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Domenica delle palme. Un test decisivo

Alcuni punti provvisori di riflessione di don Giorgio

La doppia faccia: Osanna e Crocifiggilo, passione e gloria, Morte e vita

1 Il discernimento

La vita umana è piena di contraddizioni. Perché il cuore dell’uomo è contraddizione.
Misto di grano e zizzania. Grano e erbacce. Baobab.

Quanta creatività e genialità sono emerse in questo tempo di chiusura forzate del Corona virus.
Quanta generosità e dedizione. Anche a rischio della vita.

E poi: accanto al servizio televisivo sulla morte di fame di milioni di persone
la pubblicità per eliminare le rughe….

Accostamento irritante e drammatico che dice anche il ridicolo… del nostro ‘sociale’

Il male è accovacciato ai piedi dell’uomo.
Un leone ruggente pronto ad azzannare.

La tua parola è più dolce del miele, ma in cuore nascondi una spada affilata;
lisci e uccidi; accarezzi e colpisci. Sorriso ruffiano, felino. E la zampata.

3 Veramente le labbra dell’estranea stillano miele, molle più dell’olio è il suo palato,
 4 ma la sua fine è amara come assenzio, affilata come spada a doppio taglio. (Pro 5,3-4)

Ospedali, carceri, case di cura. Pulizia. Non ci sarebbero se…
Se ci fossero rapporti veri, leali.
Amico, con un bacio tradisci!?

E mentre mangiavano disse: «In verità vi dico: uno di voi mi tradirà» (Mat 26,21)

Anche l’amico tradisce. Con un bacio?
Usurpata l’intimità. Calpestata sotto zampe di cani e di porci.

Il momento della prova, della umiliazione rivela l’amico e il pastore.

L’amico di circostanza, opportunista fugge. L’amico interessato tradisce. Vende l’amicizia.
L’affare conta, non la relazione.
Il pastore-comandante cui preme lo stipendio fugge, lascia gregge nave e casa. Prima mette al sicuro se stesso.

2 Esperienza dell’essere deportati in esilio

            Cristo viene catturato e fatto prigioniero. Condotto al massacro.
            Fuori dal tempio, fuori da Gerusalemme la ‘sua’ città.
            Lui, la Libertà in persona, legato, poi inchiodato.
            Straniero in casa sua, estraneo e prigioniero.

            Difficile cantare in terra straniera. L’esilio è pianto e nostalgia.
Come canta ed esprime lo struggente salmo 137

1 Lungo i fiumi di Babilonia là sedevamo in pianto, ricordandoci di Sion.
2 Sospese ai pioppi di quella terra tenevamo le nostre cetre.
3 Sì, là ci chiesero parole di canto quelli che ci avevano deportati, canzoni di giubilo quelli che ci tenevano oppressi: «Cantateci dei canti di Sion».
4 Come cantare i canti del Signore in terra straniera?
5 Se mi dimenticassi di te, Gerusalemme, s’inaridisca la mia destra;

6 s’attacchi al palato la mia lingua, se non mi ricordassi di te; se non ponessi Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia. (Sal 137,1-6)

C’è anche il tempo del gemito;
si tratta di non averne paura. Orientarlo. Renderlo fecondo di vita nuova,
ogni donna che ha partorito sa dolore e vita, dannazione e donazione.
Potatura: taglio dell’inutile, del superfluo.

Questa fase di ‘chiusura’ in esilio dentro casa,
ha fatto cadere di colpo tutti i miti vani di cui si vaneggiava esaltati.
Sembrava impossibile farne a meno. Dipendenza. All’improvviso il vuoto.
È come un sacchetto di plastica raggiunto dal fuoco: si attorciglia su sé e in breve più nulla.

Rispunta la consapevolezza della Casa vera. Dell’essenziale.
Per Cristo: una cosa sola è necessaria.

Tempo di riforma della Chiesa. Questo silenzio obbliga a riconsiderare vita liturgica e vita di Chiesa…
Anche la nostra vita di questi giorni è liturgia.
E quanto vera, unendo il feriale e l’eterno, il personale e il comunitario,
la casa nostra e la Casa di Dio.

Perché non benedire ogni volta la mensa.
Perché alla sera non chiedersi e donarsi a vicenda il perdono.
Perché non spezzare il pane fra noi portandolo anche a chi ne ha bisogno.

Chi non ha prenda, chi ha metta vera liturgia di offertorio

La liturgia vera è il rito della vita. Non la cerimonia.
Cristo si è tolto il vestito per la sua liturgia.

Quanta accademia, quanto sentire sussiegoso, passerella per attillati…
Abito feriale, grembiule… di qui la festa vera, la gioia intima. Di casa.
Dove vuoi che si prepari per la Cena…

3. alla Luce attraverso la Croce – Ad Lucem per Crucem

Il successo non è la gloria. L’acclamazione non è l’approvazione.
La gloria è l’esito di una vita vissuta nell’amore fattivo ed effettivo..

Quanti amori sbandierati… aquiloni caduti sulla spiagge deserte dei cuori e delle società.
L’umiltà passa attraverso tante umiliazioni.

4. l’Alleluja del dopo la notte e dopo la discesa infernale

Il canto ultimo è quello che ha attraversato la crisi del tormento.
Il canto trionfale non è un canto a buon mercato.
La resurrezione viene dalla tomba, la liberazione dalla prigionia.
Alleluia. Evangelo. Il buon annunzio.
Mio Dio e mio liberatore. Mio scudo e mia salvezza.
Canterò in eterno le sue lodi.

Scarica il testo in formato pdf (544 KB)

 
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Pubblicato da su 6 aprile 2020 in Omelie

 

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Benedizione degli ulivi da Giogoli

Immagine della benedizione degli ulivi in diretta facebook da Giogoli:

 

Le rondini festeggiano  l’alba

Le rondini festeggiano l’alba
pulita che si appoggia sui rami
dei peri e dei ciliegi fioriti,
sfoggio di bianco aureola
di gloria, arde il nitore

commosse le ultime foglie
degli olivi emozionate
accolgono e trattengono
la prima luce – tripudio
casto di eros, delicatezza
suprema, carezza e parole
sussurrate, solo gli amanti
e gli oranti percepiscono

immobili i cipressi tengono
eretti i loro candelieri
per la liturgia del giorno,
silente si improcessiona
tra gli olivi, orazione
protratta e arresto,
raccolta e spremitura
olio per pane e per ferite
olio dell’amore e della gloria
sulle cicatrici, sui volti e sui corpi

si procede silenti penitenti,
troppo sbandati i passi
troppo il divario tra l’osanna
del tripudio e il calvario
della croce
alba trafitta della storia
ferita e squarcio del cuore;

le rondini, loro, che questa
mattina celebrano le lodi
del giorno avanzante,
loro avvertono il dramma
umano?!,,, ricordano l’eden
tengono viva la speranza…
la lunga migrazione
-non obliato il tragitto
la fatica dell’attraversamento,
non impedisce la gioia,,,
ultimi colpi di ali
il chiostro ritrovato
l’antico nido.. si qui
si può riprendere l’involo
in aperto cielo, in aperto tempo.
Ondeggiano olivi e giorni.

don Giorgio

 

 
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Pubblicato da su 5 aprile 2020 in Celebrazioni, Poesie

 

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Domenica delle Palme da Giogoli

Questo video introduce le celebrazioni della Settimana Santa

Domenica 5 aprile alle 11, se i mezzi tecnici lo consentono, ci sarà la benedizione delle palme in diretta facebook da Giogoli

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Questa presentazione invece riporta qualche immagine di come possiamo essere “Lontani ma uniti

 

 
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Pubblicato da su 4 aprile 2020 in Celebrazioni

 

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Omelia di don Giorgio – domenica delle Palme 2019

Pontormo Via Crucis

Pontormo – Via Crucis – Certosa del Galluzzo, 1523 ca

“Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.” Lc 23, 27 


Scarica il testo in formato pdf (280 KB)

Cristo percorre la via della croce nello schiamazzo della folla, tra le voci dei mercati.
I profumi delle spezie, gli scoli delle acque, lungo le strade, il passare delle pecore.
Guarda da sotto occhi di dolore tutta quella folla vociante, distratta, da quello che lui vive.
Forse c’è chi dà solo un’occhiata di sfuggita, per poi riprendere la vita di sempre.
Ma Lui sa che nel suo passare, benedice e salva anche questa umanità.

Va verso la collina dei morti, del cimitero. Vede il luogo del teschio. Sa cosa gli spetta.
Lo sa col cuor di carne, ma anche con il cuore di Dio.
Deciso ad arrivare fin dove porta la follia dell’uomo, fin dove arriva il disprezzo, l’odio, il gusto insano della tortura. Quell’infierire vano, fino a dare la morte. Follia di uomini.
Follia di Dio.
Lui vuole andare oltre il fondo umano. Vuol bere il calice amaro fino alla feccia-
A trapassarlo, deciso ad andare più a fondo del fondo dell’uomo.
A occupare il punto estremo della fuga dell’uomo.

Sta lì piantato sulla croce dell’amore. Lì l’uomo trova il volto del Cristo.
che gli dice: ti ho amato fin qui, fino a questo punto, fino a questa misura.
Non per scherzo ti ho amato.

È vana la pretesa dell’uomo. Quando vuol fare da solo, tutto si perde, si sperde.
È così passeggero ogni possesso. Erba del campo: sfiorisce presto.

Solo l’amore resta. Ti resta solo di consegnarti all’Amore vero.
Lasciati amare. Capirai. Vedrai. Ama.

Ancora oggi domina il mercato, la piazza affari, il commercio avido e immondo.
Occupa la scena. Domina questo sterminato vociare di tutti i tipi.
Clamore, rumore.

Anche oggi Cristo passa attraverso un mondo distratto, preso dai propri affari.
Passa anche dentro una chiesa spesso distratta anch’essa.
È facile fare del tempio una spelonca di ladri.
È facile fare della casa di preghiera il luogo dell’arrivismo e della ostentazione.
È facile fare della lode a Dio una ricerca spasmodica di sé, di emergere, occupando la scena.

Qualcuno vede il Cristo, non gli passa accanto. Si ferma.
Lo guarda; sotto la derisione delle voci, vede il suo volto, di uno che ama.
Sopra la croce vede un Dio che ama.
Un Dio diverso dal sogno e dalla pretesa dell’uomo.
Per questo vero; così diverso dall’uomo chiuso in sé.

San Francesco lo vede nel suo amore crocifisso.
Riprende le parole di san Paolo, le fa sue: mi ha amato, ha dato se stesso per me.

Ma c’è anche Pietro: Cristo lo guarda, passandogli vicino; non gli dice nulla. Lo guarda e basta.
Pietro capisce; ed è il pianto ininterrotto. Il pianto che rigenera. Non può più dimenticare quegli occhi. Non può più vivere senza amarlo. Fino alla morte, crocifisso a testa in giù.

Ognuno di noi può fare nostre le parole e le scelte dei santi.

Il crocifisso diviene il tutto per noi. Lui anche morendo ama.
La morte di amore, e per amore, vince la morte. Annulla la tenebra. La tenebra è odio.
La morte amata, abbracciata per amore, porta alla resurrezione. All’amore vero.
Ama e capirai. Ama e saprai.

 

 
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Pubblicato da su 14 aprile 2019 in Omelie

 

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