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Omelia di don Giorgio – Sacra Famiglia – anno A

«E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo.
E siate riconoscenti!» Col
3, 15

El Greco, Sacra Famiglia (1565)
Hospital de Tavera, Toledo

È sempre un po’ sorprendente questa festa. Ha in sé elementi paradossali.

Inoltre celebrare la famiglia, quando è quella attraversata da una crisi profonda, sa tanto di anacronismo.

Vediamo le persone e le relazioni tra loro.

1.

Il Figlio è anche ‘dio’, il creatore di ogni realtà. Il ‘signore’ cui tutto deve obbedire.
Eppure si mette ‘sottomesso’ ai due ‘sposi non sposati’ umani.
Ritrovato nel tempio si lascia ricondurre a casa, accettando di farsi obbediente.

Maria, donna di paese, già promessa sposa a Giuseppe, si trova impegnata nella relazione col Figlio che le nasce in grembo, senza intervento di uomo maschio-marito.
Impegnata, nel senso di creatura umana destinata alle Nozze supreme, come vergine casta, con il Cristo, unico supremo sposo escatologico.

Giuseppe, è lo sposo destinato a Maria. Ma il figlio che Maria mette al mondo non è suo figlio. Lo sa, è solo chiamato a crescerlo e custodirlo come fa un padre col figlio.
Anche perché la vera paternità matura e si compie nella relazione, nella capacità di introdurre il figlio nella società e nella vita adulta.

La relazione delle tre persone è assolutamente asimmetrica in tutti i versanti.

Dio è anche figlio; la madre è figlia e sposa del Figlio; la Donna è destinata sposa a Giuseppe ma genera senza il suo apporto maschile.

Tutti e tre sono raggiunti in forme diverse dallo Spirito di Dio, di cui accettano ispirazione e azione.
Maria concepisce per opera dello Spirito; lo Spirito giunge ‘prima’ in Maria per predisporre lo spazio per il Verbo ‘condotto’ dallo Spirito per nascere da Donna, e farsi Figlio dell’uomo dall’essere Figlio di DIO.
Lo Spirito, agendo in Maria, si lascia intuire come il grembo divino in cui il Padre ha generato il Figlio. Tra grembo intratrinitario e grembo di donna, c’è un suggestivo richiamo, una intesa profonda. Fecondi ambedue i grembi.

Ciò sta a dire che l’inizio della vita appartiene al Dio senza principio. Dio vive ‘in principio’, occupa il principio. È il principio stesso.
L’inizio temporale accenna, nella sua miracolosa scintilla di vita, all’inizio non principiato.

Così, se Dio crea l’uomo modellando della creta non toccata né dalla pioggia né dalla mano dell’uomo – creta arida e non lavorata da nessun aratro umano, ciò dice che l’uomo ha inizio di vita non da una coppia umana, ma direttamente da Dio, dalla sue due Mani, come dice la suggestione di sant’Ireneo, dalle mani del Verbo e dello Spirito.

Auguste Rodin, La Cattedrale (1908), Musée Rodin, Parigi

Rilke e Rodin e Camille Claudel erano affascinati da queste due mani. Mani creatrici.

Se le cose stanno così, se Dio ha creato l’uomo con della terra ‘vergine’,
perché Dio non poteva immettere un nuovo inizio prendendo carne da una donna vergine.

Così aveva ragionato e presentato le cose sempre sant’Ireneo.

La grandezza di Giuseppe è stata quella di portarsi, di lasciarsi portare a queste altezze dallo stesso Spirito di Dio, che lo raggiunge attraverso angeli a questo mandati. Già subito nel riconoscere il mistero del Figlio ‘da’ e ‘in’ Maria.
È una realtà che non gli appartiene.
Questo sa e questo fa la giustizia di fede di Giuseppe.

 

 

 

Adesso ci fermiamo qui e
METTIAMO IN EVIDENZA ALCUNI PUNTI

1. Il Figlio, Maria e Giuseppe si sono resi disponibili a Dio. A modo loro hanno detto Eccomi, sono pronto a fare la tua volontà.
C’è quindi un primo abbandonare il proprio ‘ego’, anche la propria progettualità davanti al progetto di Dio. Hanno creduto e hanno dato fiducia a Dio, che vuole sicuramente non solo il bene ma il meglio per le persone che ama.

2. Come si esprime questa fede in Dio?
Il famoso episodio di Gesù dodicenne che rimane al Tempio a discutere coi dottori è più significativo di quanto non sembri. Gesù dice: non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio? È l’affermazione della propria indipendenza, come farebbe un giovane, con l’irruenza e la spinta dell’ideale giovanile.

Eppure torna a casa e vive sottomesso.
Ora ‘le cose del Padre mio’ sono proprio le cose feriali e l’apprendimento della ‘sottomissione’.
Deve imparare l’umano e l’obbedienza come sottomissione ai suoi genitori.
Deve apprendere anche lui che il feriale vissuto bene e in pienezza è divino. Il FERIALE è DIVINO, è lo spazio in cui Dio agisce e si manifesta. Anche queste sono le cose del Padre suo.

Così Maria e Giuseppe e Gesù vivono una sottomissione vicendevole.
Educare il figlio, farlo crescere, è già sottomissione al Figlio. Educare è anche adattarsi a chi deve essere educato. Obbedire al destino che si porta dentro. Saper cogliere ciò a cui il figlio è chiamato, destinato. Ciò richiede una grande abnegazione.
Non proietti sul figlio i tuoi desideri, le tue nostalgie. Accogli il mistero della sua presenza e la fai lievitare nella sua giusta misura e nella totalità del suo essere.

Questa sottomissione al figlio, è anche sottomissione vicendevole tra Giuseppe e Maria; stanno sottomessi tra loro per essere ‘sottomessi’, per mettersi al servizio del Figlio.
In ciò non fanno che obbedire a Dio, che per questo li ha scelti e chiamati.

Ma anche il Figlio, stando sottomesso e obbedendo, di fatto obbedisce al Padre che lo vuole obbediente nell’umano, lo vuole Figlio dell’Uomo obbediente. L’obbedienza amorosa che vive come figlio divino, adesso la deve vivere come obbedienza silenziosa ai suoi genitori.
Ma anche alla misura dell’umano. Accettare l’umano; crescervi dentro, certo in statura e età, ma anche in sapienza. In quella capacità di vedere e leggere il cuore dell’uomo e delle relazioni umane.
Cristo vive l’apprendistato dell’umanità.
Sta facendo incetta dell’umano, che sarà poi il nucleo delle sue parabole. Le parabole sono il vissuto umano letto col cuore di Uomo sapiente e di Figlio di Dio.
Matura la propria missione maturando l’umano in sé, e l’umano che lo circonda, come ambiente e come comunità umana.

Quello che poi la lettera paolina agli Efesini dirà, non farà che mettere in luce questo nucleo umano familiare: state sottomessi gli uni agli altri nell’agape, nell’amore.
La sottomissione
è una caratteristica cristiana; è qualcosa di richiesto ad ogni cristiano, come recita Ef 5,21: «Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo».
Pietro suggerisce che questo è il giusto atteggiamento dei servi verso i padroni (1 Pt 2,18) dei giovani verso gli anziani (1 Pt 5,5).

Il cuore del cristianesimo è tutto qui: ami se ti doni; ti doni se stai sottomesso; non se ti esalti e ti monti la testa, ma se servi sottomesso per amore. Sottomesso fino ai piedi e anche sotto i piedi.
Quando devi lavare i piedi; quando devi accettare i calci del cavallo del traditore, di Giuda; quando devi accettare che ti montino sopra e ti facciano fuori appendendoti alla Croce.
Una lunga storia di sottomissione, che non è altro che obbedienza protratta a Dio, fino alla morte e alla morte di Croce.
Questa sottomissione dolorosa prepara la sottomissione gloriosa.

Contempliamo Gesù, per poco abbassato al di sotto degli angeli, coronato di gloria e onore attraverso la passione della morte, affinché per la bontà di Dio gustasse la morte per ogni uomo (Eb 2,9). Adesso sta sottomesso alla morte; ma infine sarà la morte a essere messa sotto i piedi.
E tutti e tutto potranno essere sottomessi, consegnati al Padre, in un amore liberato che si fa gioia della dedizione degli uni agli altri.

La sottomissione è la realtà chiave nella prospettiva paolina espressa in 1Cor 15,26-28:

«L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha sottoposto ai suoi piedi. Ma quando dice: “ogni cosa è sottoposta”, è chiaro che si eccettua Colui che ha sottomesso a lui ogni cosa. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, farà atto di sottomissione a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutte le cose e in tutti gli uomini»

C’è e c’è stata anche una sottomissione negativa, la pretesa che cose e persone stiano sottomesse a te, al tuo arbitrio capriccioso. Ma la vera sottomissione è vissuta nell’amore.
La sottomissione è dedizione amorosa.

Ciò che la muove e la sorregge è la certezza che Dio è amore.
Che mi ama molto di più di quanto io possa amare me stesso.

Da questo nucleo misterico derivano alcune indicazioni per la nostra vita di coppia e di famiglia.

La scelta dei partner è scelta mossa e spinta da una loro attrazione vicendevole.
Chi ha occhi per vedere, vi vede l’azione di Dio. Dio non ti telefona, non ti manda un ‘messaggino’; ti chiama attraverso le ‘mozioni’ e le ‘emozioni’ che provi. Chiedendo di saper distinguere le emozioni profonde da quelle epidermiche.

Il riso suscitato da una barzelletta non è la felicità;
il riso causato dal solletico non è la gioia.
La gioia vera ha radice profonda e dunque duratura; e riguarda non una parte di te, ma tutto il tuo essere. Il sorriso non è movimento delle labbra, ma movimento di tutto il tuo corpo. Chi ha gioia sorride con tutto di sé.
Quando il bambino piccolo è lavato e profumato, ride con i piedi, con le mani, con tutto il suo corpo.

Allora attraverso la scelta dell’altro scegli Dio.
Dio non è una pozzanghera. È mare, è oceano.
Dio ti spalanca tutto il suo mondo.
Tuffarti in questo mistero pare di perdersi, di smarrirsi, ma in realtà entri nell’infinito e le acque di Dio ti sorreggono. Devi anche nuotare, ma lui ti sorregge e ti porta.

Quando i due amandosi si aprono a Dio, ‘fanno contatto’: tutte le luci si accendono e i ‘motori’ funzionano. L’umano non viene sacrificato, ma esaltato.

Forse alle coppie cristiane manche questa consapevolezza misterica.
Per cui ne viene una vita di coppia e di famiglia soffocata e soffocante.

La preoccupazione morale/moralistica ha ucciso la festa.

L’igiene non è la bellezza. L’igiene diviene paranoia, ossessiva.

La bellezza è sprigionamento del proprio essere sotto il calore e la luce dell’amore vero.
L’amore chiama alla bellezza.

La bellezza di Maria sta tutta nell’aver risposto a Dio che la fa sempre più bella.

La sottomissione non è schiavismo, spadroneggiamento.
Ma desiderio e gioia di fare contento l’altro. La sua gioia diviene il riflesso, il motivo della mia gioia. Mia gioia è la tua gioia; è fare e dare piacere a te.
Quando questo è vicendevole nasce la Festa. Esultano insieme lo spirito e la carne.
Il vero piacere è la festa dei corpi donati e accolti.
Il rapporto sessuale. Ma anche la carezza sommessa, dolce. Anche il riavvia
re i capelli: è un gesto infinito, di una tenerezza inimmaginabile.

Anche la stanchezza è momento di festa se viene accolta.

Jacopo Tintoretto – Visitazione (1588)
Scuola Grande di San Rocco, Venezia

Nel dipinto della visita di Maria a Elisabetta di Tintoretto, le due donne come stanche, come sfinite cadono l’una nella braccia dell’altra.
Suprema tenerezza. Anche il sorreggersi a vicenda è divino.

Tutto questo vale nel rapporto delicato e difficile coi e dei figli.

Che la Sacra Famiglia ci aiuti a maturare il nostro essere coppia e famiglia.
Anche famiglia allargata.

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Pubblicato da su 30 dicembre 2019 in Omelie, Sposi

 

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Omelia di don Giorgio – Avvento IV domenica A

« Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele: Dio-con-noi» Is 7, 14

Siamo abituati, anche per certi film, a collegare il divino con le cose spettacolari,
altisonanti.
Ma con l’arrivo del Cristo viene confermato che Dio agisce nel feriale.

Dio agisce nella storia. Entra nella trama dei giorni feriali.
E lo fa attraverso la vita di alcune persone che lui sceglie.

Il cuore della motivazione della scelta sta in Dio;
è sicuro che non ci sia qualcosa nel cuore umano che attira quello divino?

1.

Maria è donna di paese. Non abita reggia o palazzo, ma un villaggio.
Dove vige la concretezza della vita.
L’accensione del fuoco, la custodia dell’olio,
il procurarsi acqua e vestiti.

Donna normale, è già impegnata per Giuseppe. La solita trama di tutti.

Ma lei ha un cuore sano.
Ha una fede semplice. Appresa con il latte, con l’aria respirata,
con le storie di donne di Israele. Le sue eroine.
Il canto del Magnificat la dice lunga.

Che le hanno lasciato dentro il fuoco dell’amore e la prudenza della donna saggia.
Anche davanti agli angeli.
Che poi dopo tutto sia come Dio vuole.

Come gli occhi della serva alla mano della padrona,
così i miei stanno rivolti al Signore (cfr. Sal. 123,2).

Ecco l’ancella del Signore.

Questo Maria ha imparato. Ma questo l’ha saputo dire,
in tutta schiettezza e con la totalità del suo cuore.
Ma anche con la totalità della sua carne.

Questo ha sconvolto Dio Padre. Questo ha attirato lo Spirito, questo ha mosso il Figlio.

Io sto alla porta e busso, se qualcuno mi apre…

Maria ha aperto, senza richiudere, senza sguardo indietro.

Chi pone mano all’aratro e si volta indietro non è adatto per il Regno di Dio.

Ha seguitato a tenere gli occhi su di Lui,
e ha seguitato a dire ora come allora: fate tutto quello che vi dirà.

Fatevi servi, servitori. Ancella. In totale fiducia.
Dite come me e con me:

Ecco l’ancella del Signore,
che di me avvenga quello che vuoi tu.
Quello che aggrada a te, aggrada anche a me. Per partito preso.
Il partito dell’amore che si fida e si affida.

2.

Giuseppe è ancor più ‘anonimo’, silenzioso. Sta molto in disparte.

Eppure è un uomo di fede. Si fida di Dio, e ha una idea bella e alta di DIO.

Mi ha colpito la interpretazione data da san Basilio sull’intenzione di Giuseppe di chiudere la relazione con Maria, di allontanarla dalla propria vita.

Siamo soliti pensare che Giuseppe ritenga Maria una donna poco affidabile;
se è rimasta incinta e prima di andare a convivere, significa che è una donna da rimandare a casa sua.

Per Basilio invece le cose stanno diversamente: Giuseppe ha intuito che quello che sta accadendo a Maria è qualcosa di non normale; c’è la presenza dell’intervento di Dio.
Allora lui non vuole appropriarsi di ciò che non è suo, soprattutto se è azione di Dio.
Lascia libero campo all’agire di Dio.

Questo significa che Giuseppe fosse uomo giusto:
è giusto chi ha fede e lascia agire Dio secondo i suoi programmi.

Quando capisce questo, comprende anche che vien chiesto a lui di stare accanto a Maria
Fa parte del volere di Dio; allora Giuseppe accetta. Segue. E accompagna.
Vivendo un grande rispetto il compito che ha verso Maria e verso quel Figlio che nasce.
Un Figlio Emanuele; un figlio che è la presenza di Dio, che sta con noi, che si fa vicino
al destino degli uomini.

Poi Giuseppe sparisce. Probabilmente è morto prima che Cristo iniziasse la sua avventura pubblica.
La tradizione vuole che sia stato Gesù stesso a accompagnare Giuseppe alla morte.

Cosa fa allora Giuseppe?

Cristo e Maria, Cristo sposo e la Chiesa sposa Affresco, 1218 circa – Coro del Monastero di Santa Maria di Monteluce, Perugia

Avverte che Maria è la Vergine desponsata a Dio; la donna che si consegna totalmente a Dio.
Avverte che in certo senso anche tra Cristo e Maria si dà come un mistero di Nozze. si dà una intimità e una missione unica e totalizzante.

Allora, se si può, possiamo dire: Giuseppe sposa Maria, sposando le sue nozze con Dio, la sua missione col Figlio, figlio che è lo Sposo unico, escatologico. Lo Sposo verso il quale tutti dobbiamo andare incontro.

Si può dire, tra Maria e Giuseppe prende forma e vita il SACRAMENTO.
Nel segno del sacramento nuziale ci si apre alle nozze con Dio.
Anche la vita a due è destinato a un amore ancora più alto e più grande.

ALLORA possiamo ritenere per noi almeno tre indicazioni.

  1. Ci viene chiesta una fede. Come quella di Maria e come quella di Giuseppe.
    Un fidarsi semplice, feriale. Accorgersi della presenza di Dio anche nelle cose quotidiane.
  2. vivere il sacramento aperti a Dio.
    Il nostro amore è orientato a Dio, all’infinito. Se ci si chiude, o si chiude l’altro nel nostro abbraccio lo si soffoca, lo si stritola. Ogni amore di possesso è falso.
    L’abbraccio fra noi abbraccia Dio stesso.
    Se ne avessimo consapevolezza sarebbe diversa la vita di coppia, di casa, di famiglia, di comunità.
    Un amore aperto alla fede in Dio, senza pentimenti.
  3. vivendo il feriale già pieno di Dio.
    Il miracolo più vero è la trasfigurazione del feriale. Ogni feriale è banale; ogni feriale è ripetitivo, monotono; è anche deludente.
    Ma se lo si apre a Dio; se si porta Dio nel feriale, allora avviene la trasfigurazione.
    Si possono cambiare tanti rapporti; ma senza trasfigurazione del feriale, si ricade nella stessa squallida monotonia. Ci si soffoca. Manca l’aria.
    Fare tutto aperti a Dio; anche il gesto più semplice, la carezza, è atto di Dio. attraverso la mia mano passa la Mano di Dio; nel mio cuore batte il Cuore di Dio. Sul serio.
    Questo apre l’infinito e all’infinito.

Si tratta di arrivare a quella fede che scommette solo sull’Amore di Dio, come ha fatto Maria.
Una fede semplice che si mette a disposizione di Dio.
Sapendo che Dio mi ama molto di più di quanto io possa amare me stesso.

 

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Pubblicato da su 28 dicembre 2019 in Omelie, Sposi

 

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UN VIAGGIO CON DESTINAZIONE INFINITA

E’ da oggi disponibile in chiesa a Giogoli il libro:

Un viaggio con destinazione infinita

Lo specifico del matrimonio cristiano secondo noi

scritto da un gruppo sposi di S. Alessandro a Giogoli

Questo libro nasce da un gruppo sposi di Giogoli, composto da sei coppie che da circa vent’anni fanno un cammino insieme, guidati da don Giorgio.
Tre anni fa avevamo preparato un classico programma di attività per il nostro gruppo ma don Giorgio, come sempre, è riuscito a cambiare tutto chiedendoci di scrivere un libro su cosa significa essere sposi in Cristo: “Chi, meglio di voi coppie, può spiegare qual’è lo specifico delle nozze cristiane?” Pensavamo a uno scherzo, e invece don Giorgio faceva sul serio.
Ci abbiamo messo due anni a scriverlo e quasi altrettanto a deciderci di stamparlo. E’

Una storia, la nostra

Il libro è disponibile in chiesa a Giogoli, a offerta libera.
Tutto il ricavato è destinato alle opere parrocchiali.

 
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Pubblicato da su 1 dicembre 2019 in Sposi

 

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La rivoluzione della tenerezza in amoris laetitia -incontro con Matteo Moretti

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“Il grande fiume della misericordia scorre senza sosta” (MV 25)

LA RIVOLUZIONE DELLA TENEREZZA IN AMORIS LAETITIA

VENERDÌ 24 MAGGIO 2019
ORE 21,15 A GIOGOLI

Don Matteo Moretti

Matteo Moretti

Giurista e teologo, insegna Diritto del commercio internazionale ed Etica económica in diversi Atenei del nord Italia.
É prete dell’Arcidiocesi di Portoviejo (Ecuador), impegnato soprattutto in attivita’ di formazione cristiana degli adulti, attraverso la Bibbia e il Magistero.
 

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Una lettera sponsale

Viaggio di vita nell’amore.

L’amore, l’attrazione che nasce tra due persone segnando la vita, rimane un mistero.
Occorre mantenerlo, non come smarrimento ma come occasione di sempre più procedere,
camminando giorno per giorno.

“Tre cose sono troppo ardue per me, quattro non le capisco:
il cammino dell’aquila nel cielo,
il cammino del serpente sulla roccia,
il cammino della nave in mezzo al mare
e il cammino dell’uomo verso una ragazza”
(Pro 30,18-19)

Sapendo che l’altro resta sempre un mistero, lo custodisci; una parte dell’amato
ci sfuggirà sempre; questo può inquietare.
Ma può anche essere occasione di un cammino sempre nuovo.

R. Pelloni – Nozze a Giogoli – 1997

 

La fine può essere più bella dell’inizio; può divenire più luminosa come in un tramonto.
La fine può essere il delta di un fiume che sfocia nell’oceano.
Il ruscello è una fase di passaggio; anche le varie cascate; poi arriva l’acqua del fiume,
che in certi momenti pare immobile, ferma. Invece è potente. Lo possono navigare
grandi imbarcazioni.

Sapersi ogni volta contemplare, accettare. Ripartire.
Dopo il temporale il cielo è limpido e il paesaggio più luminoso,
splendente nei suoi colori. Essere sempre sorpresi. Fermarsi a contemplarsi.
Quando le parole non servono; è così pieno il nostro stare insieme.
Non è un silenzio imbronciato, ma assorto, stupito.

Il cuore dell’uomo è profondo, senza fondo…
Solo Dio lo conosce, ma allora è inesauribile…
Non c’è un momento in cui puoi dire: ormai so…

Certo il giardino è bello; ma richiede cura, premura. Zappettare, togliere le erbacce,
potare, annaffiare.

“Bevi l’acqua della tua cisterna, gli zampilli del tuo pozzo.
Non scorrano fuori le tue fontane né sulle piazze i tuoi ruscelli.
Siano per te soltanto, non per gli estranei insieme a te.
Sia benedetta la tua sorgente! Possa tu trovar la gioia nella donna della tua giovinezza,
amabile cerbiatta e gazzella deliziosa. I suoi seni ti inebrino in ogni tempo,
dal suo amore tu sia sempre attratto.
Perché saresti attratto, figlio mio, da un’altra, stringeresti al seno un’altra donna?”
(Pro 5,15-20)

Anche la vita di coppia può essere un giardino, da curare. Perché sia bello e profumi.

Così si procede, sapendo che:
il cammino si fa camminando.
Si affronta il giorno, ogni giorno come se fosse insieme il primo e l’ultimo.
Senza smarrirsi e accogliendosi ogni volta anche nella propria debolezza,
di qualsiasi genere.
Questo genera la tenerezza, che è forte non languida.

L’amore è mistero; è traccia di un Mistero più grande, quello di Dio.
L’amore umano ‘pesca’ dentro l’oceano di Dio.
Si sta radicati nella radice eterna, che assicura pienezza e infinito.

È il mistero della sorgente: un piccolo rivolo… eppure inesauribile, fino a dar vita
al grande fiume.
Quando il fiume sparisce… è solo vicenda carsica; ma scorre, silenzioso.

Allora si accettano i silenzi, le notti;
si sta in completa ammirazione, custodendo quello che la memoria ricorda e la speranza
apre verso il futuro.

L’intimità dei due è profonda.
Poi arriva l’intimità con un figlio.

Una grande intimità. Può ‘nascondere’ quelle dei genitori…
Ma non si deve mollare: l’intimità del/col figlio si nutre dell’intimità dei genitori.
Cambieranno modalità e tempi; ma l’affondo è sempre lo stesso.

Il figlio, ogni figlio, rilancia ed esige un amore ancora più forte.

Non dare per scontato che la modalità dello stare insieme sia sempre uguale.
Non si può rimanere prigionieri del bel tempo trascorso. Si ringrazia Dio dell’allora;
ma adesso conta l’ora,
il nostro tempo presente.
L’albero cresce in se stesso, ma si dilata in anelli successivi; recupera ogni volta.
Il passato e si erge in alto per più frutti.
Quando arriva l’inverno, fa effetto vedere gli alberi spogli…
Ma è la segreta incubazione dove maturano le foglie, i fiori, i frutti.

Si cammina nel tempo per accedere all’eterno.

Cristo ci lascia capire che l’amore è più forte della morte.
Sapere che si cammina verso un futuro certo, cambia la vita.
Si procede camminando verso la vetta. Non importano le nubi, i temporali, le nevicate.
La cima è lì; si cammina, si prende fiato e si riparte.
Poi arriverà il riposo: la pienezza della vita.
L’aurora dice il meriggio.
Chi ci separerà dall’amore? Nulla e nessuno.
Si tratta di credere all’amore.

(testo di don Giorgio)

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Pubblicato da su 3 maggio 2019 in Fidanzati, Sposi

 

Incontro di preghiera -sabato 17/11

Ogni 3° sabato del mese la Parrocchia di Giogoli propone un momento di preghiera a tema.

Il secondo incontro sarà sabato prossimo 17 novembre 2018 dalle 19 alle 20, in chiesa.
Il tema guida dell’incontro sarà:

Custodire la luce

La Bibbia è molte cose assieme, e tutte importanti. Ogni generazione scopre in essa nuovi significati, e ne dimentica altri. Essa è anche una mappa spirituale per orientarsi nelle vicende misteriose di chi segue seriamente una voce. Non c’è infatti luogo migliore dove guardare e cercare compagnia e luce durante questi cammini.”

L. Bruni “La splendida legge del resto

Dopo l’incontro, chi lo desidera può fermarsi a cena, portando qualcosa da condividere

 
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Pubblicato da su 12 novembre 2018 in Celebrazioni, Sposi

 

Incontro di preghiera

Ogni 3° sabato del mese la Parrocchia di Giogoli propone un momento di preghiera a tema.

Il primo incontro sarà sabato prossimo 20 ottobre 2018 dalle 19 alle 20, in chiesa.
Il tema guida dell’incontro sarà:

Madri che danzano

“Madri risorte, non nonostante il dolore ma proprio grazie ad esso.
Perché prima di incontrarlo erano fragili come tante altre, col cuore che si sfalda come i biscotti al mattino nel latte.
Madri che la disgrazia ha reso piene di grazia”

Dal libro “Madri” di Antonia Chiara Scardicchio

Dopo l’incontro, chi lo desidera può fermarsi a cena, portando qualcosa da condividere

 
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Pubblicato da su 15 ottobre 2018 in Celebrazioni, Sposi

 

Workshop su “il gusto della vita”

Anche il secondo incontro su “Il gusto della vita“ ieri ha visto un’ampia partecipazione

 

Il Prof. Olianti ha dato molti spunti per un per un percorso di cambiamento personale che, per chi è interessato, proseguirà in modo più approfondito nel laboratorio (workshop) che si terrà sabato prossimo 11 novembre a Giogoli, dalle 9 alle 17.

Ci sono ancora pochi posti disponibili: per iscrizioni, scrivere a questo indirizzo, indicando il numero e i nomi delle persone interessate e un recapito telefonico.

 

 
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Pubblicato da su 4 novembre 2017 in Altre attività, Sposi

 

Gruppo “Ancora sposi” – incontro 18 marzo

 
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Pubblicato da su 15 marzo 2016 in Generico, Sposi

 

INCONTRO GRUPPO “ANCORA SPOSI”

Il prossimoMonreale incontro è fissato per

mercoledì 11 novembre ore 21.15

a Giogoli

 
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Pubblicato da su 4 novembre 2015 in Sposi