RSS

Archivi tag: Ascensione

Omelia di don Giorgio – Ascensione del Signore – Anno A

È bello rivedersi… dopo tanto tempo
La distanza ha acuito il desiderio di stare di nuovo insieme…
Sperimentiamo che unirsi al Signore Gesù crea un legame di amicizia tra noi…
Ringraziamo il Signore.

Io sono sempre più… senza energia ma sono contento di essere, ancora una volta con voi….

Pregate il SIGNORE perché stia sempre nelle sue mani.

Don Giorgio

 

«Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» Mt 28,20

Prima di lasciare questa terra e di salutare i suoi, Gesù assicura che starà con loro, e con noi
Fino alla fine del mondo.
Non è che dopo sparisca. Ci dice che non abbandona la nostra storia umana.

Lui si sottrae con la sua presenza fisica, concreta;
non per questo sparisce.

1.

Adesso la sua presenza passa da fuori a dentro; dall’esterno all’interno.
Vive in noi, se gli apriamo il cuore.
Se lo preghiamo.
Il regno di Dio è dentro il cuore dell’uomo.

2
E si fa presente non nel vago, ma in modi e forme precise.
Ci sono rimasti i vangeli, che parlano di lui.
In qualche modo il testo scritto è ancora il suo corpo tra noi.
È la modalità nella quale ancora oggi ci raggiunge, ci parla.
Leggere i vangeli è un modo di incontrare il Signore. Di stare con lui.

3.

Poi ci ha lasciato la sua EUCARISTIA.
È una presenza reale.
Non ci lascia un’immagine, come alla Veronica.
Ma ci dona tutto se stesso.
E si offre alla contemplazione.
Possiamo stare davanti a lui e adorarlo.

4.

Ha anche detto: dove due o tre si uniscono nel mio nome
Io sono in mezzo a loro.
Se stiamo così uniti, la sua presenza si fa sentire.
Se la ragione del nostro stare insieme è lui,
allora la nostra amicizia diventa profonda.

Ognuno di noi è sacramento di Cristo per l’altro.
Ma siamo sacramento di lui anche come comunità sua.
Ogni volta, come nell’Eucaristia celebrata, possiamo dire, come i discepoli di Emmaus:
non ci ardeva il nostro cuore, mentre camminava e stava con noi!?

II.

Ma conoscere Cristo non ha mai fine.
Lui ha inaugurato e aperto mondi infiniti.
È quanto ci dice il testo della lettera agli Efesini.

La fede cristiana non si fonda su qualche idea brillante, ma su dei fatti, degli eventi.
Non si fonda sul pensiero, ma su una Persona, che ha vissuto e parlato nel tempo e su questa terra.
Ma ha anche ‘sfondato’ questo tempo storico, questa geografia.

Questo è il fatto semplice ma strabiliante del Cristo.
Quello che i primi cristiani leggevano nella Croce.
La croce in sé, con i suoi pali, indica tutte le direzioni dell’universo: alto basso, dietro e avanti, destra e sinistra. Nell’incrocio dei pali sta il centro, occupato da Cristo, che è il cuore dell’universo.
Misterioso ma è così che si presenta l’evento del CRISTO.
Lui irradia in tutte le dimensioni.
Essendo morto e risorto dai morti Cristo agisce anche dentro la morte per superarla e condurre tutti gli uomini nel suo Regno di luce.
Così ché nulla e nessuno ci potrà separare da Lui.

Questo richiede una fede grande e semplice nello stesso tempo.

Intanto possiamo immergerci in questo mistero che ci è stato comunicato.
Guardarlo, percepirlo.
Sentirlo come l’orizzonte della nostra vita.

Che Dio ci conceda di percepire la grandezza di questo mistero,
e ce ne dia una conoscenza e una esperienza sempre più grande.

Che MARIA ci guidi e ci custodisca.

Scarica il testo in formato pdf (450 KB)

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 24 maggio 2020 in Omelie

 

Tag:

Ascensione – Omelia di don Giorgio

“Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo” (At, 1,11)

Ascensione: partenza, ad/Dio e presenza del Cristo Risorto dai morti

Giotto – Ascensione – Cappella degli Scrovegni (Padova) 1303 ca

1.

Dopo la sua resurrezione dai morti, Cristo si è mostrato diverse volte, in diverse situazioni, a diverse persone. La resurrezione lo porta fuori del tempo e anche fuori del nostro spazio.
Per cui le narrazioni evangeliche non hanno più alcuna concordanza. Non sono armonizzate. Cristo appare a Maria Maddalena, a più donne, a Pietro, agli apostoli, ai discepoli.
La resurrezione è un vero terremoto, che fa saltare le usuali misure. Per cui il Risorto può apparire a più persone e in più luoghi.

Per molti e per molto tempo questo dato ha fatto problema. In realtà è un segno positivo della novità raggiunta dal Risorto.

Se alcuni santi hanno avuto il dono della bilocazione e anche rilocazione,
perché non accettare che Cristo sia libero di mostrarsi in più luoghi e a più persone contemporaneamente.  Se Padre Pio appariva in questo modo; lo può molto di più il Cristo Risorto.

2.

Quanto tempo è rimasto il Risorto con i suoi?
Luca parla di quaranta giorni. Un tempo abbastanza lungo.
Questo spazio di tempo a molti studiosi è sembrato una appendice secondaria, facoltativa. Una invenzione favolistica, devota, senza vero fondamento.

Ma in realtà non è così.
Questo tempo Cristo l’ha voluto e lo ha sentito indispensabile per se, e per portare a termine la propria missione.

La frase di Gesù a Maria Maddalena, riportata dal vangelo di Giovanni, “non sono ancora salito al Padre”, può ben indicare che Cristo ha ancora da completare la sua missione nel tempo storico e nello spazio terreno.

Nei quaranta giorni, Cristo stabilisce un legame, getta un ponte tra la sua missione storica terrena e la sua nuova condizione.  A tal fine Cristo riprende qualche momento importante vissuto in precedenza sulla terra per confermarlo.

I suoi discepoli e discepole non lo riconoscono subito. Questo fatto è stato avvertito come problematico. In realtà è una fortuna che le cose siano andate così.
Questo fatto attesta che il Risorto non è ritornato alla vita precedente, come è accaduto a Lazzaro, ma che è entrato in una nuova dimensione, non di questo mondo fattuale. Santa Caterina da Siena ha colto nel segno, quando dice che il Risorto passa attraverso i muri come il pesce che fende l’acqua senza spaccarla.
Proprio per questo motivo, le varie persone, che non lo riconoscono subito, proiettano sul Risorto la condizione, la situazione in cui si trovano.

Maria Maddalena è nel giardino; pensa che quella figura che vede sia un giardiniere.
Gli apostoli stanno pescando, credono che la figura che si muove sulla riva del lago sia un pescatore. I due discepoli di Emmaus sono pellegrini; quello che incontrano per strada, sarà uno dei tanti pellegrini venuti a Gerusalemme.
Solo dopo lo riconoscono.
Maria riconosce la voce di Cristo.
Gli apostoli dalla pesca abbondante capisco che è Lui, che Il Signore è.
I due discepoli vedono le mani che spezzano il pane, rivanno al racconto sentito dell’Ultima Cena.

3.

Cristo risorto si dà dunque a vedere.

Si mostra per primo a Maria Maddalena. Cristo non rompe il legame stabilito con lei; anzi lo riprende e lo innalza di livello: Maria qui assurge a figura della Chiesa sposa, perdonata e salvata; e viene incaricata di una missione verso gli apostoli e le altre donne. Il Risorto fa della Maddalena l’apostola degli apostoli.

Ridice a Simon Pietro il proprio amore, confermandogli la scelta di fare di lui, della sua fede amante, la pietra della Chiesa. Lo vuole come punto di riferimento per la nuova comunità.  Pasci le mie pecore, pasci i miei agnelli.
Ti farò pescatore di uomini. Seguimi.

Riconferma il suo potere di rimettere i peccati.
Per questo alita il suo Spirito sugli apostoli riuniti nel Cenacolo.
A chi rimetterete i peccati saranno rimessi.

Apre la Scrittura aprendo le menti alla comprensione della Scrittura.
Dall’alto della resurrezione, indica i vari sentieri che portano a lui.
Apre l’intelligenza degli apostoli perché comprendano le Scritture in tutto quello che si riferiva a lui.
Non doveva il Cristo morire per poi risorgere, per poi salire al Padre?

Conferma quanto ha fatto durante l’Ultima Cena.
Conferma  il gesto eucaristico.
Coi due discepoli di Emmaus si fa riconoscere dallo spezzare il pane.

II.
1.

Dopo questo tempo dei quaranta giorni, Cristo si sottrae ‘fisicamente’ alla vista, al contatto degli uomini. Non per questo sparisce.
Si mostra in altro modo.

Si può dire: da questo momento in poi Cristo non si mostra più all’esterno;
si mostra all’interno.
All’interno del cuore dell’uomo.
All’interno della comunità ecclesiale.
All’interno di ogni piccola persona:
qualunque cosa avrete fatto a uno di questi piccoli,
l’avrete fatto a me.
All’interno di ogni persona disagiata, ferita.
L’affamato, il carcerato, il nudo, il malato.
Qualunque cosa avrete fatto a ognuno di questi,
l’avete fatto a me.

2.

Adesso Cristo si dona in una sua molteplice modalità di presenza.

Sta alla porta del cuore dell’uomo e bussa;
se l’uomo gli apre, Cristo si porta dentro di lui, con il Padre e con lo Spirito.
L’eucaristia è questa intimità vissuta tra l’uomo e la santa Triade.
Non è un gesto banale.
Ma è un gesto carico di significato e di conseguenze.
Ognuno può dire con l’apostolo Paolo:
non son più io che vivo, ma è Cristo che vive in me.

Cristo non ci sta davanti, ma dentro ognuno di noi.
Il regno è tra voi, è dentro di voi.

Ma se le cose stanno cosi, Cristo assume anche il volto della Chiesa.

La Chiesa è l’insieme di persone che hanno fatto proprio, come motivo e metro di misura, la vita del Cristo. Si tratta di imitare il Cristo. Quello che ho fatto io, fatelo anche voi.

Alla comunità ecclesiale è chiesto di essere presenza del Cristo.
Questo è possibile, se si è concordi, se si mette in primo piano
non il proprio ma lui, il Cristo;
non il proprio parere, ma il suo Spirito;
non il continuo discutere, ma il seguire la sua parola.

III.

1.

Poi Cristo si sottrae.
Dalla cima del colle. Si sottrae salendo in cielo, benedicendo i suoi amici discepoli, che lo stanno a guardare. Dà come una sua ultima benedizione. Umile e grande liturgia.
Così permette come una nuova trasfigurazione. Viene visto… tutti i vari discepoli possono vederlo, non solo i tre apostoli. E possono tenere impressa nel loro occhi quella sua ultima manifestazione.

Solo che ora Cristo, sottraendosi, invia i suoi discepoli a tutte le genti. Per farlo presente, per farlo conoscere e amare.
Manda i suoi nel mare dei tempi e dei popoli.

2.

Nello stesso tempo Cristo rimanda a una sua prossima venuta.
Come adesso si sottrae, allo stesso modo ritornerà alla fine dei tempi.
Per fare sfociare il fiume della storia, con tutti i vari affluenti dei secoli, nell’oceano della vita di Dio.
Dio che prepara per gli uomini, una nuova terra e un nuovo cielo.

Adesso l’uomo, se vuole, ha un proprio orientamento.

Sa che deve giungere là dove Cristo è già arrivato.

E deve arrivarci allo stesso modo: amando.
Amando il Padre.
Amando i fratelli.
Amando gli uomini.
Amando ogni fiore e zolla di terra;
amando ogni fiume e ogni mare,
con i pesci che lì vivono.
Amando ogni albero, che ci dà aria buona.
Aria che ci ricorda il grembo di Maria, la madre del Signore Gesù.

3.

Ognuno di noi è una Maria, chiamati a
generare il Cristo in noi, nella propria carne;
generare Cristo tra noi, in veri rapporti cordiali;
generare Cristo nella natura, nella creazione, che geme attendendo
la piena liberazione dei figli di Dio.

E portare il Cristo nello modo in cui Maria che va da Elisabetta:
facendo sussultare di gioia il bimbo che porta in grembo.

Ci è chiesto di essere portatori di gioia.
Di essere servitori della gioia verso tutti.
E essere segno di speranza certa,
orientati e orientando verso il Cristo.
Lui è l’alfa e l’omega;
il principio e la fine.
Tutto deve essere ricapitolato in lui.
Poi tutto sarà sottomesso al Padre.
Quando il Cristo passerà a servire ogni suo fratello.
La sua eternità, Cristo la passa servendo l’uomo,
dandogli la sua vita e comunicandogli la sua gioia.
Gioia piena.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli.
Vi assicuro che egli prenderà un grembiule, li farà sedere a tavola e si metterà a servirli. (Lc 12,37)

Scarica il testo in formato pdf (235 KB)

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 3 giugno 2019 in Omelie

 

Tag: , , ,