RSS

Archivi tag: Cena

Omelia di don Giorgio – domenica della Divina Misericordia

venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».” Gv, 20, 19

Non è più tempo di accademia

Il cuore del vissuto cristiano fu una cena di casa, fatta in casa.
A Cristo piacevano i pasti. Era il suo stile.
Pasti aperti, non di buona società; potevano partecipare anche gli esclusi, quelli tenuti a distanza.

Ma quella notte era diverso. Aveva un desiderio struggente di intimità, di casa.
Non è che i suoi amici fossero stinchi di santi. Anche loro avevano i piedi sporchi. Non ci facevano neanche caso.
Soprattutto non se l’aspettavano che Cristo con le sue mani lavasse loro i  piedi. Scandaloso. Commovente seguire e sentire le mani del Maestro e Signore, sui piedi!

Poi quelle stesse mani presero un grosso pane, lo spezzò ne fece delle parti, una per ogni commensale.
Prendete mangiate.
Sarà perché aveva lavato i loro piedi;  poi passò loro anche la sua coppa, dove beveva. Adesso mette del vino, il suo, di suo, se stesso.

Mani calice e vino: prendete bevete è il mio sangue.

 

Cristo passa se stesso, il suo essere e destino.
Il corpo donato non  viene dal museo delle cere.

È un corpo vivo, denso, pieno del suo destino. Un corpo che nasce
muore e risorge. In quel corpo c’è tutta la sua vita. Il suo essere
uomo di Nazareth, il suo essere nato, destinato alla morte e alla vita
oltre la morte.

C’è il suo inizio prima del tempo, al principio del tempo, ma anche
alla fine del tempo, oltre il tempo.
Uno spazio enorme concentrato in poco spazio e tempo, l’eucaristia in

casa, con quelli di casa, con quanti vengono a casa, per quanti
saranno invitati. Per tutti.

L’eucaristia è vita. Il sui ricordo deve rimanere vita.
Celebrare l’eucaristia non è visitare un museo, fare un giro
turistico. Maneggiare un reperto archeologico.

La vita stessa di casa è eucaristia. Nella sua estensione e dinamica.
Il pasto, certo. Il sedersi attorno a un tavolo per mangiare insieme.
Colazione e cena.

Ma anche l’amore dei corpi. Di uomo e donna. Prendi il dono, in dono.
È la nostra carne una.

Ma anche l’allattare. Ma anche la dedizione ai figli… Non è un continuo ‘prendete mangiate bevete’?

Pablo Picasso, Maternidad, 1905

È azione sacra l’azione della vita.

Va fatta in memoria. Cristo non è un nostalgico sentimentale.
È presenza nella forza dello Spirito. Sarò sempre con voi. ‘Fate questo nella mia memoria.  ‘Nello’ complemento di luogo ma anche di mezzo. La mia memoria è lo Spirito santo. Lui è la memoria.
Fattiva non psicologica o sentimentale.
Fate questo.

L’azione di vita è l’atto rimembrante. Questo richiede momenti di raccoglimento. Accanto all’angolo di cottura c’è l’angolo di preghiera. Una icona, un Crocifisso, Maria, Bibbia, candela…cuscini, tappeto.

 

La benedizione

 

Da chi ha preso il Cristo il gesto del lavare i piedi? Da lei, dalla
donna, dal suo genio, dall’amore di donna.

Di donne. Rompono il vaso, lavano e profumano i piedi, li asciugano con i propri capelli. Col profumo catturano il profumo di Cristo. Il buon odore, da avere con sé. da diffondere, in tutta la casa e fuori casa. Intimità non è intimismo, asfissiante. La porta di casa è socchiusa, né chiusa ermeticamente né spalancata perdutamente.

I piedi. Non la serva li bacia e li abbraccia, ma l’innamorata. Come farà la Maddalena coi piedi del Maestro Risorto dai Morti.
È linguaggio di amore, amore sponsale.

Cristo prende dal genio femminile. Anche lui lava i piedi, perché la
sposa, la chiesa appaia senza macchia  pura. Bella, splendente come il
Cristo trasfigurato. Ha dato se stesso per questo.

Anche voi fate lo stesso.

Si può vivere in casa senza lavarsi i piedi? Senza concedersi il
perdono? Quante volte? Sette? No, settanta volte sette, sempre. Ogni
sera; ci svuotiamo le tasche. Tiriamo fuori i sassolini, i sassi.

Ti perdono con la benedizione di Dio. Tra genitori e figli.
Ma prima gli sposi tra loro.
Un attimo prima di coricarsi: non tramonti il sole sulla vostra ira, rabbia.
Tu solo signore mi metti, ci metti in pace.
Ci corichiamo e subito ci addormentiamo sotto e dentro la Tua benedizione.

Cristo ha sganciato la Sua cena dalla data ufficiale della Pasqua
ebraica. Sarebbe rimasta confinata a solo una volta all’anno.
Ha fatto suo il rituale delle feste, che prende e amplifica il rituale feriale.
Cristo è così: con uno spostamento impercettibile cambia tutto, crea
un universo.

Nella sua cena ci sono la festa annuale, la festa settimanale, il pasto feriale.
Questa è l’eucaristia del Cristo, e della sua Chiesa sposa.

Questa  l’eucaristia di ogni famiglia.
Non una cerimonia avulsa dalla vita. Ma la vita fatta eucaristia.
Non demandata al rito ma collegata con la memoria fattiva liturgica,
collegata col vissuto del Cristo, col vissuto di casa di ogni giorno
di ogni famiglia.

Tra ‘santuario’ e ‘casa’ il rapporto è stretto. È inevitabile.
Certo: lex orandi lex credendi, ma perché fede e preghiera vengono
dalla vita del Cristo e sono regola e norma, contenuto di vita. Come
tale è legge di vita. Fa vivere, va riprodotta. È vita, è La Vita.
Allora e ora e alla fine.

Cena dell’Agnello, lo Sposo definitivo. Cena di Nozze dell’Agnello.
Sono giunte, arrivano sempre. A cominciare di qui, da casa nostra.
Casa come tutte, ricca e povera, con le sue ombre e luci. Ma Cristo ci
dice: oggi vengo a casa tua, a casa vostra.

Sii, vieni. Sii nostro Ospite. Resta con noi.

Si fermò con loro,  prese il pane lo spezzò.
Resta con noi. Spezza il pane della fatica, dacci il vino della festa,
il vino dell’ebbrezza. Perché la nostra gioia sia piena.

Come ho fatto io, fate anche voi. Per molti, per tutti.
Splenda la vostra luce, la luce del Padre vostro.

Padre nostro … Venga il tuo Regno, son giunte le Nozze.
Beati gli invitati al banchetto nuziale.

 

 

 

 

 

 

Scarica il testo in formato pdf (623 KB)

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 19 aprile 2020 in Omelie

 

Tag: , , ,