è inevitabile la fatica e che è necessario il combattimento contro il male.

Fare crescere Cristo in noi e tra di noi.

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Pubblicato da su 3 gennaio 2021 in Omelie

 

Omelia di don Giorgio – Maria, madre di Dio

«Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.»  Gal 4,4-5

Certe feste sembrano così strane, lontane. Come se fossero al di fuori dal nostro orizzonte. Cose remote.
Eppure, colgono una nostalgia del cuore dell’uomo. Una inquietudine costante.
Volere toccare l’infinito, raggiungere l’ irraggiungibile.

La festa di Maria, madre di Dio dice questo: Maria è il sogno di Dio,
ma è anche il sogno dell’uomo suscitato da Dio e da lui reso possibile.
Dio, si fa generare dalla creatura umana. Vuole nascere a sé mediante l’apporto dell’uomo.
E’ una delle intuizioni più ardite della mistica.
Come se Dio non fosse se stesso se io non lo accolgo. Vuole aversi da me.
Questo richiede all’uomo una apertura totale di sé.
Che il proprio essere faccia spazio all’essere supremo.

Che venga il tuo Regno
Che sia fatta la tua volontà
Come in cielo così in terra. .
Cercate prima di tutto il Regno di Dio
Dove è il tuo tesoro lì è il tuo cuore.

Tutto questo è divenire madre di Dio.
Lui si distende, si dilata nel tuo essere e vivere.
Tutto di te diventi tutto di lui.
Dio abiti nei vostri cuori.

Palma il Giovane – La donna insidiata dal dragone – 1581-2 -Scuola Grande di San Giovanni Evangelista – Venezia

Naturalmente non è una generazione indolore,
non è una abitazione pacifica.
Ci sono doglie, ci sono lotte. Il Regno di Dio lo conquistano i violenti.

Maria deve lottare contro il drago che vuole divorare il figlio.
Il drago si aggira cercando di divorare.
Il male è sempre accanto per assalire per stravolgere, per inquinare.
Quindi occorre sempre vegliare e vagliare.

Fatto questo primo passo si è chiamati a generare il Cristo negli altri.
Nelle singole persone e poi nelle comunità.
Cristo è la misura dell’uomo perfetto. Assumere i tratti, gli
atteggiamenti del Cristo vuole dire fare spazio a Dio che è amore.
Ogni gesto di amore concreto è divino,
è dono, è tenerezza materna.
Chi offre un pasto, chi dona un posto, chi dona un sorriso, chi offre il perdono reiterato compie un atto divino.
Si capisce, che generare Dio si realizza nel feriale.
Che quindi è una storia continua.
Cerchiamo di vivere questo mistero umile e grande proprio come è in Maria.
Chiediamo a Lei che ci aiuti e ci stia sempre vicino.
Che la sua vicenda diventi la nostra vita personale e comunitaria.

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Pubblicato da su 2 gennaio 2021 in Omelie

 

Omelia di don Giorgio – Santa Famiglia

«Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore».  Lc 2,22

Bartolomé Esteban Murillo, Santa Famiglia con l’uccellino, c. 1630, Madrid, Museo del Prado

Al di là di tutte le discussioni, la festa singolare della Sacra Famiglia, ci dice che è in un rapporto stretto, giocato a vita, con alcune persone, che si realizza la maturazione di una persona.
La chiave di volta è la parola sottomissione.
Essa indica un affidarsi ad un altro che mi ama, che vuole il mio bene. È una forma di obbedienza, propria di chi ascolta in profondità la parola rivoltagli.

Se si pensa poi che a farsi obbediente è davvero il figlio di Dio, la cosa si fa più significativa ancora.

La sottomissione e l’ascolto sono faccenda dell’amore. L’amore vive di obbedienza e di sottomissione. Si fa spazio alla persona amata, felici di poter realizzare i suoi desideri.
L’altro mi limita, ma più in profondità mi delimita. Mi offre la possibilità di un contorno che mi esalta.
Nella danza si vede bene questo dinamismo.
Un adattamento continuo all’altro che pure si adatta a me. Una sottomissione che espande la propria possibilità ma anche la figura complessiva.
La cosa sorprendente in tutto questo è che ci si sente liberi, anzi, mai ci sì sente così liberi come in questo vincolarsi.

Il Figlio di Dio ha accettato di danzare la vita umana con la figura femminile di Maria la donna di Nazareth.
E con la figura del padre terreno.
La sua presenza esalta le loro persone in modo intimo, non plateale, non per questo meno vero.

Le richieste del Figlio fanno crescere le loro persone. E’ alla fine della vita del Cristo che si vede cosa è diventata Maria. Giuseppe è morto prima del figlio, aveva concluso la sua missione di uomo giusto.

Ma anche il prendersi cura del figlio è un modo di sottomissione a lui, educare è sottomettersi alla realtà del figlio, alle sue spinte, alle sue esigenze.
Nel caso del Cristo sottomettersi a lui è sottomettersi alle cose del Padre suo celeste. Sottomettersi al figlio è sottomettersi a Dio padre.
Questo vale per ogni coppia, per ogni famiglia. In un quadro ideale una famiglia vivrebbe la vita come una danza di amore crescente.
Man mano si cresce scoprendo sempre più i desideri gli uni degli altri.
Ognuno vuole il meglio per l’altro, non il proprio meschino interesse.
Chi vuole il proprio interesse blocca la danza, blocca la circolazione
dell’amore.

Su questo modello si dovrebbe impostare la vita sociale.
E’ un sogno, è il sogno di Dio. Se ci si credesse sarebbe diversa la vita.
A noi cristiani è chiesto di essere il sogno di Dio tra gli uomini.
Essere la famiglia di Dio.

Maria ci sta vicina, ci aiuta, continua a dirci “Fate quello che vi dice”, quello che chiede è sempre più il meglio per l’uomo. E l’uomo ritrova il senso del vivere e la fonte della gioia.

Che Maria ci ottenga di vivere così.

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Pubblicato da su 28 dicembre 2020 in Omelie

 

Omelia di don Giorgio – Natale del Signore

ma l’angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore».     Lc 2,10-11

Se Cristo non nasce nel nostro cuore invano nasce a Nazareth. Questa frase di Silesio mai così vera come in questo momento di pandemia che ci tiene chiusi in casa.

Il Natale è la possibilità di un inizio dentro il fluire del tempo.
Non a caso, si è ricominciato a contare gli anni dalla nascita del Cristo, sia in avanti che indietro.
Possibilità che viene dall’alto, da fuori, ma che si inserisce dentro la terra, dentro la trama della storia umana.
O meglio ancora dentro il cuore dell’Uomo.
Se l’uomo, fa spazio alla Parola, la genera come ha fatto Maria.
Maria sta raccolta ma non ripiegata, su di sé. Genera un Figlio che è per tutti, per la salvezza di tutti. Dai più esclusi, come i pastori, ai più rinominati come i Magi.
A Betlemme c’è come una prima Eucaristia. Maria, abitata dallo Spirito, pone il Cristo come pane donato.

È sorprendente, che una cosa marginale diventi fondamentale, centrale.
Si tratta di un momento, di verità totale, senza ombra alcuna. Maria è ancella, il Figlio è la verità. Di conseguenza, si tratta di un momento di umiltà. Nessuno si esalta per sé stesso. Ognuno sa che tutto è dono.

Beato Angelico – Madonna dell’Umiltà, 1430, National Gallery of Art, Washington

In questo modo c’è spazio solo per l’amore.
Verità, umiltà e carità amore.
Quando ci sono queste tre dimensioni avviene il Natale e trasforma i rapporti tra le persone e cambia la faccia della Terra.

Questo tempo di chiusura non blocca Dio. Questo blocco non chiude l’amore.
A noi è chiesto di vivere integralmente questo Natale. Nella cerchia, ristretta di casa per, essere poi lievito di luce, di verità e di amore vero.

Ognuno di noi è chiamato a essere luogo e strumento di amore effettivo.
L’Emmanuele vuole essere in ciascuno di noi, il Dio con noi.
Non in modo roboante o bellicoso
Ma in quello della Vergine Maria di Nazareth.
Dentro le case chiuse può sempre brillare questa luce. Che Maria ci aiuti a essere almeno un po’ quello che è stata lei.

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Pubblicato da su 26 dicembre 2020 in Omelie

 

Omelia di don Giorgio – IV domenica d’Avvento B

Omelia di don Giorgio – IV domenica d’avvento – anno B                      2020/12/20

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».
E l’angelo si allontanò da lei.
                                                                                                                        Lc 1,38

La situazione che stiamo vivendo rende più problematico festeggiare il Natale,
non solo per festeggiarlo con quelli di casa ma anche per viverlo in tutta la sua portata religiosa.
Aspettiamo la salvezza, la guarigione.
Ma ci rivolgiamo soprattutto alla scienza, agli scienziati, che ci curino.

Va detto che Cristo interviene nel mondo della malattia.
Ma Cristo non si limita alla guarigione fisica. Vuole la salute definitiva e vuole la vittoria ultima sulla morte.
Il risuscitare qualcuno sposta il problema, non lo risolve.
Avere risuscitato qualche persona non è avere vinto la morte. È segno che può vincere la morte.
Ma lo può a suo modo. Abbracciando la morte. Vincere la morte con la morte.
Non a caso le icone natalizie trasformano la grotta nella caverna infernale, nella bocca degli inferi.
E le fasce che avvolgono il bambino Gesù sono le bende per un morto.

Scuola di Rublev (ca 1410-1430), icona della Natività, Galleria Tretjakov (Mosca)

Non è l’uomo che custodisce Dio. Neppure il tempio lo cattura.
È Dio che decide tempo e modo di avvicinarsi all’uomo.
Con Cristo Dio si fa presente in un corpo umano e quindi in una storia umana.
Lui è l’Emmanuele, il Dio con noi.
E lo fa dentro la storia, ma in modo appartato.
Cristo non ama il plateale. Giuseppe appartiene alla tribù di David ma in maniera defilata.
La donna scelta come madre è una ragazza di paese
Eppure è così che viene posta la premessa per la vittoria definitiva sul male, sulla morte.
È la storia del seme che Cristo vive.

Ci viene indicato il modo di essere più che vincitori. Abbracciare Cristo, stringersi a lui.
Assumendo il suo metodo, amare. Vincere il male col bene. Il vero vaccino è l’amore.
Lo dimostra in modo strabiliante quello che accade tra i vari scienziati, come qualcuno ha fatto osservare.
A qualunque nazione appartengono fanno una ricerca unita che sia a vantaggio di tutti.
Già questo dice che alla fin fine vince l’amore.

Ognuno di noi è chiamato a essere luogo e strumento di amore effettivo.
L’Emmanuele vuole essere in ciascuno di noi, il Dio con noi.
Non in modo roboante o bellicoso
Ma in quello della Vergine Maria di Nazareth.
Dentro le case chiuse può sempre brillare questa luce.

Che Maria ci aiuti a essere almeno un po’ quello che è stata lei.

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Pubblicato da su 20 dicembre 2020 in Omelie

 

Omelia di don Giorgio – III domenica d’Avvento B

Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo» Gv 1,26-27

Il prolungarsi della situazione di pandemia obbliga a prendere coscienza di certi aspetti della esistenza umana.
Siamo persone in attesa. Siamo attesa. Concretamente aspettiamo la liberazione, la guarigione per tornare a vivere.
Nello stesso tempo siamo obbligati a ripensare al valore della casa, non tanto dei mattoni quanto dei rapporti intimi personali.

La cosa impressionante è che la fede biblica, l’esperienza cristiana si giocano tutte a livello di rapporti personali.
Dio vuole stabilire dei rapporti con noi, non rapporti qualsiasi ma come quelli tra sposo e sposa. Il nucleo decisivo è questo. Il resto conduce a questo nucleo o lo esprime. Nulla e nessuno lo può sostituire.

Giovanni il Battista è onesto. Egli ha le caratteristiche per attirare le persone a sé. Ma non lo fa. In questo è eroico. Accetta di sparire pur di fare posto a lui. Lui è lo sposo atteso. Non sottrae a Cristo il sandalo dello sposo. Dello sposo appagante, definitivo.

Andrea del Verrocchio e Leonardo da Vinci – Battesimo di Cristo (1470-75), Uffizi, Firenze

C’è, qui una indicazione molto chiara per la vita della Chiesa. Nessuna autorità può prendere il posto del Signore Gesù.
Ma anche tra tutti i cristiani: avere doni particolari è funzionale a Lui.
Siamo occasione di eterno. Siamo dei Battista, indichiamo il Signore. Felici di farlo e di riuscirci.
Ma anche con noi stessi essere occasione di eterno. Il nostro io deve diminuire per fare posto al Signore. Diventare deserto. Essere totalmente aperti a lui. Se io muoio a me stesso Gesù nasce in noi e tra noi

Questo vale per il creato. Per tutto l’esistente.

La creazione intera è il grande libro di Dio. Ogni cosa dice lui. Ogni cosa dice: non io, ma Dio. La stella orienta a Gesù. Questa stella rappresenta il movimento dell’intero universo.
In questo modo ci raggiunge la gioia di Dio. Che è la vera gioia.
Anche in mezzo alla tragedia ci può raggiungere il raggio di Dio. Impariamo a cogliere invito e segnale.

Maria ha fatto e vissuto tutto questo. Ci aiuti a essere ancella e Sposa. Per fare sì che anche noi possiamo cantare il Magnificat. L’anima mia magnifica il Signore ed esulta.
Essere anche noi Maria tra e per gli altri.

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Pubblicato da su 20 dicembre 2020 in Omelie