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Inatteso si apposta rosso

tulipano fra olivi

foto: Enrico Della

Inatteso si apposta rosso
tra gli olivi il tulipano,
non una mano lo mise
ma il vento estroso che salta
serre e muriccioli divertito
a sorprendere, non mazzi
basta uno solo, una chiazza
a vivacizzare il campo

                ti piaceva padre, ne eri
                fiero e gioioso, quasi
                un tuo segreto

non aver fretta, lascialo
alla sua misura per il tempo
che dura, unico ma visibile
arde da sotto gli archi estesi
degli olivi sul verde tappeto
che regge e conduce i passi
del nostro sentiero nell’ora
della luce ad accenderla di rosso.

Don Giorgio


 
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Pubblicato da su 24 aprile 2020 in Poesie

 

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è arrivato il tempo

 

È arrivato il tempo
tutto così confuso
             chi è nel campo
             non torni a casa
tanto lasciato indietro.
Incompiuta fosse solo
la nona…
             ogni angolo
ha il suo incompiuto,
abbozzi abbozzati
avvii ricaduti su se stessi
altri smarriti in vecchi
cassetti
             a inseguire le albe
dei misteri, a fissare
il fraseggio dei tramonti
sui canti d’amore
e le lacrime del cuore
             strizzati i panni
             sventolano lasciando
             gocce al vento

vano il messo da parte
leggibile solo da occhi
amanti, paccottiglia
per gli altri, materiale
da scarto il prezioso
dono scambiato
             il legno sulla mensola
             il disegno a matita
             la foto sulla collina
             il manico dell’ombrello

non tornare indietro,
se semi fioriranno
se concime andranno
al loro destino
             dalla raggiunta
collina di fronte
un paesaggio altro
abita lo spazio lasciato
chi si volta indietro…
lascia ad ogni spazio
il suo tempo, e a questo
il suo perimetro

                tutto trasmuta
– apprendilo dal fiume
La saggezza antica mai i piedi
si bagnano alla stessa acqua.

Don Giorgio

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Pubblicato da su 4 aprile 2020 in Poesie

 

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Omelia di don Giorgio – XVI domenica, anno C

Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta». (Lc 10, 41-42)

Ci chiediamo subito:
Serve qualcosa il darsi da fare,
in qualsiasi direzione e ambiente?

C’è grande frenesia nella società moderna. Vuoi o non vuoi anche oggi siamo pedine di una gestione di potere economico formidabile, che crea poveri in abbondanza,
sfruttati e schiavizzati, ben al di là della facciata sorridente…

Si può richiamare come esempio l’organizzazione efficiente di AMAZON. Funziona tutto alla perfezione e in un tempo veloce se confrontato alle poste italiane. Organizzazione perfetta. Ma occorre chiedersi: Fino a che punto i vari operai, i vari operatori non sono schiavi di questo rendimento efficiente.

In certi ambienti, in India ad es., conta solo l’efficienza. Molte ditte hanno trasferito in India le loro fabbriche. In india non c’è la domenica, il giorno festivo, per cui si lavora tutti i giorni.
Certi operai italiani vengono assunti e mandati a lavorare là per almeno qualche anno con un buon stipendio. Ma finiscono per entrare dentro un ingranaggio che schiaccia la loro vita. Vien dato loro oltre lo stipendio e un buon appartamento, che è solo un dormitorio. vengono presi al mattino e portati sul posto del lavoro e riportati alla sera a casa con un servizio previsto per questo. Tutto è predisposto perché non manchi loro nulla. Basta che rendano. La cosa avvilente è che manca il tempo per autentiche relazioni umane, anche tra moglie e marito.

Questi casi sono emblematici della condizione attuale della nostra esistenza.

Ci si chiede, Vale la pena?

Chiesa alpina – Passo Durone (TN)

Adesso siamo nel tempo delle ferie.
Al di là di tutto, ci si accorge che
Il tempo delle ferie, della vacanze risponde ad una esigenza umana impellente.
Avere del tempo libero. Godere delle bellezze anche naturali; ritrovare il contatto con la natura.
Respirare aria buona. Avere il gusto delle azioni. Ritrovare la gioia dello stare insieme.

Di qui si capisce che si vuole andare in profondità. Non ci si vuole solo agitare,
ma anche contemplare.
Guardare con occhi diversi il mondo, noi stessi, gli altri.
C’è una dimensione altra, oltre la frenesia della nostra esistenza.

 

Il vangelo odierno ci mostra due atteggiamenti, rappresentati da due sorelle che ospitano il Cristo.

Marta, l’efficiente che sempre ha da fare e si dà da fare.
Maria, che sta ai piedi del Cristo a guardarlo, ad ascoltarlo quando parla.

Spesso le due sorelle sono state presentate come modello della vita attiva, Marta;
e come modello della vita contemplativa, Maria.
Si è pensato a due vie.
La via dell’azione.
La via della preghiera, del silenzio.

Ma forse più che ‘rivalità’ si tratta di integrazione.

Si può infatti intuire il messaggio che il Signore vuole comunicare:
senza la vita di silenzio, di raccoglimento
la vita attiva è solo agitazione.
Dopo un po’ si perde il senso e il gusto
di quello che si sta facendo.
Si è proprio divisi, dilaniati.

Si pensi alla condizione di diverse donne; fanno la scelta di un lavoro fuori casa,
per tante motivazioni.
Ma poi si ritrovano a dover gestire la casa, il ménage della vita familiare.
Quindi hanno sempre un doppio lavoro e spesso sono sottopagate in rapporto agli stipendi previsti per gli uomini impegnati negli stessi lavori.

Ma occorse fermarsi a riflettere.

Occorre a tutti i costi saper fare silenzio. Raccogliersi.
Ascoltarsi e anche ascoltare.

Cristo emerge come colui che conosce il cuore dell’uomo.
Conosce Dio. E vuole che le persone entrino in questa dimensione.

Le fa scendere alla radice di se stessi.

E fa anche percepire la nostra destinazione.

Quale?
Quella di raggiungere la statura perfetta, la piena maturità,
come dice san Paolo.

Si tratta di arrivare all’armonia con sé stessi, con la natura, con le persone, con Dio.
Fare emergere la verità,
aprendosi a tutte le possibilità positive che la vita offre.

Calare nel silenzio è come fare decantare la provetta che contiene liquidi diversi.
Aspettare che, dopo l’agitazione, ogni cosa trovi il proprio specifico e trovi la propria collocazione.

 

Questo richiede tempo e coraggio.

Tempo di riflessione e di preghiera.
Se Cristo, che era ‘dio’, trovava il tempo per la preghiera,
lui che forse non ne aveva bisogno….
Ma lui trova il tempo per contemplare e ascoltare il Padre.

Anche noi dobbiamo trovare tempo e spazio per il silenzio vero, per la preghiera.
Quel mettersi davanti al mistero.

Occorre tempo, pazienza, lotta.
Si può credere che il fatto di provare fatica, divenga il segno, se si vuole al negativo,
della richiesta giusta. La resistenza che provi, indica la giustezza del tempo del silenzio e della preghiera.

C’è dunque anche lotta, fatica.
Non deve sorprendere. Ci sono passaggi stretti e dolorosi.
Sono inevitabili. Ma sono fecondi di vita.

Ci sono sofferenze che non sono inutili, che anzi sono passaggi necessari.
La sofferenza per la verità, per la pienezza della vita
Non cade nel vuoto.
Entra nel progetto di Dio.
Paolo dice, in maniera coraggiosa,
che sostiene la fatica per portare a compimento l’opera del Cristo.

Cristo direbbe: le doglie sono un passaggio obbligato per mettere al mondo il figlio.

Le parole del Cristo a Marta hanno un senso profondo.

Occorre che Marta metta al primo posto
l’ascolto, la capacità di sondare il mistero della vita.
Occorre abbracciare il Cristo, che ha parole di vita eterna. Che è la vita eterna.
Occorre scoprire che cosa è davvero importante, decisivo.
Quel qualcosa che nessuno ci potrà togliere.

Cristo, in altro contesto dice:
cercate prima di tutto il Regno di Dio,
cercate Dio e tutto ciò che lui è e abbraccia.

Il resto vi sarà dato in aggiunta.
Trovare e stringere il tesoro.

Giunti a questo livello
L’azione acquista senso e sapore.

Si sperimenta una fatica sana.
Non si è divisi. Si è raccolti, uniti.

Si esce dall’ossessione della prestazione.

A questa realtà si può arrivare sempre.

Dio pone sempre un possibile inizio di vita nuova
In qualunque periodo della propria vita.

Abramo e Sara possono avere un figlio in età avanzata.

Si può sempre nascere e rinascere,
come dice il Cristo al vecchio Nicodemo.

Cristo ci offre la possibilità di rinascere, di essere nuovi.
Ci chiede di fidarsi di lui. Di trovare tempo per lui.
Si può riprendere e rileggere le sue parole e le sue azioni.
Ci si accorge che la sua Parola è un po’ come il sale:
il sale dà sapore al cibo; dà sapore anche quando non ce l’aspettiamo,
un po’ di sale da sapore anche al popone.

Accolto il Cristo, tutto acquista un sapore nuovo.

 

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Pubblicato da su 21 luglio 2019 in Omelie

 

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