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Via Crucis in tempo di coronavirus

Testo di Giorgio Mazzanti
Elaborazione grafica, fotografica e musicale di Orietta Gherardini

Musica di sottofondo: Adagio, di Samuel Barber.

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Pubblicato da su 11 aprile 2020 in Celebrazioni

 

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Via Crucis 2020

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Pubblicato da su 11 aprile 2020 in Celebrazioni

 

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Omelia di don Giorgio – domenica delle Palme 2019

Pontormo Via Crucis

Pontormo – Via Crucis – Certosa del Galluzzo, 1523 ca

“Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.” Lc 23, 27 


Scarica il testo in formato pdf (280 KB)

Cristo percorre la via della croce nello schiamazzo della folla, tra le voci dei mercati.
I profumi delle spezie, gli scoli delle acque, lungo le strade, il passare delle pecore.
Guarda da sotto occhi di dolore tutta quella folla vociante, distratta, da quello che lui vive.
Forse c’è chi dà solo un’occhiata di sfuggita, per poi riprendere la vita di sempre.
Ma Lui sa che nel suo passare, benedice e salva anche questa umanità.

Va verso la collina dei morti, del cimitero. Vede il luogo del teschio. Sa cosa gli spetta.
Lo sa col cuor di carne, ma anche con il cuore di Dio.
Deciso ad arrivare fin dove porta la follia dell’uomo, fin dove arriva il disprezzo, l’odio, il gusto insano della tortura. Quell’infierire vano, fino a dare la morte. Follia di uomini.
Follia di Dio.
Lui vuole andare oltre il fondo umano. Vuol bere il calice amaro fino alla feccia-
A trapassarlo, deciso ad andare più a fondo del fondo dell’uomo.
A occupare il punto estremo della fuga dell’uomo.

Sta lì piantato sulla croce dell’amore. Lì l’uomo trova il volto del Cristo.
che gli dice: ti ho amato fin qui, fino a questo punto, fino a questa misura.
Non per scherzo ti ho amato.

È vana la pretesa dell’uomo. Quando vuol fare da solo, tutto si perde, si sperde.
È così passeggero ogni possesso. Erba del campo: sfiorisce presto.

Solo l’amore resta. Ti resta solo di consegnarti all’Amore vero.
Lasciati amare. Capirai. Vedrai. Ama.

Ancora oggi domina il mercato, la piazza affari, il commercio avido e immondo.
Occupa la scena. Domina questo sterminato vociare di tutti i tipi.
Clamore, rumore.

Anche oggi Cristo passa attraverso un mondo distratto, preso dai propri affari.
Passa anche dentro una chiesa spesso distratta anch’essa.
È facile fare del tempio una spelonca di ladri.
È facile fare della casa di preghiera il luogo dell’arrivismo e della ostentazione.
È facile fare della lode a Dio una ricerca spasmodica di sé, di emergere, occupando la scena.

Qualcuno vede il Cristo, non gli passa accanto. Si ferma.
Lo guarda; sotto la derisione delle voci, vede il suo volto, di uno che ama.
Sopra la croce vede un Dio che ama.
Un Dio diverso dal sogno e dalla pretesa dell’uomo.
Per questo vero; così diverso dall’uomo chiuso in sé.

San Francesco lo vede nel suo amore crocifisso.
Riprende le parole di san Paolo, le fa sue: mi ha amato, ha dato se stesso per me.

Ma c’è anche Pietro: Cristo lo guarda, passandogli vicino; non gli dice nulla. Lo guarda e basta.
Pietro capisce; ed è il pianto ininterrotto. Il pianto che rigenera. Non può più dimenticare quegli occhi. Non può più vivere senza amarlo. Fino alla morte, crocifisso a testa in giù.

Ognuno di noi può fare nostre le parole e le scelte dei santi.

Il crocifisso diviene il tutto per noi. Lui anche morendo ama.
La morte di amore, e per amore, vince la morte. Annulla la tenebra. La tenebra è odio.
La morte amata, abbracciata per amore, porta alla resurrezione. All’amore vero.
Ama e capirai. Ama e saprai.

 

 
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Pubblicato da su 14 aprile 2019 in Omelie

 

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