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Archivio mensile:giugno 2019

ORARI S. MESSA Festiva per i mesi di Luglio e Agosto 2019

Nei mesi di Luglio e Agosto 2019 la S. Messa festiva sarà alle ore 11.00

La S. Messa festiva delle ore 17.00 è sospesa in entrambi i mesi.

 
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Pubblicato da su 29 giugno 2019 in Celebrazioni

 

Non so, solo seguo la spinta che dentro urge

 

Non so, solo seguo la spinta                     
che dentro urge; non importa
da dove e verso dove ma il solo
lasciarsi portare e trasportare felice

dell’improvviso fraseggio
dei balzi repentini e di quei
momenti di puro abbandono
al vento, brezza e beatitudine

beati anche i momenti morti,
inattesa quiete, silenzio
e incubazione; godendo
dell’inseminazione anemofila
delle sperse spore dove tu
non sei e non sai ma lui il vento
sovrano sa il gioco supremo
dell’amore che tutto ricompone
nel suo alto disegno.

don Giorgio

 
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Pubblicato da su 28 giugno 2019 in Generico, Poesie

 

Infinitamente luminosa

STELLA-CADENTE

                                                             

 

Infinitamente luminosa

la stella cadente
nella sua lunga scia di luce
bianco azzurra celestiale       

attraversa la notte lasciando
una ferita di nostalgia

il cuore sogna vederla ancora                            

sta in attesa
nel vento della notte
ma è grazia il suo concedersi
in frammento di luce
nel frammento di tempo
che solca cielo e anima;
resta dentro impressa
nel suo richiamo d’eterno.

don Giorgio

 
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Pubblicato da su 27 giugno 2019 in Generico, Poesie

 

Ai ragazzi e ragazze che ricevono la Confermazione

 

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Quando il figlio nasce, la madre taglia il cordone ombelicale

per introdurlo nella vita a renderlo a poco a poco libero, grande.

L’uccello madre passa i primi tempi a portare cibo ai nuovi nati,

agli implumi; ma poi, messe le ali, li spinge fuori del nido,

alla brezza del volo nell’aria aperta, sopra l’abisso, superando la
paura del vuoto.

Anche voi questa sera, in certo modo, vi avviate al vostro destino.

Che sia grande, giocato per ciò che vale.

Sapendo fin d’ora: si conserva solo quello che si dona. Ciò che doni lo ritrovi.

Ciò che stringi forte e nascondi  rischia di essere come la manna nel
deserto, raccolta e

nascosta diventa un pugno di vermi (Esodo 16,20).

Cristo non tradisce l’uomo, ne vuole la piena realizzazione,

la gioia, la festa, la forza di amare e donare.

Per questo fa dono del suo spirito.

Volando nella vita, abbiate sempre l’orientamento giusto.

Non staccate troppo presto la connessione con il cristo.

Potrete sempre fare grandi cose.

don Giorgio

 
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Pubblicato da su 21 giugno 2019 in Catechismo, Celebrazioni, Omelie

 

Trinità – Omelia di don Giorgio

Festa della santa Triade, della Trinità, della Tres/Unitas.

Andrej Rublev – La Santissima Trinità (detta dell’Antico Testamento) –     1430 ca – Mosca, Galleria Tretjakov

Forse ancora oggi la ‘Trinità’ cristiana appare come un rebus, un rompi capo,
pura fantascienza. Comunque una faccenda irrilevante. Fuori del reale.
La tecnica, l’economia, la scienza scientifica: possono fare a meno…
E forse certe forme di pensiero e vita cristiani. Molta preghiera ‘cristiana’
di fatto rischia di ignorala.

Eppure accade un fatto: la compresenza di diverse religioni e credenze
rende di nuovo presente l’esigenza di capire e di capirsi.

È divenuto abituale, uso corrente, parlare dei tre grandi ‘monoteismi’
in riferimento all’Ebraismo, al Cristianesimo e al Musulmanesimo.

In realtà le cose non sono così semplici, come può sembrare a un primo
colpo d’occhio.

Se non altro, ebraismo e musulmanesimo hanno da ridire sul concetto cristiano del Dio Trino.
E il Dio Uno e Trino, sta stretto dentro il puro, il rigido mono/teismo.

Eppure può anche essere che la santa Triade sia più ‘semplice’ di quanto non sembri.
Semplice non vuol dire superficiale.
La pozzanghera non è l’oceano. L’oceano è un’altra cosa.
E fare il bagno in una pozza o nell’acqua dell’oceano-mare è molto diverso.

Teniamo ferme alcune idee.

I.

A.

Diciamo che Dio è Amore.
Ora se uno è solo (mono) e da solo, non ama.
Minimo bisogna essere in due per amare.
Ma anche tra due, può accadere che ci si chiuda in se stessi,
finendo poi per usarsi, per strumentalizzarsi.

Allora i due si aprono a una terza presenza: frutto e segno del loro amore.
I due si ‘dimenticano’ per donarsi alla terza persona.
Questa è anche la verifica che i due amano,
che sono felici di chiamare, al proprio interno, quella terza presenza.

Così l’amore circola, prende forma e ritmo. Danza.

B.

Si può davvero ‘coniugare’…
Io, dice: Tu.
Io e Tu dicono; Lui, egli.

Ognuno di queste tre persone dicono e si dicono a vicenda:
Io, Tu, Lui.

Poi si guardano e dicono: Noi.

E ogni persona può dire alle altre due: voi.

Poi, da questa apertura di amore interno,
si aprono fuori del loro ambito, del loro ambiente.

E dicono: loro.
In questo loro, ci sono le altre persone….
Ci sono tutte le cose create…
Noi li chiamiamo: ‘i dati’.
Appunto: è vero, sono dati, donati.
Donati da chi ama e per chi è amato.
Tutto è dato. Tutto è donato.

II.

In questa vicenda di amore prende volto Dio,
ma anche l’Umanità; ma anche tutto l’universo.

Il Dio biblico ha creato l’Umanità uguale a sé.

a.

L’uomo può mettere nome.
È un gesto simile all’atto del creare.
È bello creare. Il poeta. L’artigiano. Il compositore. Il pittore.

b.

L’Umanità è pensata da Dio come maschio e come femmina;
come uomo e donna.
Persone distinte, ma protese l’una verso l’altra.
Si è se stessi, nel dono.
Il dono conferma la persona. Tu sei. Ti amo.
Nell’amarti, mi accorgo di me, nei tuoi occhi,
nella tua presenza.
Ci avvertiamo distinti, ma anche destinati l’uno all’altra.
Ci diciamo: noi. Siamo protesi verso essere noi una realtà unita.

Mentre ci guardiamo, ci diciamo:
perché tenere per noi tutto questo?
Chiamiamo una terza persona a partire da noi.
Chiamiamo un figlio: che venga dalla nostra carne.
Ma che l’Amore grande, doni anche a lui un soffio
della sua vita divina.
Noi creati, diventiamo pro-creatori; procreiamo.
La creazione diviene in noi e con noi procreazione.

Siamo famiglia. Siamo casa.
Mettiamo finestre e porte.
Ma non spranghiamo finestre e porte.
Dopo un po’ manca l’aria. Si muore di asfissia.
Occorre aprire. Aprirsi.
Teniamo la porta socchiusa.

Ci spalanchiamo su un mondo di cose e di persone.
Ci avventuriamo fuori di noi, portando fuori l’amore che
viviamo e che ci abita.
Siamo casa, perché abitati dall’Amore.

III.

Questi piccoli rilievi ci aiutano a capire
Chi è Dio
E come vuole che viviamo.

La vita di amore della santa Triade,
ci dà il diapason per eseguire noi la nostra musica, il nostro canto.
Si tratta di ac/cordare per essere concordi.
Se la voce o lo strumento sono scordati, non funziona.
Occorre ogni volta accordare.
Anche i passi della danza devono essere concordi nel loro movimento.
Allora nascono la musica, la danza, la festa, la gioia.

Tutto questo, vissuto in pienezza e eseguito alla perfezione, è Dio.

Noi tentiamo di avvicinarsi a questo Dio.

Per quanto poveri, siamo chiamati a questo mistero.
Che è poi il mistero della nostra vita.

La Santa Triade ci ha detto di sé.
Ma nel dire di sé, ha detto di noi e ha detto per noi.

Siamo chiamati a essere persone trinitarie.
Capaci di amare e fare passare il nostro amore.

Se ci teniamo ‘collegati’ a Dio,
allora anche il nostro amore vive,
il nostro cuore danza, il nostro corpo è in festa.

Occorre avere presente questa specie di regola.
Prende forma e resta per sempre quello che si riceve in dono
e lo si dona a nostra volta.

Chi si impossessa del dono lo raggela,
il cuore diventa freddo, tutti i rapporti si fanno freddi.
Poi conflittuali: guerre e uccisioni.

Lo Spirito Santo è fuoco e vento, acqua e danza:
spira dal Padre verso il Figlio.
Spira su di noi.
Se ci lasciamo condurre, si arriva in alto,
a quelle altezze che qualche volta abbiamo avvertito.

Siamo un po’ tutti come imbarcazioni a vela:
se prendiamo vento, il Vento dello Spirito,
allora si procede,
e si sperimenta che il Signore Gesù
ci vuole comunicare l’amore del Padre
e la gioia dello Spirito.
Perché la nostra gioia sia piena.

Quando sei triste, significa che non ami.
Se sei gioioso, il tuo cuore ha fatto posto all’Amore.
All’amore vero; quello delle Tre divine Persone
che si amano all’infinito e in pienezza.
Questo è Dio.
Ma Dio è per noi.
E noi siamo per lui, per accoglierlo in noi e tra noi.

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Pubblicato da su 17 giugno 2019 in Omelie

 

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Il giardino col suo muro di cinta di silenzio

foto paolo berasi

Il giardino col suo muro di cinta di silenzio

raduna nascosti fiori rari e inattesi petali

di profumo e colori, anfratto di celati nidi

del chiù con le sue caste uova dischiuse

al miracolo della vita; vento d’occidente

e profumi di oriente spirano leggera brezza

a inebriare il corpo e l’anima: rapita vola

sopra le pietre e emigra fino all’aquila reale,

sovrana femmina signora delle altezze

vertiginose e degli spazi senza cinta di sorta;

volteggia fiera in voli di caccia con tenaci

artigli su infrascate prede; nel pigolio dei nati

passa l’aria degli aperti confini e il sapore

delle nevi delle vette verso dove cammelli

a doppia gobba salgono scoscese altezze coperte

di neve, mai stanchi del passo che li porta

allo sguardo assoluto

respirando l’aria fine e il lontano orizzonte.

(don Giorgio)

 
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Pubblicato da su 14 giugno 2019 in Poesie

 

Pentecoste – Omelia di don Giorgio

Pentecoste di luce di Verità e di fuoco di Amore

Festa di Pentecoste, festa dello Spirito Santo.
Lo Spirito santo è lo Spirito del Cristo.
Lo Spirito ha introdotto il Verbo Figlio di Dio nel grembo
di Maria per prendere la carne e farsi uomo.

È anche nello Spirito che Gesù cresceva.
Custodendo in sé lo Spirito medesimo.
Per questo si è presentato come sorgente di acqua viva, zampillante
di vita eterna, alla donna di Samaria.
Il pozzo è il suo stesso essere, è la sua stessa profondità.
Di qui viene il suo dono.

Per questo, mettendosi vicino a una fontana nella piazza centrale
Cristo ha gridato: Chi ha sete venga a me, fiumi di acqua viva sgorgheranno dal petto,
il suo e poi da quello di ogni credente.
Sgorgheranno Acqua e Spirito, a dissetare cuori aridi.

Trafitto sulla croce, il Cristo fa uscire dal suo costato sangue e acqua,
segno questa dello Spirito.

Ma prima, sulla croce, quando sta per morire, ‘spira’ lo Spirito.
Lo fa uscire dal suo andare alla morte. Se lui va, viene lo Spirito.
Meglio così.
Lo Spirito, come soffio, sorvola il caos storico che sta avvenendo in quelle ore.
Come a fecondare di vita la morte del Cristo.
Che così può uscire dalla vana insensatezza della stoltezza umana,
che può solo la morte, se staccata dalla sorgente della vita.

Una volta Risorto Cristo entra nel cenacolo a porte chiuse e alita lo Spirito,
per il perdono dei peccati. A chi li rimetterete resteranno rimessi.
L’uomo può ergersi di nuovo nella statura della sua dignità umana.
Dà avvio a una possibile nuova umanità. ‘Io faccio nuove tutte le cose’.

Alla Pentecoste ‘ufficiale’, quella legata alla ‘pentecoste’ ebraica,
lo Spirito scende sugli apostoli come un fuoco che si divide
in tante fiammelle e si posa sulla testa degli apostoli.

Nel Cenacolo, appena qualche giorno prima, Cristo aveva spezzato e offerto il pane,
il suo corpo; aveva offerto nel vino il suo sangue, carico anche di ebbrezza.

Ma lui stesso aveva detto: la carne non giova a nulla.
I padri della Chiesa non hanno esitato a dire che
anche la ‘carne eucaristica’ senza lo Spirito non giova a nulla.
È una eucaristia arida senza lo Spirito.
Senza la Memoria che invoca e fa presente lo Spirito,
l’Eucaristia è lettera morta, che può dare la morte.
È una liturgia squallida, trasandata, segno ‘sociale’ non di fede viva; frequenza ma non
Partecipazione; si assiste senza lasciarsi coinvolgere fino alla radice
Del proprio essere e del proprio convivere. Gli altri sono ‘altri’: restino altri.

Anche per questo Cristo ha affidato se stesso alla memoria dei suoi.
Ma più in profondità si è consegnato alla Memoria dello Spirito Santo.
Lo Spirito è Memoria, Memoria della Vita divina ma anche dell’esistenza del Cristo.

Per questo il Cristo adesso, in qualche modo, divide il fuoco, il suo Spirito.
Ha diviso il suo corpo per donarlo a ognuno dei commensali.
Adesso divide l’unico fuoco in molteplici fiammelle di fuoco,
una per ogni singola persona presente nel cenacolo.

La persona umana è corpo, anima/psiche e spirito.
La persona che non ascende alla cima di sé
e non scende nella profondità di sé,
non è più ‘persona’; si riduce a una vita psichica-animale.
Ma così il suo cuore è inquieto e i rapporti con gli altri
sono conflittuali, tesi e anche odiosi.

Se non si rinasce dall’alto, se non si fa sì che il Fuoco dello Spirito elimini
le scorie che ostruiscono la libera vita umana,
si resta sepolti nel proprio io egoico. Si può conquistare
il mondo, raggiungere un alto livello di tecnologia,
ma la parte più vera di noi resta soffocata. A volte geme.

È la sua fortuna: può aprirsi, evadere da sé, può provare
l’ebbrezza dello spirito, la voglia di danzare
e il desiderio d’amare e essere amati.

Adesso tutti quelli che hanno ricevuto il fuoco/Spirito, fuori dal chiuso cenacolo,
ripieni di spirito, adesso possono essere capiti da tutti quelli
che parlano le varie lingue: tra gli uomini adesso ci si può capire.
Il fuoco dello Spirito sostiene e alimenta l’amore vicendevole.
L’amore vero è la nuova lingua universale.

In tutto questo lo Spirito si mostra essere è l’esatto opposto di tutte le negatività.
Dalla Tenebra alla luce; dalla malattia alla guarigione; dal freddo al calore,
dalla Stoltezza alla sapienza; dall’Odio all’amore,
dall’Invidia alla condivisione benevola.

Lo Spirito ci dona e ci chiede di essere i doni di cui ci fa dono.
Ci chiede di essere come lui: luce, fonte di gioia, di amore, di servizio,
di condivisione, di consolazione.

Lo Spirito fa nuova ogni cosa: i nostri cuori, i nostri rapporti, la nostra vita.
Così si può non essere più moribondi e falliti, ma amati e custoditi dal suo amore.

Occorre vivere in questa luce e in questa prospettiva.
Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore.

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Pubblicato da su 12 giugno 2019 in Omelie

 

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